Stop Black Face

Migliaia di ciclisti hanno sfilato con le proprie ragioni al #bikepride Bologna ma alcuni lo hanno fatto con pessime pratiche: blackface e ridicolizzazione esotizzante. Il tema #ciclistiselvaggi è una proposta contro le retoriche di civiltà di lotta al “degrado” portate avanti dall’amministrazione comunale PD e non solo. Ma è urgente una presa di posizione da parte degli organizzatori sui “travestimenti” razzisti a cui abbiamo assistito. Facce dipinte di nero con ossa tra i capelli, gonnelline di paglia, finti tatoo tribali NON SONO ACCETTABILI. E’ un peccato che queste performance stiano passando sui social come la parte più divertente di questa manifestazione che aveva invece dei contenuti più importanti. Nei media italiani il blackface viene messo in scena con leggerezza mentre è il mezzo con cui storicamente è stato costruito l'”altro” da ridicolizzare, civilizzare o esotizzare con desiderio, per dominarlo e sfruttarlo.

Rompiamo la complicità con il colonialismo italiota e con i nuovi razzismi. I segni distintivi delle altre culture di cui spesso i bianchi si appropriano, a volte pensando di fargli onore, vanno invece rispettati. L’APPROPRIAZIONE CULTURALE che vediamo produce una rappresentazione che feticizza, ridicolizza e depoliticizza le estetiche, i racconti e le pratiche che NON CI APPARTENGONO.
Vi ricordiamo che la linea del colore è oggi più che mai confine tra vita e morte. Non ci troviamo nulla di divertente.
Laboratorio Smaschieramenti

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Per una libertà senza paure – Assemblea delle e dei migranti – Modena, Piazza della cittadella, 19 Maggio ore 15

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Il 24 marzo centinaia di migranti, donne e uomini, hanno attraversato le strade di Bologna per opporsi al razzismo che uccide. Sono venuti dai quartieri e dai centri di accoglienza di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Ferrara e Rimini. La manifestazione ha mostrato la rabbia di chi vive da anni in questo paese con in tasca un permesso di soggiorno per lavoro e di chi è sfuggito da guerre, violenze, stupri e povertà e ora vede la sua vita in pericolo. Ha mostrato la nostra forza: la nostra capacità di prendere parola per rompere il silenzio a cui vogliono costringerci, la nostra volontà di organizzarci contro l’isolamento in cui vogliono confinarci.

In questi anni il governo democratico ha costruito sulla nostra insicurezza la promessa di sicurezza per chi, pur essendo cittadino italiano, è sempre più precario e povero. Sappiamo che chi ha vinto le ultime elezioni ha promesso più respingimenti ed espulsioni di massa. Dopo la manifestazione di Bologna, però, sappiamo anche che possiamo lottare insieme contro il razzismo istituzionale che divide italiani, migranti e richiedenti asilo, contro il ricatto dell’accoglienza che decide della nostra permanenza sulla base della provenienza e della disponibilità a lavorare gratuitamente.

Non c’è più tempo per avere paura: lo hanno dimostrato le donne migranti che durante la manifestazione hanno preso parola contro il doppio razzismo che vivono quotidianamente, come donne e come migranti. Lo hanno dimostrato i molti migranti, richiedenti asilo e operai che hanno denunciato il loro comune sfruttamento. È tempo di alzare la testa per costruire una mobilitazione di migranti e italiani, donne e uomini, in grado di opporsi al razzismo. Abbiamo quindi deciso di iniziare un percorso di assemblee in diverse città dell’Emilia-Romagna per discutere come mantenere e allargare la nostra iniziativa.

Le direttive europee, le leggi italiane e il modo in cui sono applicate da questure, prefetture e amministrazioni locali (non solo) di questa regione limitano la libertà di muoversi, costringono a lunghe attese (fino a 2 anni) per le commissioni territoriali, negano i documenti essenziali per vivere e lavorare, se non nella povertà assoluta, o impongono il ricatto del lavoro gratuito. Non solo la commissione dell’Emilia-Romagna decide con sempre maggior frequenza per la negazione del diritto d’asilo, e pure i tribunali sempre più spesso rigettano i ricorsi. I richiedenti devono anche subire una serie di procedure pretese illegittimamente dalle questure che ritardano e spesso impediscono il rilascio del permesso: alcune questure chiedono la dichiarazione di ospitalità e/o la residenza, altre convocano i proprietari di casa per certificare il domicilio dei migranti in attesa di rinnovo, in alcuni casi mandano persino la polizia a compiere ispezioni notturne nelle case. Come se non bastasse, per chi è senza fissa dimora diventa sempre più difficile ottenere la residenza perché molti Comuni pretendono illegittimamente che si passi dai servizi sociali, che spesso fanno da filtro (e senza residenza, vengono meno molti diritti sociali e civili). Questure e amministrazioni locali agiscono così al di sopra della legge impaurando e umiliando le donne e uomini che hanno richiesto l’asilo!

Questure, prefetture e comuni in questo modo preparano il terreno per la politica delle espulsioni. Con le loro scelte nella gestione dell’accoglienza producono clandestinità, la stessa clandestinità a cui sono condannati donne e uomini migranti che dopo anni in questo paese non possono rinnovare il permesso per mancanza di reddito o lavoro. Una clandestinità a cui si aggiunge la minaccia della detenzione se è vero, come è stato annunciato, che aprirà il nuovo «Centro di permanenza per il rimpatrio» di Modena. La nostra sfida è quella di rendere questo terreno impraticabile, per conquistare la libertà di costruire una vita migliore.

ASAHI Modena, Associazione Asahi, Associazione senegalese Cheikh Anta Diop, Coordinamento Migranti Bologna, Coordinamento Eritrea Democratica, Yerèdemèton (Associazione maliana Emilia-Romagna), CSO Grottarossa Rimini

E inoltre Sconnessioni Precarie, Smaschieramenti, USI-AIT

 

Per info e adesioni: coo.migra.bo@gmail.com ; sportellomigranti.asahimodena@gmail.com

 

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Per una libertà senza paure! Assemblea delle e dei migranti

Il laboratorio Smaschieramenti partecipa al percorso antirazzista per l’autodeterminazione delle persone migranti. Invitiamo tuttu a manifestare ogni giorno e in occasioni di autorganizzazione come questa la complicità dovuta a chi lotta per la propria vita in contesti razzisti e patriarcali, a chi rivendica la libertà di movimento e il diritto di poter compiere le proprie scelte in base ai propri bisogni e desideri.

Ci vediamo a Modena sabato 19 maggio dalle ore 15:00 alle ore 18:00

in Piazza della Cittadella

Per una libertà senza paure! Assemblea delle e dei migranti

Documento completo di convocazione in italiano, in english, et en français: qui

Assemblea delle e dei migranti organizzata insieme ad ASAHI Modena per rilanciare il percorso di lotta aperto con la manifestazione contro il razzismo del 24 marzo a Bologna. Contro il razzismo che uccide e ci insulta per strada e negli autobus, che ci umilia per ridurci al silenzio e alla subordinazione continua, mentre un altro tipo di razzismo, quello amministrato dalle Questure e dalle Prefetture, ci impedisce di avere i documenti che ci spettano o ci costringe ad attese interminabili prima di ricevere il solito negativo dalle commissioni. Pensano di impaurirci mentre preparano Centri per il rimpatrio e aerei per le espulsioni. Ma non c’è più tempo per avere paura. È tempo di prendere parola, di prenderci la nostra libertà senza paure!

ASAHI Modena, Associazione Asahi, Associazione senegalese Cheikh Anta Diop, Coordinamento Migranti Bologna, Coordinamento Eritrea Democratica, Yerèdemèton (Associazione maliana Emilia-Romagna), CSO Grottarossa Rimini

E inoltre Sconnessioni Precarie, Smaschieramenti, USI-AIT

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Giov 19 aprile – Il Frocetariato delle app si organizza

Un set fotografico, un laboratorio di hackeraggio dei generi e\o delle app di incontri, l’inizio di un battuage alternativo online e offline, la nuova internazionale frocialista digitale… potrebbe essere tutto questo e molto altro ancora il secondo incontro del frocietariato delle app!

Giovedì 19 aprile 2018 alle 21 al Centro di Documentazione delle Donne, via del Piombo 5, Bologna


La popolare app di incontri gay Grindr ha rivelato e venduto i dati personali dei propri utenti ad aziende che fanno ricerche di mercato e comunicazione commerciale e politica personalizzata. Fra questi dati ci sono anche lo stato sierologico (i dati relativi allo stato hiv), ma anche l’età e il peso, la posizione geografica, i gusti sessuali, l’identità di genere, l’ etnia, la pagina facebook e instagram. I dati che cediamo gratuitamente a grindr vengono venduti ad aziende che a loro volta li usano per rivendere prodotti e servizi a noi, sotto forma di pubblicità targettizzata.

Ci siamo incontrat* giovedì scorso per discuterne, perché di questa notizia ci ha colpito, oltre all’evidente e grave violazione della privacy, anche un altro aspetto, e cioè che la nostra presenza su Grindr e le nostre interazioni attraverso questa app producono un valore economico, di cui nulla torna nelle nostre tasche (nemmeno sotto forma di introiti fiscali per il paese in cui viviamo!). Per questo diciamo che quando utilizziamo grindr o altre app stiamo svolgendo una forma di lavoro gratuito.

In più, sappiamo bene che le nostre interazioni su Grindr sottostanno a precise norme tecniche e sociali – come l’obbligo di accettare la loro policy sulla privacy, che possono modificare unilateralmente in ogni momento, l’individualismo e la competizione, il divieto di contrattare esplicitamente lavoro sessuale, oltre ai sempiterni “no checche e effeminati”, “maschile per maschile”, “solo veri uomini” e tutta la transfobia che subiscono i pochi ragazzi trans ftm o le donne trans mtf che osano affacciarsi su questa piattaforma (“hai la vagina?”).

In questo modo finiamo per lavorare nostro malgrado alla riproduzione di quelle gerarchie, rapporti sociali e modelli di interazione che non ci piacciono e che costituiscono il peggio della cultura “gay mainstream”, e sui quali Grindr comunque capitalizza: una frocia insicura e insoddisfatta è sicuramente più incline a consumare,a spendere tempo e soldi in tutte quelle cose che aumentano il suo valore sul competitivo mercato sessuale dell app, che una frocia contenta e appagata.

Vogliamo trovare strategie di sovversione della messa a valore della frocianza sulle app, del circolo vizioso di valorizzazione generato dalla compravendita di dati: un meccanismo che si alimenta degli aspetti peggiori della “cultura gay mainstream” e che contribuisce a rafforzarli.

Vogliamo indagare sul tipo di lavoro che svolgiamo su Grindr (lavoro del genere, lavoro sessuale, produzione di dati) e pensare ad azioni che mettano a tema tutto il lavoro invisibilizzato che facciamo quando siamo connessi, reclamando forme di pagamento e redistribuzione.

Riflettere sui profitti realizzati da Grindr sulle nostre scopate è anche un modo per rendersi conto che la rivendicazione di un reddito di esistenza per tutt* indipendentemente dal lavoro e dalla ricerca di lavoro (“reddito di autodeterminazione”) non è una richiesta assurda, nè una forma di assistenzialismo o di carità, ma rappresenta solo la redistribuzione di una piccola parte del profitto che viene realizzato su ogni nostra attività sociale.

Non immaginiamo on line e offline come ambienti separati, nè come dimensioni contrapposte. Vogliamo sfruttare gli spazi digitali per potenziare i nostri percorsi transfemministifroci “dal vero”, ma anche cambiare gli spazi digitali. Lo spazio digitale ci interessa come uno spazio che riconosciamo come nostro e dove vogliamo intervenire sperimentando modi diversi di abitarlo e attraversarlo.

Ci incontriamo di nuovo giovedì 19 aprile alle 21 al Centro delle Donne in via del Piombo 5 per organizzarci come frocietariato delle app, con la complicità di amici e amiche trans, lesbiche, femministe, frociarole e frocialiste sovversive.

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20-21 aprile Assemblea NazioAnale a Bologna

Sabato e domenica 20-21 aprile il Sommovimento NazioAnale si riunisce a Bologna.

Programma e luoghi:

Sabato ore 14,30 in Via Libia 72 presso “Il  Cerchio”– – Valutazioni sulll’8M e sullo sciopero transfemminista; riflessioni su lavoro del genere e lavoro sessuale (#Strike4decrim)

Sabato ore 19 al VAG61, via Paolo Fabbri 110- Aperitivo Benefit, proiezione del documentario “Il diritto di provocare” e chiacchierata con l’attivista Andrea Giuliano, ore 19:30 presso Vag61 (Evento FB qui)

Domenica 10,30 al VAG61 – Come declinare concretamente un transfemminismo antirazzista? + prossimi momenti di mobilitazione.

Domenica 14,30 circa sempre al VAG61 –  discussione introduttiva focalizzata su “a cosa serve la campeggia”. Si tratta di una discussione preparatoria sul senso della campeggia: i contenuti, la scansione delle giornate, le date, il luogo e la logistica saranno discusse in un’assemblea successiva.

Se avete bisogno di ospitalità o di un contributo alle spese di viaggio scrivete in mailing list (se siete iscritt*) o a infosommovimento[at]inventati[punto]org

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Il diritto di provocare – 21 aprile proiezione e aperitivo benefit al Vag61

Ore 19:30 al VAG61 (Via Paolo Fabbri 110)

Per la ricorrenza della Liberazione quest’anno (2018) ci sembra più che mai importante dare spazio all’esperienza di un compagno di lotta, attivista gay, che ha vissuto le conseguenze della violenza neofascista. L’esperienza di Andrea Giuliano ha luogo in Ungheria, il cui governo è divenuto ormai esempio “virtuoso” per i vari neo-fascisti e leghisti italioti. Anche l’Italia è già da tempo avviata allo stesso destino reazionario e violento. Basta pensare ad alcuni avvenimenti che hanno segnato la cronaca negli ultimi mesi, dentro ai margini e ai confini italiani: violenze e aggressioni che sono evidentemente conseguenza dello sdoganamento politico e culturale senza precedenti di razzismo, omo-lesbo-transfobia e natalismo. Da Macerata, Firenze fino a Bardonecchia, “ l’uomo bianco” pensa di imporre la propria supremazia con le armi, a Parma, Roma, Torino e Bologna l’uomo bianco eterosessuale insulta, picchia per poi strumentalizzare immagini di feti pretendendo di avere il controllo del corpo delle donne e attaccando apertamente le femministe.

Non è difficile tracciare il filo rosso che lega quello che Andrea Giuliano sta vivendo e l’esperienza delle persone, soggettività che sempre di più sono target di uno squadrismo dilagante nel contesto italiano e europeo.

“Il diritto di provocare” è un documentario del 2016 di Mátyás Kálmán e Róbert Bordás prodotto da TASZ / HCLU (Unione Ungherese per le Libertà Civili).

Segue la storia di Andrea Giuliano, attivista, artista e fotografo italiano diventato vittima di diversi crimini di odio in Ungheria a causa del suo attivismo e di una parodia diretta contro gruppi neonazisti e ultracattolici durante il Budapest Pride del 2014. Dopo aver ricevuto centinaia di minacce gli è stata messa una taglia sulla testa, ha dovuto cambiare casa diverse volte per motivi di sicurezza e si è dovuto difendere da diversi tentati attacchi. Le autorità ungheresi hanno rifiutato di intervenire, respingendo le sue molteplici denunce e lasciandolo allo scoperto e in pericolo: uno stallo istituzionale dovuto, in parte, al contesto culturale in evoluzione.

Nel 2015 ha inoltre perso il lavoro ed è stato prima accusato di vilipendio, poi processato per diffamazione. Sempre nello stesso anno è stato anche vittima di un attacco che ha causato una nuova ondata di odio nei suoi confronti, rendendolo ufficialmente persona non gradita.

Andrea Giuliano e TASZ hanno deciso di rivolgersi alla CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo), al fine di sottolineare la necessaria distinzione tra libertà di espressione e crimini dettati da esplicita discriminazione omobitransfobica, incitamento all’odio e abuso di potere. Da 1 anno e 9 mesi aspettano un segno, e solo una forte pressione dell’opinione pubblica potrebbe accelerare i tempi.

“Il diritto di provocare” segue gli eventi che hanno portato alla decisione di Andrea Giuliano di lasciare l’Ungheria dopo che le autorità competenti hanno respinto, deliberatamente e in maniera irreversibile, tutti i suoi tentativi di chiedere giustizia. Questo documentario rivela solo la punta dell’iceberg della sua storia, ma ha implicazioni più profonde: fa infatti luce sulla situazione ungherese, in cui lo stato di diritto viene continuamente messo in discussione e in cui le posizioni estreme del governo di Viktor Orbán ostacolano le libertà civili e rendono la vita molto difficile a tutte le minoranze.

Nonostante il suo caso abbia ricevuto eco internazionale, l’attenzione nei confronti della sua storia sta scemando e da Strasburgo non ci sono notizie.

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Frocietariato delle App – di Grindr e salute

È di qualche giorno fa la notizia che la popolare app di incontri gay Grindr ha rivelato e venduto dati sensibili dei propri utenti a compagnie terze che investono sulla lavorazione e ricompilazione di informazioni personali, ai fini di una comunicazione pubblicitaria e politica su misura per il singolo utente. Fra le informazioni personali divulgate da Grindr c’è anche lo stato sierologico dei suoi utenti.

Oltre alla grave violazione della privacy che questo costituisce, possiamo intravedere dietro questa operazione un legame con la finanziarizzazione e privatizzazione della salute, con lo smantellamento del welfare sanitario, con il tentativo di fare delle persone sieropositive una nicchia di mercato. Continue reading

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MAI PIÙ MACERATA, MAI PIÙ FIRENZE

Un mese fa per le strade di Macerata hanno sparato a Festus, Jennifer, Gideon, Mamadou, Omar e Wilson. Due settimane fa a Firenze è stato ammazzato Idy, un migrante senegalese. Lo scorso ottobre a Bologna davanti al centro di via Mattei sono stati esplosi colpi di pistola contro un operatore eritreo e un richiedente asilo.

È ora di dire basta! È tempo di prendere parola contro il razzismo che mette in pericolo la nostra vita!

Noi donne e uomini migranti siamo qui per costruire una vita migliore. Lottiamo ogni giorno contro il razzismo, il ricatto del permesso di soggiorno, la negazione del diritto d’asilo, lo sfruttamento sui luoghi di lavoro e la povertà.

Ora però è la nostra stessa vita a essere in pericolo: non siamo venuti in questo paese per farci ammazzare per le strade. Per questo è giunto il momento di scendere in piazza anche a Bologna e prendere parola contro razzismo, violenza e sfruttamento! Per Idy Diene e per tutti noi!

  

MANIFESTAZIONE DEI E DELLE MIGRANTI

SABATO 24 MARZO, ORE 14

PIAZZA XX SETTEMBRE, BOLOGNA

Scarica e diffondi il volantino in Italiano

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SOSTENGONO LA MANIFESTAZIONEAssociazione senegalese “Cheikh Anta Diop”, Associazione ASAHI, ASAHI Modena, Associazione degli studenti Migranti Unibo, Circolo Anarchico C. Berneri, COBAS Bologna, Connessioni Precarie, Coordinamento antifascista Murri, Diaspora Ivoirienne d’Emilia-Romagna, Grotta Rossa (Spazio Pubblico Autogestito), La comune Associazione antirazzista interetnica “3 Febbraio”, Laboratorio Smaschieramenti, Partito dei Carc,  Usi Unione Sindacale Italiana A.I.T., Yerèdemèton

 

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Smaschieramenti a Firenze per Idy Diene, contro il razzismo

Oggi siamo state alla manifestazione a Firenze, portando lo stesso striscione che abbiamo portato a Macerata come NonUnaDiMeno Bologna. Qui la nostra adesione, qui sotto invece alcuni degli slogan che abbiamo gridato:

Chi spara alla moglie / chi spara all’immigrato / è il maschio bianco / e va fermato

Froce sempre / razziste mai

Fanculo alle fioriere / antiterrorismo / Idy Diene è morto di razzismo

Davanti alla morte di un essere umano / Nardella piange l’arredo urbano

Corteo a Firenze per Idy Diene: diretta video

IN DIRETTA ADESSO Corteo a Firenze in ricordo del senegalese ucciso lunedì mattina

Posted by Local Team on Samstag, 10. März 2018

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La provocazione di Lucia Borgonzoni e Lisei nella piazza dell’8M

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