Sciopera per la decriminalizzazione #Strike4Decrim

Siamo sexworker,  frocie, lesbiche, trans*, queer, di generi, orientamenti e realtà lavorative fuori norma.

Aderiamo alla campagna lanciata da #strike4decrim (qui in italiano)

Decriminalizzare il sex work è il primo passo fondamentale per contrastare la violenza verso chi si ritrova, per circostanze, costrizione o scelta a vendere sesso per vivere.

Rivendichiamo il diritto al lavoro sessuale, autorganizzato, autogestito e libero dallo sfruttamento, dai confini e dalle ordinanze repressive che perpetuano la violenza e lo stigma sulle nostre vite. Chiediamo la decriminalizzazione delle politiche migratorie e non solo delle leggi del  lavoro sessuale.
Tutti i sistemi repressivi e restrittivi che portano alla criminalizzazione parziale diretta o indiretta del sex work rendono le sex workers i soggetti più esposti alla violenza, allo stigma ed alle discriminazioni.

Lo stigma della puttana è un’arma del patriarcato contro tutte le donne e le persone femminilizzate.

Sappiamo bene come anche nei lavori cosiddetti “normali” ci venga  richiesto di mettere in campo la seduzione, la persuasione, la bella presenza, l’abbigliamento adatto ad appagare o a sollecitare le aspettative, il desiderio e le fantasie di clienti, committenti, colleghi, capi. Queste prestazioni sessuo-affettive sono parte integrante del lavoro. Ci vengono imposte come qualcosa di dovuto, come espressione “naturale” del nostro genere. Cosa succederebbe se questo lavoro obbligatorio, ma non riconosciuto e retribuito come tale, un giorno si interrompesse?

Grazie alla presa di parola di sex worker dentro e fuori #NonUnadiMeno nell’ultimo anno, dopo l’alleanza dei corpi putatransfemministaqueer lo scorso 25 novembre a Roma, la giornata alla Casa internazionale delle Donne sul lavoro sessuale e la due giorni “Sex Work is Work” a Bologna, torniamo a cospirare

Scioperiamo nelle piazze l’8 marzo con ombrelli rossi e con i nostri corpi contro la violenza di genere e del genere che divide le donne in sante e puttane, decorose e indecorose, e le persone tutte in due generi binari e imposti.

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QUI L’APPELLO Strike4Decrim tradotto dal

Collettivo Ombre Rosse

Sommovimento NazioAnale

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LottoMarzo a Bologna – sciopero e corteo

#NOISCIOPERIAMO #WeToghether
L’8 marzo lo sciopero globale delle donne torna a invadere le piazze di tutto il mondo e di decine di città italiane per ribadire il rifiuto della violenza maschile e di genere in tutte le sue forme.
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A Bologna saremo in piazza del Nettuno:
➡️ dalle 9 alle 13
➡️ dalle 18 per il concentramento del corteo che arriverà fino a Piazza dell’Unità

Durante la mattinata:
* interventi di Non Una di Meno Bologna sul “Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere” (scaricabile qui: http://bit.ly/2zXne3E o acquistabile a sottoscrizione del movimento)
* Microfono aperto
* Spazio bimb* con laboratori, libri, attività ludo-pedagogiche e morbidi cuscini
* Lezioni universitarie in piazza: #Unistrike !
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SCIOPERIAMO PERCHÉ vogliamo essere autonome e libere di decidere sui nostri corpi e sulle nostre vite. ✊

SCIOPERIAMO PERCHÉ vogliamo un reddito di autodeterminazione che ci liberi dalla violenza in casa e sul lavoro e dalla precarietà ✊

SCIOPERIAMO PERCHÉ vogliamo un permesso di soggiorno europeo senza vincoli che abbatta il regime dei confini ✊

SCIOPERIAMO PER dare forza al Piano femminista contro la violenza, che abbiamo scritto insieme in questo lungo anno di lotta per una trasformazione radicale della società! ✊

Al grido di #WeToogether l’8 marzo Noi scioperiamo! ✊✊✊

L’appello nazionale esteso per lo sciopero: http://nonunadimeno.wordpress.com/2018/02/12/l8-marzo-la-marea-femminista-torna-nelle-strade-noi-scioperiamo/

CANZONIERESCIOPERO2018

VADEMECUM – COME SCIOPERARE (anche se non hai un lavoro retribuito)

INDIZIONE DELLO SCIOPERO GENDERALE

SEX WORKERS IN SCIOPERO – #STRIKE4DECRIM

 

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A fine corteo, sarà possibile stare ancora insieme a XM24 in Via Fioravanti, con i panini di Campi Aperti

 

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Sosteniamo le lavoratrici Yoox

7 marzo 2018, ore 11,00 – Via Farini 1, Bologna
Il 7 marzo 2018 ci sarà la prima udienza del processo che vede come imputate le lavoratrici della Yoox, colosso dell’e-commerce, che 5 anni fa hanno scioperato e bloccato i magazzini dell’interporto di Bologna, dove un caporeparto usava la molestia sessuale come strumento di disciplina, controllo e imposizione di condizioni di lavoro e salariali inaccettabili.
Moltissime delle donne che hanno lottato e scioperato sono migranti: il ricatto del permesso di soggiorno è un’ulteriore arma nelle mani dei padroni e dei capetti per costringerle al silenzio. Le donne della Yoox non hanno ceduto e con lo sciopero e i picchetti hanno fatto sentire la loro voce. La loro lotta ha pagato e il capo-reparto abusatore è stato cacciato. Ma non si è trattata solamente della lotta contro un singolo: le donne migranti che hanno scioperato hanno contestato un sistema di sfruttamento che si serve della violenza patriarcale per subordinare le lavoratrici. Le migranti in sciopero hanno rifiutato questa violenza sistemica: chiunque voglia lottare contro di essa può e deve stare dalla loro parte.
Queste lavoratrici ora sono chiamate in tribunale perché le si vuole punire per aver scioperato e con loro chi le ha sostenute. Il 7 marzo Non Una di Meno sarà di fronte al Tribunale di Bologna, al fianco delle lavoratrici Yoox, che vengono perseguite dalla legge per avere detto no alle molestie sessuali e alla precarietà.
Anche per questo l’8 marzo è importante scendere in piazza, per dire basta a ogni forma di molestia, sfruttamento e razzismo.
Vogliamo un reddito di autodeterminazione, vogliamo un salario minimo europeo, vogliamo un permesso di soggiorno senza condizioni, svincolato dal reddito e dalla famiglia, per essere libere di muoverci e di rifiutare lo sfruttamento dentro e fuori i luoghi di lavoro.
Verso lo sciopero dell’8 marzo,
NonUnaDiMeno Bologna
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17 feb ’18 – Sex Work is Work & la putafiesta

Grazie alla presa di parola di sex workers dentro e fuori NoNUnadiMeno nell’ultimo anno, dopo l’alleanza dei corpi putatransfemministaqueer lo scorso 25 novembre a Roma e la giornata alla Casa internazionale delle Donne a Roma sul lavoro sessuale, torniamo a cospirare e a costruire reti per la decriminalizzazione del lavoro sessuale e contro la divisione sessuale del lavoro e la messa al lavoro gratuita del genere.
Anche se è unanime la condanna della tratta e dello sfruttamento della prostituzione, persiste anche nei contesti femministi lo “stigma della puttana” o almeno la difficoltà ad andare oltre al dialogo tra femministe e prostitut*, per riconoscere le lotte che dagli anni settanta le/i/* sex workers hanno portato avanti in molti paesi come parte del femminismo e del transfemminismo.
Lo “stigma della puttana” è il ricatto del patriarcato all’autodeterminazione delle lavoratrici sessuali. La criminalizzazione, la violenza e l’infantilizzazione che subiscono le prostitute, operata da chi dice di volerle proteggere o salvare, non è solo un modo per ostacolare la loro autordeterminazione e la loro sussistenza materiale attraverso il lavoro, ma soprattutto per continuare a invisibilizzare e disconoscere il lavoro del genere che ci riguarda tutt*.
Lo stigma della puttana è un’arma del patriarcato contro tutte le donne e le persone femminilizzate. Sappiamo bene come anche nei lavori cosiddetti “normali” ci venga richiesto di mettere in campo la seduzione, la persuasione, la bella presenza, l’abbigliamento adatto ad appagare o a sollecitare le aspettative, il desiderio e le fantasie di clienti, committenti, colleghi, capi. Tutto questo non è un di più o un extra, ma parte integrante del lavoro, perché la relazione di cura/seduzione che si costruisce è parte del servizio che viene venduto. Queste prestazioni sessuo-affettive ci vengono imposte come qualcosa di dovuto, come espressione “naturale” del nostro genere. E’ per questo che parliamo di lavoro del genere. Che sia svolto gratuitamente nell'”intimità” della coppia o della famiglia, o in maniera semi-gratuita nel mercato del lavoro “salariato”, o stigmatizzato sul mercato dei servizi sessuali propriamente intesi, il lavoro sessuo-affettivo fa parte del continuum di quel lavoro di riproduzione che è socializzato come compito delle donne e delle persone variamente assegnate alla femminilità. Cosa succederebbe se questo lavoro obbligatorio, ma non riconosciuto e retribuito come tale, un giorno si interrompesse?
Se allarghiamo i confini di quello che consideriamo come lavoro sessuale, a tutta la performance sessuoaffettiva che ci viene imposta nel mondo del lavoro salariato e gratuito, possiamo passare da una posizione di alleat* e solidali con chi pratica il lavoro sessuale, ad una soggettivazione come corpi che tradiscono le aspettative di genere, praticando lo sciopero dai generi.
L’8 marzo, chi sciopera dal lavoro sessuale , riproduttivo e di cura insieme alle/ai/* sex workers lo fa non solo perché riconosce dall’esterno che anche il lavoro sessuale è lavoro, ma perché riconosce che anche il proprio lavoro è sessuale.
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No alle strumentalizzazioni razziste dei nostri corpi

Laboratorio Smaschieramenti a Macerata contro il razzismo, il fascismo e chi cerca di stumentalizzare il femminismo per giustificare un atto di terrorismo xenofobo.

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Verso lo sciopero de #lottomarzo, anche a Macerata!

NonUnaDiMeno Bologna
Contro il razzismo che nasconde il patriarcato, contro il patriarcato che sostiene il razzismo!
Il fascista che ha sparato a Macerata ha sparato a bersagli dalla pelle nera. Per giustificarsi ha detto di voler vendicare l’omicidio di una donna bianca, Pamela, nel quale parrebbe coinvolto un uomo nero.
Che il gesto di vendetta e le pallottole abbiano colpito anche una donna migrante e nera, Jennifer Otioto, non sembra rilevante per nessuno. Così, il delirio patriarcale giustifica il razzismo più feroce, mentre il razzismo nasconde la violenza patriarcale contro le donne.
Nelle tante prese di parola di questi giorni, le donne scompaiono o compaiono solo come vittime, le migranti non esistono. Esistono maschi bianchi che provano a “farsi giustizia da soli” quando qualcuno tocca le “loro donne”, come ripetono non solo i militanti di estrema destra che difendono l’attentatore fascista, ma anche gli psicologi di turno, i magistrati e il Ministro degli interni.
Esistono maschi bianchi, appoggiati da partiti di destra e sostenuti dai gruppetti neofascisti, che se ne vanno in giro con le svastiche tatuate in faccia per sparare al uomo nero. Quello della favola, né più, né meno. Quello che è riconosciuto come migrante, o nero, solo se si macchia di un crimine contro la «razza italica» , se stupra e minaccia «le nostre donne», ma viene improvvisamente «sbiancato» se un fascista gli spara addosso. In ospedale infatti ci sono «cittadini stranieri», oppure «malcapitati».
La brutale unione tra il razzismo e la violenza sessista del patriarcato, però, non si è esplicitata soltanto a Macerata. Solo pochi giorni fa il segretario del PD di Bologna, Francesco Critelli, ha accolto con entusiasmo la proposta del sindaco Merola di aprire “CIE per delinquenti”, dichiarando che grazie a queste strutture si ridurrebbe il numero degli stupri.
Il razzismo democratico invoca la violenza patriarcale per giustificare ulteriori restrizioni alla libertà di movimento ed espulsioni. Ancora una volta scompaiono le donne migranti, che a causa di quelle restrizioni incontrano quotidianamente lo stupro nei campi di detenzione in Libia, le violenze più brutali sui confini, e poi ancora le molestie sui posti di lavoro, che sono costrette ad accettare perché il lavoro è l’unica condizione per rinnovare il permesso di soggiorno.
Così, i razzismi istituzionali riducono le donne a vittime e oggetti di protezione e lavoro da sfruttare, ma sapientemente tacciono sulla lotta per la libertà che le migranti praticano ogni giorno contro la violenza del patriarcato. Una violenza che si alimenta proprio dei confini che i razzismi democratici vogliono rafforzare. La violenza patriarcale è ciò che unisce razzismo fascista e razzismo democratico. Entrambi sostengono un sistema che si alimenta di gerarchie tra donne migranti e donne bianche, donne migranti e maschi neri, donne e maschi bianchi. Entrambi legittimano la violenza sessuale sistemica e la subordinazione contro cui, in tutto il mondo, donne, uomini, lesbiche, froce, trans* e alleate di ogni genere si sono sollevate.
Per questo sabato 10 febbraio saremo dappertutto! In piazza a Macerata per dire che siamo stanche del razzismo violento e squadrista, istituzionale e democratico, ma anche dell’antifascismo democratico di facciata e di tutte le culture politiche che relegano le donne nell’angolo delle vittime invisibili. E a Bologna, dove saremo impegnate in un laboratorio regionale per la preparazione dello sciopero femminista dell’8 marzo. Perché lo sciopero sarà la nostra risposta anche ai fatti di Macerata e ai fatti di Bologna, dove qualche mese fa si è sparato di fronte all’hub di via Mattei. La nostra risposta ai femminicidi, alla violenza sessista contro lesbiche, trans e soggettività queer, così come al regime dei confini e dei permessi che ammazza tutti i giorni donne e uomini migranti: uno sciopero contro la violenza maschile e di genere è uno sciopero contro il razzismo patriarcale, contro l’invisibilizzazione delle donne e la vittimizzazione e lo sfruttamento delle migranti.
Non vogliamo essere protette, vogliamo essere libere. L’antifascismo o è femminista o non è. A fianco delle migranti, contro il razzismo, contro la violenza maschile e patriarcale, l’8 marzo noi scioperiamo!
#NonUnaDiMeno #WeToogether #8M Non Una di Meno Bologna

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NESSUNA STRUMENTALIZZAZIONE RAZZISTA SUI NOSTRI CORPI!

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La strage avvenuta a Macerata è un gravissimo atto di terrorismo xenofobo che va a colpire in modo vile persone indifese solo per il fatto di essere straniere e per il colore della pelle.

In questo assurdo contesto si inseriscono le gravissime prese di posizione di esponenti politici a capo di organizzazioni  razziste, sovraniste e di estrema destra, che provano a legittimare tale violenza gratuita mettendola in rapporto causa – effetto con il fenomeno migratorio, facendo leva sulla difesa del territorio per scopi di campagna elettorale.

Ancor più deliranti coloro che giustificano la strage fascista come una ”vendetta” per il femminicidio della 19enne Pamela M. avvenuto giorni prima.

Il femminicidio di Pamela M. si aggiunge agli altri avvenuti per mano di fidanzati, mariti, ex che nella gran parte avvengono infatti nella ristretta cerchia di amici e familiari. Punta dell’iceberg di un fenomeno, quello della violenza maschile contro le donne, che più volte abbiamo ribadito essere strutturale nella nostra società e che non può essere cavalcato per opportunismo politico.

Ribadiamo la nostra rabbia per la strumentalizzazione di Pamela e dei corpi delle donne a fini razzisti, retoriche che legittimano leggi razziste, fomentano l’odio contro gli immigrati e la paura.

La nostra solidarietà va in questo momento alle sei persone ferite, fra cui una donna, solo perché africane e alla madre di Pamela che in un appello afferma di non volere nessuna vendetta.

Sabato 10 FEBBRAIO  NON UNA DI MENO – MARCHE parteciperà alla manifestazione convocata a Macerata per ribadire che il nostro percorso femminista e intersezionale è antirazzista, antisessista e antifascista oggi più che mai

NESSUNA STRUMENTALIZZAZIONE RAZZISTA SUI NOSTRI CORPI

ANTIFASCISTE SEMPRE

NON UNA DI MENO

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Nessuna strumentalizzazione razzista sui nostri corpi. Da NUDM a Macerata

Da https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/02/05/nessuna-strumentalizzazione-razzista-sui-nostri-corpi/

Ecco il comunicato di adesione di Non Una Di Meno alla Manifestazione nazionale contro fascismo e razzismo

La strage avvenuta a Macerata è un gravissimo atto di terrorismo xenofobo che va a colpire in modo vile persone indifese solo per il fatto di essere straniere e per il colore della pelle.

In questo assurdo contesto si inseriscono le gravissime prese di posizione di esponenti politici a capo di organizzazioni  razziste, sovraniste e di estrema destra, che provano a legittimare tale violenza gratuita mettendola in rapporto causa – effetto con il fenomeno migratorio, facendo leva sulla difesa del territorio per scopi di campagna elettorale.

Ancor più deliranti coloro che giustificano la strage fascista come una ”vendetta” per il femminicidio della 19enne Pamela M. avvenuto giorni prima.

Il femminicidio di Pamela M. si aggiunge agli altri avvenuti per mano di fidanzati ,mariti, ex che nella gran parte avvengono infatti nella ristretta cerchia di amici e familiari. Punta dell’iceberg di un fenomeno, quello della violenza maschile contro le donne, che più volte abbiamo ribadito essere strutturale nella nostra società e che non può essere cavalcato per opportunismo politico.

Ribadiamo la nostra rabbia per la strumentalizzazione di Pamela e dei corpi delle donne a fini razzisti , retoriche che legittimano leggi razziste, fomentano l’odio contro gli immigrati e la paura.

La nostra solidarietà va in questo momento alle sei persone ferite , fra cui una donna, solo perché africane e alla madre di Pamela che in un appello afferma di non volere nessuna vendetta.

Sabato 10 FEBBRAIO  NON UNA DI MENO – MARCHE parteciperà alla manifestazione convocata a Macerata per ribadire che il nostro percorso femminista e intersezionale è antirazzista, antisessista e antifascista oggi più che mai

NESSUNA STRUMENTALIZZAZIONE RAZZISTA SUI NOSTRI CORPI

ANTIFASCISTE SEMPRE

NON UNA DI MENO

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Sex Work Strike #8marzo

Da https://strike4decrim.org

SEX/WORK STRIKE

Sex/Work Strike
#strike4decrim
STRIKE!

8th March marks International Women’s Day. Like our mothers and grandmothers before us, we are going on strike. We are calling on sex workers all over the country and around the globe to join us. We strike to protest against the sexist, racist and criminal laws and whore stigma that jeopardise our lives. We will be on strike whether we work in brothels, saunas, strip clubs, street corners or porn shoots, in flats, escort agencies or working independently.
The criminalisation of the sex industry makes our work unsafe and exposes us to violence. So, on March 8th, we will refuse to do the sex/work that we do for money and all the domestic, sex and care work that we are expected to do for free.
JOIN US
The Sex/Work Strike is not just for sex workers, and not just for women. We call of people of all genders and all professions to join us. In joining together, we strike against the conditions of women’s visible paid work and the invisible and devalued domestic and sexual work that keeps the world turning, profits flowing and our communities and families functioning. Injustice runs through our private relationships and public lives. Criminalising our work makes us less safe, and fuels those cycles of injustice.
GET CREATIVE
We know how many workers urgently need money, particularly those of us affected by poverty, migration and legal repression. We encourage sex workers across the globe to come together, creating innovative ways of protesting – so everyone can join the strike even if they can’t afford to just take the day off.
CRIMINALISATION KILLS
Criminalisation means we face violence at work – at the hands of clients, partners, bosses and policemen who know we can’t go to the legal system for help. Working outside the law means we can’t access vital services, or work together for our own protection. Trans sex workers, migrant sex workers and workers of colour bear the brunt of this violence. The current system is a violation of our dignity and our basic labour rights. It maintains the ownership that men and the government have over our bodies.
INTERCONNECTED STRUGGLES
Criminalisation is connected to systems of class and race which divide women from each other. It categorises women either as Sacred Virgins or Bad Whores. But let us be clear: these laws maintain male power not just over the bodies of sex workers, but over every woman’s body. This network system of male power and violence treats women’s lives as disposable. It means most women are not believed when we speak out about sexual violence at work or in our relationships. We can’t just offer crumbs of equality to a few women. Until we recognise the interconnected ways that exploitation and oppression affect all women women, none of us will get free.
WE DON’T NEED SAVING
Criminalisation is not the solution to this problem. We strike against the reactionary idea that sex for money needs to be criminalised to protect and save women. Current attempts to criminalise clients in the sex industry mean that it is working class women, women of colour and migrants who earn less money, are criminalised and often deported. We call on all women to struggle against their own conditions of womanhood and the exploitative and oppressive laws that criminalise our bodies and our labour. We need to STRIKE against the system that divides our labour between what ‘naturally’ belongs to women (and therefore shouldn’t be paid) and what belongs to men (therefore we should supposedly be thankful for and get paid less for doing it).
ENOUGH IS ENOUGH
Decriminalisation means we can work collectively and openly, keeping each other safe maintaining decent working conditions. We must fight against violence and stigma we face with our own voices, under the (red) umbrella of labour and human rights. We don’t need a new set of restrictive laws. We demand freedom from violence and exploitation, and to join with workers around the world in the fight for gender, economic and racial justice.

#strike4decrim

#womensstrike2018

#westrike

#metoo

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25N sexwork is work! Alleanza dei Corpi

Alleanza Dei Corpi – Roma 25 novembre 2017
Il 25 novembre saremo parte della marea di #NUDM per rivendicare la nostra autodeterminazione delle scelte sessuali, affettive e riproduttive e delle nostre identità de/generi.
Porteremo i nostri corpi fuori norma e fuori taglia che resistono agli imperativi dei generi imposti e sfuggono al regime dell’eterosessualità obbligatoria.
La nostra sarà un’alleanza tra corpi, sessualità e generi dissidenti.
Una lotta complice e intersezionale a fianco di tutt* color*che sono oppress* ed esclus* lungo le linee di classe, razza, età,abilità.
Sarà una ribellione collettiva contro la violenza di genere e dei generi, contro la violenza di documenti, carceri ed espulsioni forzate, contro il finto moralismo di chi vuole dividerci stabilendo quali lavori e corpi siano buoni e decorosi e quali cattivi e indecorosi.
SIAMO SOGGETTIVITA’ TRANSFEMMINISTE FUORILEGGE!
Attraverseremo il corteo indossando accessori (sciarpe, mantelli, cappelli e orpelli etc..) e ombrelli rossi, in solidarietà alle lotte delle-dei sexworkers, contro lo stigma e la violenza che subiscono.
SEXWORK IS WORK!
Rivendichiamo il diritto al lavoro sessuale, libero dallo sfruttamento e da ordinanze repressive che perpetuano la violenza sulle-i sexworkers.

IL CORPO E’ NOSTRO E LO GESTIAMO NOI!

Sexwork is work. Alleanza dei Corpi

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