Sex Work Strike #8marzo

Da https://strike4decrim.org

SEX/WORK STRIKE

Sex/Work Strike
#strike4decrim
STRIKE!

8th March marks International Women’s Day. Like our mothers and grandmothers before us, we are going on strike. We are calling on sex workers all over the country and around the globe to join us. We strike to protest against the sexist, racist and criminal laws and whore stigma that jeopardise our lives. We will be on strike whether we work in brothels, saunas, strip clubs, street corners or porn shoots, in flats, escort agencies or working independently.
The criminalisation of the sex industry makes our work unsafe and exposes us to violence. So, on March 8th, we will refuse to do the sex/work that we do for money and all the domestic, sex and care work that we are expected to do for free.
JOIN US
The Sex/Work Strike is not just for sex workers, and not just for women. We call of people of all genders and all professions to join us. In joining together, we strike against the conditions of women’s visible paid work and the invisible and devalued domestic and sexual work that keeps the world turning, profits flowing and our communities and families functioning. Injustice runs through our private relationships and public lives. Criminalising our work makes us less safe, and fuels those cycles of injustice.
GET CREATIVE
We know how many workers urgently need money, particularly those of us affected by poverty, migration and legal repression. We encourage sex workers across the globe to come together, creating innovative ways of protesting – so everyone can join the strike even if they can’t afford to just take the day off.
CRIMINALISATION KILLS
Criminalisation means we face violence at work – at the hands of clients, partners, bosses and policemen who know we can’t go to the legal system for help. Working outside the law means we can’t access vital services, or work together for our own protection. Trans sex workers, migrant sex workers and workers of colour bear the brunt of this violence. The current system is a violation of our dignity and our basic labour rights. It maintains the ownership that men and the government have over our bodies.
INTERCONNECTED STRUGGLES
Criminalisation is connected to systems of class and race which divide women from each other. It categorises women either as Sacred Virgins or Bad Whores. But let us be clear: these laws maintain male power not just over the bodies of sex workers, but over every woman’s body. This network system of male power and violence treats women’s lives as disposable. It means most women are not believed when we speak out about sexual violence at work or in our relationships. We can’t just offer crumbs of equality to a few women. Until we recognise the interconnected ways that exploitation and oppression affect all women women, none of us will get free.
WE DON’T NEED SAVING
Criminalisation is not the solution to this problem. We strike against the reactionary idea that sex for money needs to be criminalised to protect and save women. Current attempts to criminalise clients in the sex industry mean that it is working class women, women of colour and migrants who earn less money, are criminalised and often deported. We call on all women to struggle against their own conditions of womanhood and the exploitative and oppressive laws that criminalise our bodies and our labour. We need to STRIKE against the system that divides our labour between what ‘naturally’ belongs to women (and therefore shouldn’t be paid) and what belongs to men (therefore we should supposedly be thankful for and get paid less for doing it).
ENOUGH IS ENOUGH
Decriminalisation means we can work collectively and openly, keeping each other safe maintaining decent working conditions. We must fight against violence and stigma we face with our own voices, under the (red) umbrella of labour and human rights. We don’t need a new set of restrictive laws. We demand freedom from violence and exploitation, and to join with workers around the world in the fight for gender, economic and racial justice.

#strike4decrim

#womensstrike2018

#westrike

#metoo

Posted in 8 marzo, sex work | Tagged , , , , | Leave a comment

25N sexwork is work! Alleanza dei Corpi

Alleanza Dei Corpi – Roma 25 novembre 2017
Il 25 novembre saremo parte della marea di #NUDM per rivendicare la nostra autodeterminazione delle scelte sessuali, affettive e riproduttive e delle nostre identità de/generi.
Porteremo i nostri corpi fuori norma e fuori taglia che resistono agli imperativi dei generi imposti e sfuggono al regime dell’eterosessualità obbligatoria.
La nostra sarà un’alleanza tra corpi, sessualità e generi dissidenti.
Una lotta complice e intersezionale a fianco di tutt* color*che sono oppress* ed esclus* lungo le linee di classe, razza, età,abilità.
Sarà una ribellione collettiva contro la violenza di genere e dei generi, contro la violenza di documenti, carceri ed espulsioni forzate, contro il finto moralismo di chi vuole dividerci stabilendo quali lavori e corpi siano buoni e decorosi e quali cattivi e indecorosi.
SIAMO SOGGETTIVITA’ TRANSFEMMINISTE FUORILEGGE!
Attraverseremo il corteo indossando accessori (sciarpe, mantelli, cappelli e orpelli etc..) e ombrelli rossi, in solidarietà alle lotte delle-dei sexworkers, contro lo stigma e la violenza che subiscono.
SEXWORK IS WORK!
Rivendichiamo il diritto al lavoro sessuale, libero dallo sfruttamento e da ordinanze repressive che perpetuano la violenza sulle-i sexworkers.

IL CORPO E’ NOSTRO E LO GESTIAMO NOI!

Sexwork is work. Alleanza dei Corpi

Posted in #NUDM, documenti, interventi, articoli di smaschieramenti, sex work | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Lo scandalo del bacio perugino – A processo per un bacio di fronte alle sentinelle in piedi

A Perugia si finisce sotto processo per un bacio gay durante una protesta spontanea, colorata e pacifica contro le Sentinelle in piedi.

Pubblichiamo di seguito il comunicato di Non Una di Meno Perugia.

Ricordiamo che Venerdì 17 novembre il Laboratorio Smaschieramenti organizza una serata di raccolta fondi per le spese legali delle attiviste perugine sotto processo presso Barattolo Cafè, via del Borgo di San Pietro 26, Bologna.

 

 

 

Un bacio, cosa vuoi dirmi?
Siamo state scomunicate.
Siamo state denunciate per un bacio omosessuale.
Quando?
Nel 2014 anche Perugia, così come le strade e le piazze di altre città italiane, è stata invasa da un fiume di gente festante che con ironia e gioia ha travolto l’immobile oltranzismo cattolico omofobico e sessista delle “Sentinelle in piedi” che scendevano in piazza per opporsi al disegno di legge Scalfarotto contro la transfobia e omofobia, con il pretesto di difendere la (loro) libertà d’espressione.
Ma cosa volevano (e vogliono sentirsi ancora) liberi di dire costoro?
Che la “pericolosissima” teoria del gender minaccia di fatto l’ordine naturale della famiglia, dell’amore puro e della sposa sottomessa e contenta.
Che cos’è secondo loro il gender?
Tutte quelle forme di relazione diverse dal modello della “sacra” famiglia tradizionale. Tutte e tutti coloro che non riconoscono le regole che il genere gli assegna alla nascita, tutto ciò che mette in discussione le norme dell’eterosessualità obbligatoria. Insomma per loro la minaccia sono le donne, le lesbiche, le frocie, le trans, i trans, i queer, le queer, che minacciano la “normalità”, qualsiasi cosa essa voglia dire.
La denuncia e il processo
L’accusa, ridicola e grottesca, mossa a chi si trovava spontaneamente in piazza il 29 Marzo del 2014, è quella di aver disturbato la quiete pubblica attraverso (cit. dal Verbale Digos di Perugia): “un tamburello di grosse dimensioni cantando e danzando, con boa di struzzo, cappellini e ombrellini multicolore”, ma soprattutto quando uno di noi “si avvicina ad un altro individuo di sesso maschile e si esibiva in un prolungato concupiscente bacio sulla bocca con lo stesso, nel bel mezzo di Corso Vannucci ed in presenza di numerose famiglie con bambini e ragazzi, molti dei quali minorenni, che in quel momento affollavano il centro cittadino lasciando i passanti disgustati” (!!!)
Questa denuncia è l’ennesima conferma che lo spazio pubblico non è ne’ neutro, ne’ accessibile a tutt*. In una città che vede sempre più i suoi spazi pubblici svenduti ai privati e che non riconosce l’esistenza di un bimbo perché ha due madri, coloro che possono accedere a questi spazi devono rispettare delle regole che sono le stesse che conformano il genere: la donna sì, ma accompagnata dai figli frutto di una relazione etero; la frocia Nì, va bene solo se non ostenta, le/i trans assolutamente no; invece il maschio bianco eterosessuale ovviamente fa un po’ come gli pare… Evidentemente fa paura questa esplosione di soggettività che si riprende lo spazio pubblico, mettendo in discussione l’intero ordine prestabilito.
Non saranno certo le denunce a bloccare la forza dirompente dei nostri corpi che agiscono negli spazi di vita quotidiana, che le politiche antisociali e liberticide del neoliberismo sottraggono e rendono meno accessibili a tutt*.
FancinoFROCIE di tutto il mondo venite!
Vi aspettiamo tutte, tuttu e tette
Venerdì 10 Novembre: Favolosa festa di utofinanziamento per le spese legali
ore 19,00 presso “Braccia Rubate” (Via Cartolari – Perugia)
Lunedì 13 Novembre: Presidio e Performance “Lo scandalo del bacio perugino”
h 9,00 presso il Tribunale di Perugia (Via XIV Settembre)  per la prima udienza
Venerdì 17 Novembre – Favolosa festa di autofinanziamento per le spese legali presso il Barattolo Cafè, via del Borgo di San Pietro 26, Bologna, a cura del Laboratorio Smaschieramenti.
Posted in General | Leave a comment

INDECOROS@ – TRANS QUEER FROCIA PUNX NIGHT – ATLANTIDE GOES TO XM24

***SAVE THE DATE*** VENERDì 27 OTTOBRE, ATLANTIDE GOES TO XM24. TRANS QUEER FROCIA PUNX NIGHT. STAY TUNED! STAY INDECOROS@

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche a te è capitato di sentirti dire che la tua gonna era troppo corta e i tuoi tacchi troppo alti? Che sei troppo poco femminile e troppo froci@, troppo eccentrica e provocante, tanto da disagiare eterolandia? Che sei poco dignitosa perché reclami autodeterminazione? Incivile perché migrante? Poco collaborativa perché non cedi alle molestie sul lavoro o choosy perché rifiuti lavori massacranti o sottopagati? Oppure fallit@ perché di lavorare e di riprodurti non hai proprio voglia? Fannulon@ perché rassettare casa e sgrassare i piatti proprio non ti va? Zoccol@ perché vuoi divertirti con chi vuoi e quando vuoi? Stran@ perché ascolti hardcorepunk prima di addormentarti e a colazione? Continue reading

Posted in General | Tagged , , | Leave a comment

Sapori e Dissapori – dibattito, cena benefit e un po’ di musica a cura di Atlantide

Martedì 17 ottobre 2017,  a cura del Lab. Smaschieramenti @ VAG, via Paolo Fabbri 110, Bologna.

ore 19.30 – Dibattito sugli spazi autogestiti con il Comitato per promozione delle Esperienze Sociali Autogestite (ESA), XM24 e Lazzaretto.

ore 21 – cena vegana di autofinanziamento per i progetti di Atlantide/Lab. Smaschieramenti e per le spese legali, a seguire video & musica fino alle 24.00.

A due anni dallo sgombero dei collettivi che animavano Atlantide al cassero di porta Santo Stefano, siamo più vive che mai, assieme ai percorsi politici, alle idee e alle pratiche che abbiamo continuato a portare in città e ovunque.

Siamo vive nella consultoria transfemministaqueer, nelle lotte contro la violenza strutturale e maschilista, nel percorso Non Una di Meno, nelle lotte per la difesa degli spazi sociali autogestiti, nel movimento transfemminista queer.
Siamo zombies che continuano a vagare per tutte le cantine della città supportando con ogni mezzo possibile una musica dichiarata morta 40 anni fa, proprio quando ci si stava cominciando a divertire, cercando ogni anfratto da far vibrare al suono di accordi dissonanti, trasmettendo coscienza politica, passioni e autogestione.

Stiamo costruendo un centro di ricerca e archivio indipendente, e numerose attività autogestite per cui non smetteremo di cercare una o più case.

Nel frattempo, dopo due anni impiegati dal Comune per ricostruire la piantina del cassero, e concludere che quell’edificio non era adatto agli scopi istituzionali per i quali si millantava l’urgenza dello sgombero, l’immaginifico ufficio della normalizzazione cinica (Ufficio dell’immaginazione civica), ha annuciato un nuovo piano di rigenerazione urbana degli spazi comuni, dove, accanto ai soliti vecchi bandi per le associazioni che non più tardi di due anni fa erano considerati obsoleti, si fa riferimento alla messa a punto di non meglio specificati “nuovi strumenti”.

Tra i nuovi spazi da rigenerare rispunta anche l’immobile di via del Porto, quello che doveva ospitare Atlantide prima che lo sgombero arrivasse a interrompere la trattativa in corso da mesi con l’assessorato alla cultura, che nel frattempo è stato parzialmente ristrutturato grazie a un progetto tecnico gentilmente offerto dai collettivi di Atlantide.

Le realtà autogestite della città hanno continuato in questi anni a confrontarsi pubblicamente sulle diverse esperienze e pratiche concrete e a ripensare le forme anche giuridiche del rapporto con l’amministrazione che non ci costringano a cammuffarci da start up, da sportello di servizi alle famiglie o da pie sorelle della misericordia. Un discorso comune in grado di rispettare l’autonomia e le differenze tra le esperienze autogestite diventa fondamentale per non consentire all’Amministrazione interventi ad hoc per selezionare politicamente gli interlocutori.

Continuiamo a parlarne con il Comitato per la difesa e la promozione delle autogestioni, Xm24 e tutte le realtà che vorranno intervenire.

Seguirà cena di autofinanziamento dei progetti di Atlantide e delle spese legali, video & musica.

Menù in aggiornamento!

Posted in General | Leave a comment

Contro ogni sgombero, per l’Autogestione, riapriamo TUTTO

***Sabato 9 settembre concentramento in Piazza dell’Unità alle 14.30***

Lo sgombero di esperienze sociali da tempo attive a Bologna come Làbas e Crash  rappresenta, oltre che un fatto inaccettabile, un atto di vile violenza inflitto a tutta quella parte di città, solidale e accogliente, che ogni giorno lavora per costruire convivenza e reti  di solidarietà praticando l’autogestione.

Come già in altre occasioni, anche oggi vogliamo ribadire che “se toccano uno, toccano tutte”.

Le esperienze sociali autogestite hanno sempre espresso, nella loro diversità, una grande capacità di intervento e di iniziativa autonoma sui territori e sulle loro contraddizioni, che riconosciamo come un valore primario collettivo. All’interno degli spazi autogestiti si
produce una visione nuova della città nel suo insieme, una città profondamente diversa e che resiste alle forze della speculazione e della mercificazione con le forze della critica, della solidarietà, della creatività in tutti gli ambiti della vita sociale. Non possono essere intesi come dei semplici erogatori di servizi a costo zero per supplire alle deficienze del  welfare, secondo il principio oggi tanto decantato della sussidiarietà. E’ per cambiare un mondo eretto sull’ingiustizia, lo sfruttamento, lo scempio della dignità umana, che questi spazi esistono e continuano a lottare per crescere e moltiplicarsi.

La difesa delle esperienze autogestite in questa città non è iniziata,né tanto meno può terminare il 9 settembre. Se davvero vogliamo accumulare la potenza che serve perché si possa determinare quel cambiamento reale che collettivamente vogliamo, dobbiamo coltivare e far crescere l’enorme ricchezza costruita in anni di iniziative solidali e relazioni orizzontali.

Per questo sabato saremo presenti e per dar voce alla molteplicità delle istanze oggi rappresentate nel vasto mosaico delle esperienze autogestite e di conflitto sociale in questa città, alla manifestazione del 9 settembre partiremo alle 14.30 da Piazza dell’Unità.

Per ribadire che l’autogestione non è fine a se stessa ma vuole aprire crepe in una città sempre più vetrina per turisti e sottratta a chi la abita; per denunciare l’irresponsabilità di coloro che pretendono di trattare le pratiche dell’autogestione come un problema di ordine pubblico ma soprattutto per costruire insieme un orizzonte di possibilità in un mondo liberato dallo sfruttamento, dalla sopraffazione e dal pregiudizio razzista.

Comitato per la Promozione e la Tutela delle Esperienze Sociali Autogestite

Posted in General | Leave a comment

Ci riprendiamo tutto lo spazio che ci serve

Ci riprendiamo tutto lo spazio che ci serve. Lo faremo autonomamente, lo faremo collettivamente.

Dalla resistenza di quattro anni fino allo sgombero di Atlantide, abbiamo vissuto forse per primu sulla nostra pelle la vuota retorica della collaborazione e l’inconsistenza politica del comune come interlocutore istituzionale. Assistiamo oggi, dopo lo sgombero di due realtà autogestite, all’ennesimo tentativo di dividere i buoni dai cattivi: Làbas sarebbe buono perché è attraversato dai residenti e dalle famiglie con bambini, meno buono invece Crash, perché laggiù dove è stato relegato dopo infiniti sgomberi, di bambini non ce ne sono. Noi Atlantidee siamo cattive perché non recediamo dalla difesa dell’autonomia transfemministaqueer, ci occupiamo solo del bambin@ Queer che tuttu siamo statu prima di essere educastrate dall’eterosessualità obbligatoria, mentre chi ha fatto la co-progettazione sotto ricatto del PD è portato ad esempio contro tutte le altre realtà.
Noi rifiutiamo di farci dividere, siamo al fianco di tutti i percorsi di autodeterminazione, autogestione e autorganizzazione dal basso, respingiamo ogni ricatto politico, ogni retorica della legalità da parte di un sistema consociativo e clientelare. E sarebbe ora di chiedere come sono stati assegnati spazi in centro, senza bandi e per fare business agli amici degli amici e ai sostenitori politici.
Siamo solidal* con i compagni e le compagne di laboratorio Crash e di Làbas, siamo solidali in ciò che abbiamo in comune con queste esperienze e in ciò che ci divide e ci spinge a confrontarci anche criticamente. Continueremo a costruire percorsi di mutualismo dal basso, di autorganizzazione, come la Consultoria Queer di Bologna, e a porre la domanda: che genere di città, costruita per chi, per quali soggetti e pratiche sociali, si sta immaginando? Chi include e chi respinge ai margini sulle assi di sesso, genere, classe, provenienza, bianchezza e linea del colore utilizzando il decoro e la legalità come strumento regolatore?
Dal nostro posizionamento intersezionale non concederemo nessun uso strumentale, nessun pinkwashing istituzionale dei diritti LGBT o delle nostre soggettività e nessun Pride passerella democratica a chi sostiene i decreti Minniti Orlando, a chi sgombera le esperienze autogestite, a chi governa a sostegno delle logiche neoliberiste e al loro doppio profondamente lista.

Laboratorio Smaschieramenti
Atlantide

Posted in documenti, interventi, articoli di smaschieramenti, General | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Froce, Terrone e Diasporiche Solidali e Incazzatu

Alcuni Pride, ormai, sono feste religiose, che si ripetono regolarmente con la stessa liturgia, per il gusto di stare insieme, ma senza ricordarne neanche le origini; vetrine per grandi e piccoli marchi, carrozzoni depoliticizzati di vecchie associazioni e nuovi avventori. Ma mai avremmo immaginato che proprio nella giornata del Pride dovessimo sopportare le aggressioni e le violenze di chi si attacca ai nostri percorsi politici e poi vuole cancellarci prima come frocie e poi come compagnu.

Come froce, lesbiche, trans* terrone e diasporiche abbiamo scelto di sfilare a Bari, una città dove il Pride non è un rito e la visibilità frocia è ancora una sfida, resa più dura dalle strumentalizzazioni dell’amministrazione comunale e dall’associazionismo mainstream che fanno del decoro e della rispettabilità una loro bandiera. Abbiamo significato politicamente il nostro orizzonte terrone, non come luogo dell’arretratezza, ma come luogo di resistenza al desiderio di normalità della comunità LGBT, al razzismo al decoro, ma anche a nuovi ideali normativi queer. Ma c’è uno specifico che riguarda una città che non è abituata ai pride, rendendola per noi terrone un una piazza significativa da attraversare con le nostre parole e le nostre lotte.

Già durante il corteo abbiamo subito cori che non ci appartengono, slogan che ci offendono, episodi di machismo di cui avremmo dovuto ridiscutere, episodi che abbiamo vissuto come tentativi di invisibilizzazione da parte di chi scende in piazza con noi, ma non ci riconosce come soggetto politico e non comprende che il Pride è uno dei momenti della nostra lotta. Il nostro spezzone non era la somma di percosi politici diversi, ma era espressione della nostra intersezionalità: contro la mercificazione dei pride, l’assimilazione nel capitalismo, contro il razzismo e la normatività della comunità mainstream, contro i confini ed il decoro. Questa è la pratica del transfemminismo queer e non riconoscerlo è solo l’inizio del disconoscimento e delle aggressioni che abbiamo subito; e lo condividiamo senza alcun desiderio vittimista, ma proprio perchè siamo soggetti politici autonomi e resistenti.

È stato quanto è accaduto alla festa la sera stessa a riempirci di rabbia ed obbligarci a un’urgente presa di parola pubblica. Il BPM -Bari Pride Movement, rete cittadina eterogena, composta da soggettività lesbiche e froce e da singolarità e collettivi anticapitalisti, antifascisti, antiproibizionisti- ha rinunciato ad una propria festa, un momento politico di socialità alternativa (che spesso serve anche a rientrare con i costi delle spese affrontate). Ha dovuto rinunciare a malincuore non riconoscendo in città uno spazio sociale, pubblico, gestibile, ma sopratttuto safe per chi vuole sperimentarsi in altre socialità fuori dalla norma, dal machismo e dal mercato. Appena giuntu, prima ancora che potessimo capire a che tipo di evento fossimo, se ci piacesse, se volessimo cambiare qualcosa, ci è stato tolto il tempo, lo spazio e la parola e abbiamo cominciato a subire le prime aggressioni. In quella giornata e in tutti i mesi che l’hanno preceduta ci abbiamo messo la faccia, e proprio per questo siamo subito statu identificatu come i nemici: noi le frocie, noi le femministe, noi, lu compagnu.

Queste aggressioni sono state agite da uomini e donne, persone che abbiamo conosciuto in uno spazio sociale della città e riconoscibili soprattutto come antifasciste. E anche su questo sarebbe opportuno aprire una riflessione.

Il livello dell’aggressione è stato immediatamente altissimo: insulti, minacce, violenze fisiche gravissime, ai danni anche del dj. Mentre ancora cercavamo di lasciare immediatamente un luogo che metteva in pericolo noi e tutte le frocie venute ad una festa frocia nella giornata della lotta frocia, mentre cercavamo di ritirarci senza lasciare nussunu dietro, la struttura militante/militare accorreva a sostegno dei e delle aggressori, per metterci più pressione, farci sentire meno sicuru e festeggiare finalmente la nostra cacciata. Non stiamo qui a recuperare i dettagli di una sera che sempre più assomiglia ad un incubo, ma c’è un momento in particolare che ci preme denunciare ed analizzare per la sua gravità.

Qualcunu di noi era ancora dentro a controllare che nessunu fosse rimastu in pericolo e a scortare una compagna, quando è arrivata la polizia. A quel punto abbiamo cercato di raggiungere l’uscita per non trovarci a doverci difendere in un luogo che già si era mostrato pericoloso per noi. Giuntu al cancello non ci è stato permesso di guadagnare l’uscita: «Avete voluto la festa, adesso vi fate identificare con noi!» e ci è stato sbattuto in faccia. Siamo statu strattonatu, spintonatu, insultato, ci è stata ripetutamente messa la mano davanti alla bocca. La situazione era terrorizzante, le persone in quello spazio minacciavano la nostra incolumità a tal punto che appena si è aperta una breccia ci siamo lanciatu fuori, senza alcuna speranza che fuori potesse essere più sicuro per noi. Chi come noi ha sedimmentato nella propria storia di militante, o direttamente sul proprio corpo, la violenza della polizia, può comprendere bene quanto avessimo temuto per la nostra inclumità all’interno. Intanto fuori rimbombavano i colpi dei manganelli su quello stesso cancello di ferro.

Questa immagine così violenta, purtroppo, per noi non è stata solo una metafora, eppure rappresenta molto bene la violenza con cui i compagni e le compagne con tutti i privilegi etero, cis, ci tappano la bocca, ci rubano le parole, mentre noi davanti affrontiamo la violenza dello Stato, della società, della medicina, del capitalismo… I nostri corpi fuori norma, le oppressioni specifiche che subiamo, spesso multiple e intrecciate, ci rendono vulnerabili, per questo costruiamo spazi sicuri e coraggiosi; allo stesso tempo ci rendono resistenti, perchè lottiamo ogni giorno contro il sessismo nella società, ma anche nei movimenti politici che attraversiamo. E questo dobbiamo metterlo in chiaro per ribadire sin da subito che il paternalismo è l’altro volto del machismo!

I nostri posizionamenti, il nostro essere compagne e compagnu froce, lesbiche, queer, non binari, non è stato solo zittito ma totalmente invisibilizzato. Abbiamo attraversato le strade contro il decoro, rivendicandoci di fare schifo, di essere oscenu e indecorose, ma la nostra insubordinazione verso il decoro, l’assimilazione e lo sfruttamento, non ha mai previsto nè mai prevederà di sacrificare la lotta al sessismo, all’ omotransfobia, alle pratiche machiste, anche del movimento! Siamo scesu in piazza ricordando a gran voce che quello che ci opprime non è solo la retorica antidegrado che mette ancora più ai margini chi già lo è, ma anche il sistema patriarcale e eteronormato che si manifesta in ogni episodio di violenza di genere e del sistema dei generi!

Siamo state messe da parte come una reliquia il giorno dopo la sua ricorrenza; il culmine dell’assurdo era che queste minacce erano pronunciate utilizzando tutte le parole che con una faticosissima pedagogia avevamo portato in questo percorso cittadino: sessismo, omofobia, anticapitalismo queer e pink washing. Non staremo qui a mostrare le spillette militanza collezionate come singolu compagnu e come movimento transfemminsita queer; la pratica machista di “a-chi-ce-l’-ha-più-lungo” ci fa schifo, non dobbiamo giustificare la nostra presenza, dimostrare la nostra militanza, legittimare la nostra storia a chi, credendosi Compagno (maiuscolo), non riconosce nessun altru soggetto politico, nessuna altra lotta, nessuna altra pratica. La nostra radicalità l’avevamo appena portata in piazza poche ore prima.

Non solo metaforicamente hanno provato a tapparci la bocca,ma anche se ci metteremo del tempo ad elaborare questo trauma, sin da subito non staremo zittu; continuiamo ad elaborare quanto è accaduto con le compagne di Bari, a riflettere sulle pratiche, a cospirare insieme a chi su quel territorio continuerà a lottare e a tessere reti di resistenza e autonomia transfemministaqueer. Già il nostro striscione parlava chiaro “Veniteci dietro”; invece hanno voluto anche lo striscione, mettersi davanti, ma senza stapparsi il buco del culo e buttare fuori tutta la merda machista di cui hanno piena la pancia. Perchè noi non ascriviamo ciò che è accaduto al comportamento dei singoli e delle singole, reputiamo che sia una questione di pratiche che trovano tetto e nutrimento in molti spazi occupati che credono di essere liberati, senza riconoscere i propri privilegi,senza mettere in discussione delle pratiche che continuano a guardare alla maschilità egemonica come l’unico modello per contrastare quello attuale. Il tempo della pedagogia è finito, la merda sessista non deve avere più agibilità politica nel movimento.

Laboratoria Transfemminista Transpecie Terrona Napoli

Laboratorio Smaschieramenti

… insieme a:
Transfemministe Queer Bari: link al documento sul Pride

good night macho pride

Posted in documenti, interventi, articoli di smaschieramenti | Tagged , , , , , , | Leave a comment

“Houston, we’ve had a problem…” – SEGUI L’UNICORNO @ BOLOGNAPRIDE

 “Houston, we’ve had a problem…”

Bologna, abbiamo un problema

Spezzone trans* transfemminista queer al corteo del Bologna Pride

Sabato 1 luglio, piazza dei Martiri, ore 15.00

SEGUI L’UNICORNO!

L’astronauta del Bologna Pride ci osserva: non sappiamo chi si nasconda sotto il suo scafandro, ma sappiamo che non si è spogliato dal privilegio della protezione e della forza, né delle retoriche coloniali della conquista e dell’annessione di nuovi territori inesplorati. L’astronauta ci parla: scimmiotta la nostra lingua, parla di spazi, autogestione, unicorni, ma non capisce il nostro accento marcato. Pare disorientato, con la sua bandierina rainbow e sopra le due torri, mandato a mettere al bando ogni popolazione aliena e a territorializzare il simbolo svuotato delle lotte frocetrans. Forse ha già capito che il satellite dell’amore continua a girare e forma un’ellissi troppo eccentrica per il suo casco sferico, che solo seguendo l’unicorno ci si potrà addentrare in questa space oddity!

Abbiamo molti problemi, Houston. L’ultimo, solo mercoledì sera, proprio nei giorni in cui il governo della città ha confessato di non avere la più pallida idea di cosa farsene del Cassero. Quello di Porta Santo Stefano, obviously, sgomberato il 9 ottobre 2015 e restituito alla polvere dopo 17 anni di Atlantide.

Di quel vuoto, ha lasciato che si approfittassero quaranta fascisti. Protetti da un cordone di polizia che aveva appena menato i compagn* di Labas, sullo sfondo del muro voluto dal Re Murala per mettere a bando transfemministe queer e punks, hanno intonato “boia chi molla” e altre amenità a mano tesa, rivolgendosi contro compagne e compagni del Berneri. La perfetta rappresentazione plastica dell’unico rilevante risultato politico e sociale che la gestione degli spazi di proprietà pubblica di questa nuova vecchia giunta, che ha anche il coraggio di definirsi “femminista”, è riuscita ad ottenere: via le femministe le froce e i punks e spazio ai fascisti! Che orgoglio.

Ma noi siamo aliene e preferiamo seguire l’unicorno.

Ma l’unicorno dov’è?

Scalpita nell’orgoglio di froce, lelle e trans*, di soggettività eccentriche e precarie; nell’impossibilità di lasciarsi assorbire in modelli di vita e logiche di potere costruite per reprimerci, nella costruzione e difesa di spazi di autodeterminazione, dove poter esprimere e tra(n)sformare i nostri desideri, i nostri bisogni e la nostra sessualità a partire da noi stess*

Nel rifiuto della rispettabilità, della normalizzazione o di un passing normativo, del controllo e dell’autocontrollo in nome della promessa di riconoscimento.

Ma l’unicorno dov’è?

Era all’Atlantide e in tutti gli spazi occupati e autogestiti, come Xm24, dove altre aliene resistono all’esproprio di ciò che è comune ad opera dei conquistatori.

L’unicorno salta nella Consultoria transfemministaqueer, dove ci riappropriamo di salute, benessere, piacere e di corpi in relazione contro il potere biomedico, contro la logica gerarchica dei servizi, perché sappiamo che il servizio che le istituzioni vogliono costringerci a offrire non è nient’altro che il nostro lavoro capitalizzato di cui si appropriano.

L’unicorno scalcia contro il decoro: il Pride non è sfilare sulla passerella coperte con vestiti che non possiamo nemmeno permetterci, solo per sembrare decorose, per essere accettate da Luxuria. Combatte con il suo corpo eccentrico il decoro urbano imposto dal decreto Minniti-Orlando, che viene usato per espellere trans, lavoraori/ici/* sessuali, corpi fuori norma, migrant* e clandestin* e per togliere agibilità politica alle lotte sociali. Alle lotte di chi vive condizioni materiali precarie, come molt* di noi trans, lesbiche e gay.

Per questo non possiamo diventare modello per la civilizzazione, non vogliamo partecipare alla retorica della conquista di nuove frontiere se non siamo capaci di abbattere quelle che ci sono già – quelle dei nostri privilegi, del privilegio bianco, della classe, della cittadinanza, del binarismo.

L’astronauta è mandato dall’Impero per cacciarci o costringerci ad essere brav* cittadini*, lavorator* di successo, consumator* mirati, mogli e marite, madri e padri. In cambio di protezione vuole fare di gay e lesbiche un’immagine modello di civiltà per propagare razzismo e lotta al degrado, per colpevolizzare la miseria e la povertà. Ci impone di riporre nel privato la nostra indecente diversità e diventare persone normali. Ma i nostri corpi, sessualità e generi eccedono, non saranno l’arcobaleno sul vessillo dell’Impero. Noi siamo la popola nomade e alien*, siamo l’unicorno di Troia e di troie, favolose e indecorose spezzeremo dall’interno l’ingranaggio di un potere che non ci avrà!

Spezzone trans* transfemminista queer al corteo del Bologna Pride.

Sabato 1 luglio, piazza dei Martiri ore 15.00.

Laboratorio Smaschieramenti

Atlantide

Consultoria transfemministaqueer

 

http://smaschieramenti.noblogs.org  | fb: laboratorio smaschieramenti http://consultoriaqueerbologna.noblogs.org | fb:  consultoria TransFemminista Queer http://atlantideresiste.noblogs.org | fb: atlantideResiste

Posted in General | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Spazio all’unicorono! Aperitivo di autofinanziamento di Smaschieramenti e Consultoria Queer

Stanca dei Pride passerella?
Alla collaborazione preferisci l’autorganizzazione?
Al decoro urbano, il decorativismo estremo?
Meglio la frocianza erratica del party d’ordinanza?

Se hai risposto sì almeno a tre domande, sei pront* a salire sull’unicorno di Troia.
(Timeo danaos, et dona ferentes)

Venerdì 23 giugno, aperitivo benefit per il Pride e la Campeggia transfemministaqueer
Orgoglio sì, ma indecoroso e libero!

Barattolo, via del Borgo di San Pietro 26/a, Bologna

h 19.00-0.30
Djset Atlanticyborg

By Laboratorio smaschieramenti, consultoria transfemminista queer

Posted in General | Leave a comment