Smaschie Love XM24

Ci sono posti che appartengono a qualcuno e hanno un’identità precisa, altri che sono di tutti, come XM24, la cui storia è l’incrocio di mille storie e percorsi. 

Una di queste storie passa anche per il movimento frocio, femminista e transfemminista, in quanto alcune generazioni ne hanno attraversato e vissuto gli spazi: dalle iniziative della rete contro la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita – era il 2005 e la giornata si chiamava “S/batti le uova”- ai numerosi collettivi che hanno attraversato e frocizzato lo spazio – Frangette Estreme, Collettivo Figliefemmine, Queers of Chaos, Eclectic Tech Carnival e tante altre -. Dalla due giorni nazionale per condividere strumenti contro la violenza di genere (attorno al 2011), alle tante iniziative di finanziamento per tutt* i progetti e per gli spazi già sgomberati. Saremo sempre grat* per le collaborazioni con Atlantide e con il Laboratorio Smaschieramenti (che ne faceva parte). 

Per questo oggi chi attacca XM24 attacca tutt* noi, attacca anche noi, tutte le soggettività TLGBIQueer* eccentriche e dissidenti che lì sono cresciute, (oppure) lo hanno attraversato o ci sono passate solamente per fare un giro.

“E’ più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere”. Le ruspe democratiche sono il Nulla che avanza. L’uso strumentale della legalità per spazzare via l’autogestione, l’antifascismo, l’autorganizzazione di corpi e desideri non assimilabili. Vogliono chiudere l’iniziativa politica in start-up, in servizi fondati sul lavoro gratuito, la vogliono depoliticizzare attraverso l’assegnazione di spazi per bandi che costringono associazioni e formazioni a convivenze forzate limitandone il raggio d’azione e di critica. Moltiplicano gli spazi per i fascisti e chiudono le esperienze di autogestione.

Per questo oggi non siamo solo solidali, ma siamo Xm24 e ci riconosciamo nelle pratiche di resistenza creativa, performativa e comunicativa che hanno fatto la differenza in un momento critico come quello dello sgombero, consentendo di comunicare all’esterno e di preservare la ricchezza, la pluralità di pratiche e la sostenibilità per tutte le soggettività, senza farsi schiacciare dalle ruspe e dalla violenza istituzionale.   

Allestendo XM24…

Noi siamo gli anticorpi, siamo quei sogni che vogliono creare spazi sconfinati, siamo quei corpi che si oppongono all’avanzata fascista, siamo quei desideri che non si addomesticano. Siamo l’isola che non c’è, siamo favole e favolose e ci saremo sempre, in ogni pensiero critico e azione diretta alla liberazione di tuttu. Continueremo a sostenere, vivere e contaminare la storia di XM24, in qualsiasi spazio questa proseguirà, mettendo tutto l’entusiasmo, la creatività e l’urgenza che la lotta TLGBIQueer porta con sé. Determinate ad esistere e resistere, la lotta per XM24 non si ferma perchè è parte di noi.

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Nostre le vite, Nostre le strade! Solidarietà con la Palestina alla Radical Queer March 2019 a Berlino.

Nostre le vite, Nostre le strade! Solidarietà con la Palestina alla Radical Queer March 2019 a Berlino.
** Comunicato ufficiale dalle/dagli organizzator* dello spezzone ‘Queers for Palestine’
Più di 500 persone hanno preso parte allo spezzone ’Queer for Palestine’ all’interno della Radical Queer March tenutasi sabato 27 Luglio 2019 a Berlino. Dalle/gli “anti-deutsch (anti-tedeschi) radical queers” che hanno esplicitamente chiamato la polizia per bloccarci, alla cancellazione del queer after-party al Lebig34 come protesta contro le/gli organizzator* della manifestazione per aver chiamato la polizia in tenuta antisommossa: è stata decisamente une giornata critica per Berlino. Il tempo del silenzio sulla Palestina è finito! Il tempo in cui la ‘sinistra bianca’ spiega ad altr* che hanno vissuto esperienze di razzismo e di oppressione coloniale come intraprendere la propria liberazione è giunto alla fine!
No Pride in Apartheid! (Non esiste orgoglio nell’Apartheid!)
Queer Liberation – Stop the Occupation! (Liberazione Queer – Stop all’ Occupazione!)
No Justice, No Peace! No Racist Police!(Senza giustizia non c’è pace! No alla polizia razzista!)
We’re Here! We’re Queer! Palestine is in Berlin!(Siamo qui! Siamo Queer! La Palestina è a Berlino!)
Come molte altre persone queer radicali e trans, femministe, anarchiche e rivoluzionarie di ogni tipo, anche noi eravamo molto emozionat* di partecipare alla Radical Queer March a Berlino. Siamo rimast* scioccat* dal livello di aggressione e violenza fisica che abbiamo subìto da parte delle/dei compagn* queer, organizzator* e manifestanti, nell’intento di zittirci e di escluderci. Era assurdo che i cosidett* “queer radicali” avessero chiamato la polizia contro persone queer di colore, migranti e rifugiat*. Ma ce l’abbiamo fatta. Abbiamo marciato unit*, abbiamo sentito la nostra forza collettiva e da qui guardiamo al futuro con coraggio e speranza.
Cosa è accaduto prima della manifestazione
Ecco cosa è successo: il 15 di Luglio le/gli organizzator* dichiarano sulla loro pagina Facebook che non avrebbero tollerato nessun gruppo o contenuto anti-semita alla marcia, definendo la campagna BDS come fondamentalmente anti-semita. Era chiaro da questa vergognosa accusa che tutte le persone queer radicali impegnate nella lotta per la libertà e la giustizia in Palestina, inclus* palestinesi, arab*, ebre*, persone di colore e alleat* bianch*, non sarebbero state né gradite né sicure alla marcia.
Il Pride è politico e una prospettiva politica queer radicale deve essere anticoloniale e antirazzista. Da qui abbiamo deciso di riprenderci il nostro spazio e spontaneamente abbiamo lanciato la chiamata attraverso i social media per uno spezzone ‘Queer per la Palestina”.
Di fronte alla posizione delle/gli organizzator* nell’equiparare il supporto alla campagna BDS con il razzismo antiebraico e alla esplicita volontà di escludere coloro che supportano BDS, sono emerse due tipi di reazioni sulla pagina dell’evento per la marcia su Facebook. Da una parte i commenti pieni d’odio (comprese immagini che mostrano cadaveri di queer palestinesi, nudi e torturati, presumibilmente attaccati per la loro sessualità) che offendevano le/i sostenitrici/ori BDS come razzist*, chiedendo la loro esclusione dalla marcia.
Le/I tedesch* bianch* hanno avuto il coraggio di comparare le/gli ebre* che supportano la campagna BDS ai nazisti. Dalla stessa prospettiva ribaltata e razzista, hanno osato bollare qualsiasi opposizione alla violenza dello Stato coloniale israeliano come bigotta e persino genocida. Dimenticando che molt* di noi, come queer che hanno dovuto vivere sotto l’autorità di questi gruppi, hanno combattuto e continuano a combattere contro le loro politiche e pratiche bigotte che hanno gravi ripercussioni su noi tutt*.
D’altra parte, dozzine di individui – principalmente arabi, altre persone di colore ed ebrei – continuavano a sottolineare che la campagna BDS è ispirata da e si colloca nella fiera tradizione di altri movimenti di boicottaggio antirazzisti e anti-coloniali di successo, compreso il movimento sudafricano contro l’apartheid.
La campagna BDS è sostenuta globalmente da una miriade di organizzazioni per la giustizia sociale e giganti delle lotte di liberazione antirazzista, da Desmond Tutu ad Angela Davis. BDS è una tattica non violenta per esercitare pressioni su Israele affinché rispetti il diritto internazionale: (1) Porre fine all’occupazione illegale della terra palestinese 2) Pari diritti per i cittadini palestinesi di Israele e 3) il diritto degli sfollati palestinesi rifugiati di tornare alle loro case ancestrali. Eppure, coloro che accusano la campagna BDS e le/i suoi sostenitor* di essere antisemiti non hanno mostrato alcun interesse e sforzo per impegnarsi al di là dei soliti commenti pigri e razzisti.
Alcuni esempi di sostenitor* queer della campagna BDS che si rifiutano di lasciare che le/i tedesch* bianch* definiscano cosa è il razzismo e ci facciano vergognare in silenzio per l’ingiustizia in Palestina:
• “Se le/gli organizzator* di questo evento negano i diritti delle/dei palestinesi, queer o no, per l’autodeterminazione e per la resistenza ad un’occupazione con mezzi non violenti, non c’è niente di radicale o queer in questo evento.”
· “Essere pro-palestinesi e pro-BDS non significa essere antisemiti. Fare affermazioni di questo tipo oscura la presenza molto reale di sentimenti sia anti-ebrei che anti-musulmani, che al momento sono molto diffusi in Europa.”
· “Sono un altro ebreo queer che non getterà i miei fratelli palestinesi sotto l’autobus. Non parteciperò alla marcia, a meno che non sia dalla parte degli emarginati e degli oppressi.”
Il 25 luglio le/gli organizzator* hanno rilasciato una dichiarazione (in tedesco e inglese)in cui si scusano per “l’equazione indifferenziata e generalizzata della campagna BDS con l’antisemitismo”, per quanto poi abbiano insistito definendo “alcuni metodi e linee di argomentazione di alcune parti del movimento BDS” come antisemiti, come ad esempio l’accusa ad Israele di pink-washing.
CSA è SUCCESSO ALLA MARCIA
Ci aspettavamo che un gruppo di voi si presentasse. Non ci aspettavamo l’incredibile – anzi, storica! – affluenza di oltre 500 persone. Abbiamo dimostrato che gran parte di ‘queer Berlin’ è in solidarietà con la lotta per la liberazione palestinese ed è stanca della soffocante politica bianca in città. Fantastici e con determinazione ci siamo appropriati del nostro potere nelle nostre strade. Una rivolta bella e colorata!
Uno dei partecipanti ha condiviso il suo racconto:“Ho camminato per tutto il corteo in cui, come c’era da aspettarsi, predominavano i bianchi, al contrario dello spazzone ‘Queer per la Palestina’, che era un mix bello e commovente di queer e nostri alleati. Queer che erano bianch*, ner*, mulatt*, latin*, migranti, rifugiat*, palestinesi, israelian*, ebre*, turch*, cittadin* american*, iranian*, indigen*, senza documenti, sex-workers, anarchic*, antifa…. e la lista va avanti. Molta gente si è presentato allo spezzone “Queer per la Palestina” come risposta al modo in cui le/i tedesch* bianch* avevano attaccando lo spezzone per i giorni.”
Una volta che la marcia era iniziata, un* dell/degli organizzator* ha tentato di abbattere i cartelli su cui c’era scritto “Queer per una Palestina libera. Combatti contro: razzismo, islamofobia, homo/transfobia, antisemitismo, apartheid!” le donne* queer di colore ed ebree si sono difese contro questo atto di violenza fisica. Era chiaro che non eravamo al sicuro in questa marcia. Non riuscendo a costringerci a togliere i cartelli, un/a organizzator* è andato a parlare con la polizia.
Subito dopo la polizia in tenuta antisommossa ha bloccato il nostro percorso e ci ha intimato a lasciar passare il resto delle persone, esigendo che noi restassimo indietro. A quanto pare alcun* delle/gli organizzator* hanno dichiarato che il nostro blocco non faceva parte della marcia. Con il morale alto e la paura di possibili violenze da parte della polizia, abbiamo deciso di restare ferm* e abbiamo insistito per il nostro diritto a continuare a marciare. Dopo una spaventosa e snervante resa dei conti, le/gli organizzator* hanno richiamato la polizia e noi siamo andat* avanti.
Si consideri l’assurdità e l’eccessività di questa situazione: queers di colore, migranti e rifugiat*, non sicur* ad una marcia “radicale” queer, espost* alla violenza delle/gli organizzator* e obbligat* ad affrontare la polizia (in tenuta antisommossa). Il fatto stesso che abbiamo bisogno di difenderci contro la violenza fisica e della polizia ad una marcia “radicale” queer è esasperante e profondamente vergognoso. Per non parlare dell’enorme stress e dei rischi che hanno gravato sulle/sui partecipanti al nostro blocco, compres* le/i richiedenti asilo, le/i rifugiat* e le persone senza documenti.
Le/Gli organizzator* avrebbero potuto chiamare un’assemblea dopo la marcia per consentire un impegno aperto e un dibattito su questioni importanti che ci riguardano noi tutt* come queer nella città e come attivist* a livello globale. Hanno invece dispiegato la polizia, un’istituzione conosciuta per il suo sostegno ad organizzazioni razziste, di destra e ultranazionaliste in Germania, per non parlare del ruolo strutturale nella società e della sua lunga e continuativa storia di violenza contro neri e persone di colore, trans e il popolo queer, migranti e rifugiat*. Siamo tristi e sconvolt* di fronte a questo tradimento in nome di un attivismo “radicale queer”.
Respingiamo la criminalizzazione razzista e la stigmatizzazione della lotta per una Palestina libera e delle/i suoi sostenitor*, in particolare le/i palestinesi la cui identità viene sempre equiparata con l’Islam e che sono già stat* definit* come razzist* violent* e incontrollabili. Respingiamo anche il costante controllo delle voci ebraiche in Germania. Le/I tedesch* bianchi, autoproclamatisi difensori contro l’antisemitismo, continuano ad attaccare le/gli ebre* che non aderiscono alla loro agenda politica sionista. Siamo solidali l’uno con l’altro, contro la repressione bianca e l’appropriazione delle voci delle/gli ebre*, delle/i ner*, delle persone di colore e delle/gli indigen*. Marciamo insieme.
L’house-project anarco-femminista Liebig34 ha cancellato il party previsto dopo la marcia, in protesta per il coinvolgimento della polizia. Hanno annunciato su Twitter: “niente polizia al Pride! Non pensiamo che sia il momento di festeggiare dopo quello che è successo oggi alla #radicalqueermarch. Per questo cancelliamo il party al #liebig34”. Ringraziamo il Liebig34 per questo atto di solidarietà.
E PER QUANTO RIGUARDA I SIMBOLI NAZIONALISTI?
Si, eravamo a conoscenza della richiesta delle/gli organizzator* di evitare simboli nazionalisti e nomi di Stati nei manifesti e nei cori. Quando diciamo “queer per una Palestina libera”, non si tratta di nazionalismo; parliamo di libertà dal colonialismo, dall’occupazione e dell’apartheid. Per tutto il XX secolo, la sinistra bianca europea ha avuto difficoltà a capire che le lotte di decolonizzazione non possono essere ridotte al nazionalismo. I popoli colonizzati lo hanno spiegato più e più volte. Ora basta! L’ormai evidente standard di accostare i colori arcobaleno alla bandiera di Israele è stato rifiutato dai/lle partecipanti alla marcia. Anche se eravamo centinaia a manifestare, il nostro blocco non aveva nessun simbolo o canto nazionalista o razzista. Ci siamo presentat* come un blocco queer-femminista esplicitamente antirazzista, per protestare contro l’ingiustizia razzista e coloniale, proprio nel posto a cui apparteniamo: la marcia queer radicale della nostra città.
ROMPIAMO IL SILENZIO
Per decenni gli spazi di sinistra e queer tedeschi hanno evitato con successo qualsiasi discussione significativa sulla Palestina e sul sostegno politico, finanziario e militare dello stato tedesco al violento stato colonialista israeliano. Per tutta una serie di ragioni, la questione è stata ignorata e ansiosamente soppressa. Questo è stato possibile, nella misura in cui la discussione rimaneva prettamente “teorica” e tra tedesch*, soprattutto bianch*. Ma quel tempo è finito! Berlino non è più così bianca. Ci sono tropp* palestinesi e altr* mediorientali, neri e persone di colore, migranti e rifugiat*, ebre* ed ebre* israelian*, per negare una discussione e un dibattito aperto. Per noi non è una questione teorica che possiamo mettere da parte: si tratta delle nostre vite, e per alcun* è una questione di vita o di morte. Queste sono le nostre strade, il nostro Pride, e porteremo le nostre fantastiche sedie se non troviamo un posto a tavola.
Ancora una volta, la comunità di colore queer in supporto alla Palestina e i loro alleati sono stati accusati di “dirottare” la parata e di aver “distrutto l’alternativo CSD”. Questa è un’ulteriore dimostrazione che per alcun* i nostri diritti, le nostre voci sono solo oggetti di scena secondari e che vengono accolti solo fin quando rimaniamo in silenzio, fino a quando non reclamiamo il nostro potere come persone con le nostre prospettive politiche e i nostri desideri. Questo non fa che alimentare l’approccio all’integrazione razzista mainstream dello stato tedesco, contro il quale quelle stesse voci bianche si oppongono. Quindi se c’è qualcun* che ha “dirottato” la parata e causato divisioni, sono proprio quell* che si rifiutano di ascoltare e di impegnarsi a costruire un dibattito vero e proprio. Sono quell* che emarginano e criminalizzano le voci di ogni colore a beneficio dei sentimenti bianchi di conforto e del predominante dominio bianco.
Noi siamo qui. Noi siamo queer.Siamo internazionalisti che marciano per una politica femminista intersezionale, per la liberazione trans, per i diritti delle/i sex workers, per la libertà di movimento e il diritto di rimanere, per una Palestina libera, per solidarietà con le comunità LGBTQI in Turchia, La Russia e ovunque, per la libertà e la giustizia per tutt*. E noi non saremo mess* a tacere!
CHI SIAMO E COME ADERIRE
Questa è stata un’azione spontanea. Siamo individui, per la maggior parte donne* queer, attiv* in vari gruppi per una Palestina libera e siamo indignat* per la vergognosa strumentalizzazione del discorso antirazzista per promuovere ulteriormente politiche razziste e coloniali. Non siamo (ancora) un gruppo solido e formato, ma vogliamo rimanere in contatto con ognun* di voi e rivendicare il nostro spazio come comunità queer impegnata nell’antirazzismo e nella liberazione di tutt*.
Per seguire le prossime azioni in solidarietà al popolo palestinese, puoi mettere un “like” alla pagina“Palästina Spricht Palestine Speaks”: https://www.facebook.com/Pal%C3%A4stina-Spricht-Palestine-Speaks-841053319611755/
Un ringraziamento speciale a Berlin against Pinkwashing per i bellissimi posters. Grazie a tutt* i/le partecipanti per essere venut* – non ci aspettavamo veramente questa affluenza così impressionante. È stato un onore riprenderci insieme le nostre strade e questo ha portato sicuramente molta gioia. Grazie a tutt* le/gli attivist* che lavorano da anni per rompere il silenzio sulla Palestina a Berlino. Sappiamo che azioni così potenti si basano su anni di duro lavoro e attivismo.
Per il prossimo anno, torneremo di nuovo!
COS’È LA CAMPAGNA BDS? BDS è una campagna guidata da palestinesi per il Boicottaggio, il Disinvestimento e il Sanzionamento contro lo stato di Israele, fino a quando non sarà conforme al diritto internazionale. È rivolto alle istituzioni e non ai singoli individui. In molti paesi in tutto il mondo le comunità queer radicali stanno manifestando sotto le bandiere di solidarietà con la Palestina e con la campagna BDS.Per maggiori info: https://bdsmovement.net/
Più di 40 organizzazioni ebraiche in tutto il mondo, di cui alcune sostengono la campagna BDS e altre no, stanno rispondendo alla stigmatizzazione della campagna BDS come antisemita:
Cos’è il Pinkwashing?Pinkwashing è un termine coniato da attivist* LGBT*IQ per descrivere il modo in cui gli Stati-Nazione e le società sfruttano i diritti LGBT per proclamarsi liberali e progressisti, commettendo violazioni dei diritti umani. Ogni anno lo stato israeliano ha uno stand al “Gay and Lesbian Festival” che si tiene in città e partecipa al Pride di Berlino.
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Lab Smaschieramenti per 29/06 – Con XM24, contro il nulla che avanza

Lab Smaschieramenti per 29/06 – Con XM24, contro il nulla che avanza

“E’ più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere”. Le ruspe democratiche sono il Nulla che avanza. L’uso strumentale della legalità per spazzare via l’autogestione, l’antifascismo, l’autorganizzazione di corpi e desideri non assimilabili. Vogliono chiudere l’iniziativa politica in start up, in servizi fondati sul lavoro gratuito, la vogliono depoliticizzare attraverso l’assegnazione di spazi per bandi che costringono associazioni e formazioni a convivenze forzate limitandone il raggio d’azione e di critica. Moltiplicano gli spazi per i fascisti e chiudono le esperienze di autogestione.

Noi siamo gli anticorpi, siamo quei sogni che vogliono creare spazi sconfinati, siamo quei corpi che si oppongono all’avanzata fascista, siamo quei desideri che non si addomesticano. Siamo l’isola che non c’è, siamo favole e favolose e ci saremo sempre, in ogni pensiero critico e azione diretta alla liberazione di tuttu.

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Siamo con tutte le Desy

Siamo con tutte le Desy che rischiano la vita in strada, siamo con tutte le sex worker che combattono lo stigma. Siamo contro lo squadrismo fascista che minaccia le nostre vite. Negli ultimi mesi troppi episodi di violenza, a Giugliano, a Foggia, a Roma, a Latina, a Bologna, a danno di donne trans, mostrano come il sessismo, la transfobia, la puttanofobia e il razzismo si intersechino sui corpi di molte/* di noi. Queste aggressioni ci dimostrano come il dilagante fascismo sia portatore di una volontà di vero e proprio sterminio. La nostra arma è l’autodifesa, così come la lotta che ogni giorno portiamo nelle strade e nelle case. Noi non ci fermiamo. Con tutte le Desy #nonunadimeno

Ecco il comunicato del MIT:

AGGRESSIONE TRANSFOBICA A BOLOGNA
Due notti fa nel territorio bolognese una trans sex worker sudamericana regolarmente soggiornante è stata vittima di una aggressione transfobica. Mentre lavorava in strada è stata adescata da una giovane coppia italiana (un uomo e una donna) per avere una prestazione. La nostra compagna è stata fatta salire in macchina per poi appartarsi in un parcheggio in campagna utilizzato dalla comunità delle trans sex worker latino-americane. La coppia decide di scendere dalla macchina per fumare una sigaretta e anche Desy (nome di fantasia) scende. All’improvviso viene aggredita alle spalle da altri due ragazzi italiani con delle spranghe di ferro e anche la coppia si appresta a colpire la ragazza. Oggi Desy è a casa con grosse contusioni sulle braccia e sulle gambe. Non riesce a camminare. Ci è stato chiesto di rimanere in anonimo perché Desy ha paura di rivolgersi al pronto soccorso e di denunciare l’aggressione alle autorità competenti. Come Movimento Identità Trans non possiamo non classificare questo episodio se non come di chiara matrice fascista, organizzato per colpire quella determinata categoria. Come da loro abitudine, i fascisti, da codardi quali sono, escono di notte dalle fogne per poter agire indisturbati e attaccare le persone che in quel momento non possono difendersi. Se di emergenza sicurezza vogliamo parlare in questo paese, allora non dobbiamo pensare che il pericolo arrivi dalle coste libiche ma viene direttamente dalle nostre città. I fascisti vendono armi da guerra. I fascisti incitano al caos sociale. I fascisti aggrediscono gli ultimi e gli esclusi di questa società. I fascisti sono bianchi con cittadinanza italiana. Desy preferisce rimanere anonima perché ha paura di ritorsioni e perché completamente sfiduciata che il sistema possa tutelarla in quanto lavoratrice del sesso e persona trans. Desy ha paura, nonostante il permesso di soggiorno, di non vedere tutelati i proprio diritti.
Ricordiamo che in Italia l’esercizio della prostituzione dopo la cosiddetta legge Merlin non è più regolamentata ma è in un limbo giuridico. Sono perseguibili dalla legge il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, invece l’esercizio di quest’ultima tra persone adulte è dichiarata lecita dalla sentenza della Corte di Cassazione 1 ottobre 2010 nr. 20528. Le attuali norme non garantiscono la sicurezza per le persone che praticano il sex work. Per questo auspichiamo un dibattito pubblico sul tema meno ipocrita e davvero attento ai bisogni di chi esercita il lavoro della prostituzione.

 

Link utili:

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FarsiDiVersi/RaccontiInVersi. Lettura collettiva

Anche noi saremo qui alle 18:00.

FarsiDiVersi perché i racconti InVersi siamo tutt* e Marti ci ha dato nuove parole in cui specchiarci e dalle quali partire per quei viaggi che ci lasciano cambiare insieme.

Poi troveremo la forza che ci ha sempre dato per danzare, ridere e creare insieme mondi nuovi nella poesia della lotta comune transfemminista e frocia. Ci abbrecceremo ancora, questa sera, insomma come Froce Sconfinate!

Saremo tante emozioni in un groviglio.

VEN, 14 GIU
FarsiDiVersi/RaccontiInVersi. Lettura collettiva

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Corpi fuori controllo. Contaminazioni transnazionali

(eng scroll down, all FB events available here )

Verso il B-Side Pride il Lab Smaschieramenti invita:

**Giovedì 13.06.2019 >> Autoformazione su HIV
h 18:30 al Centro delle Donne Via Del Piombo 5 (Bologna)

Scambio di saperi e pratiche con l* attivist* del Collettivo LGBTQI* Amkeni, impegnati nella lotta allo stigma e alla sierofobia e nella prevenzione dell’HIV a Malindi (Kenya).
Gli incontri di autoformazione sono pratica della Consultoria TransFemminista Queer, basati su uno scambio circolare e orizzontale di saperi, pratiche e vissuti su salute, sessualità, corpi, relazioni con un aproccio safer sex, a partire dalla consapevolezza critica per cui le malattie sessualmente trasmissibili e la loro prevenzione non sono (state) un terreno neutro, ma di costruzione dello stigma contro alcune soggettività e di disciplinamento sociale delle condotte sessuali. Quali strategie di alleanza transnazionale possiamo immaginare?

Evento finanziato da MIT – Movimento Identità Trans, Transitional States e Wellcome Trust all’interno dell’open call “Favolose verso il Pride!”

**Froce Sconfinate *Cena&Party
14 giugno 2019 h20 a Vag61via Paolo Fabbri 110 (Bologna)

Spesso lebiche, froce, trans e ragazze ribelli hanno dovuto fare le valige per trasferirsi altrove. Alcune/i scappano da famiglie oppressive, alcune/i vogliono semplicemente vedere il mondo, alcune scappano da vere e proprie persecuzioni e da paesi in cui la loro vita è in pericolo. La forza dirompente di questi corpi diversi, che lottano e rifiutano tutte le forme di oppressione, trasforma gli spazi e le relazioni.

Una cena e una festa nate dall’incontro fra froce/lesbiche/trans native, terrone, fuori sede e migranti/richiedenti asilo verso un pride di lotta in cui ribadire che non accetteremo mai alcuno- nessuno scambio politico, che baratti diritti civili riservati alle coppie omosessuali bianche con chi lascia morire persone in mare, nei campi, per strada deumanizzandole attraverso il razzismo istituzionalizzato. Cerchiamo nuove forme di complicità e di sostegno perché nessuno possa negare la dignità e l’autodeternminazione ad altru esseri umani.
Black lives matter!
Queer lives matter!

Lo dimostreremo ogni giorno, il 22 giugno al Pride e oltre.

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B-side Pride – Ascolta anche il lato B!

Ascolta anche il lato B!

Uno spezzone indipendente per partecipare al Bologna Pride del 22 giugno 2019.

Siamo singol*, associazioni, collettivi, reti, migranti, richiedenti asilo, razzializzate, native e terrone, studentesse/i/*, sieropositiv*, sex worker, frocie, lesbiche, trans*, intersex, non binarie e transfemministe. Abbiamo storie politiche e di partecipazione al movimento lgbtqi diverse tra loro.

Abbiamo contattato un esperto di team building per aiutarci a costruire un gruppo omogeneo, ma ha miseramente fallito. Restiamo diverse, ma abbiamo diverse cose in comune.

Siamo pro/positive e porteremo gaiamente nel pride i nostri corpi e i nostri bisogni, perché pensiamo sia una manifestazione politica dove renderli visibili.

Manifesteremo il nostro orgoglio in una città dove un tempo le froce da tutta Italia venivano perché sapevano che siamo tutte qua, perché con un lavoretto e due soldi potevamo permetterci un tetto e con il coraggio e la sfrontatezza di ognuna e di tutte abbiamo frocizzato le strade. Vogliamo che Bologna resti una città vissuta da chi ci vive, piena di spazi sociali e culturali realmente autogestiti.

A 50 anni da Stonewall vogliamo continuare a reinventare un movimento autorganizzato di liberazione di corpi, generi e sessualità. Un movimento che sappia produrre, a partire da sé e dai bisogni delle soggettività che lo costituiscono, un’analisi e una pratica per opporsi alla violenza strutturale dell’eteropatriarcato che produce anche l’omolesbotransbi fobia/negatività e la sierofobia. Non si tratta di discriminazioni da correggere, ma di una matrice eterosessuale da sovvertire.
Per questo non faremo l’elenco di tutte le cose che rivendichiamo per ogni specifica soggettività: allora come ora la lotta è una, trasversale e intersezionale.

Partiamo dalla materialità delle vite queer e dalla condizione di classe, non vogliamo separare i diritti civili dai diritti sociali e economici. Lottiamo per l’accesso a reddito e condizioni di vita e benessere sociale senza le quali i diritti civili sono carta straccia o diventano privilegi per le coppie gay “italiane”. Non baratteremo briciole di riconoscimento in cambio del nostro silenzio sulle morti nel Mediterraneo e sul regime di accesso ai diritti basato sul colore della pelle! Non aspettermo che la caccia alle streghe gender, già in atto nelle scuole e università, si diffonda e si affermi come metodo di controllo dei saperi e dei corpi!

Pensiamo che Nonunadimeno abbia mostrato che si può fare un movimento transfemminista e intersezionale, si può essere in tante e incidere socialmente e culturalmente. Basta aver voglia di fare politica: orizzontale, assembleare, autonoma, desiderante e non consociativa. A Verona Città Transfemminista abbiamo visto tutt* come potrebbe essere il nostro Pride!
Per contrastare la visione fascista, familista, razzista e antigender che si sta riaffermando a livello transnazionale, attraverseremo strade e piazze orgoglios* antirazzist* e liber* di essere noi stess*. Lo faremo il 22 Giugno al Bologna B-Side Pride e non ci fermeremo più! Venite con noi!”

Adesioni:
MIT – Movimento Identità Trans
Plus – Persone LGBT sieropositive Onlus
Laboratorio Smaschieramenti
Elastico fa/art
Collettiva Elettronika
La Mala Educación
Laboratorio L’isola
Il Barattolo
Ombre rosse
Ryno

Per adesioni: bsidepride@email.it

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/B-Side-Pride-337968670243305/

Hanno aderito (in aggiornamento –  potremmo avere difficoltà ad aggiornare frequentemente questa pagina a causa dei lavori programmati di manutenzione del server, per elenco adesioni aggiornato vi rimandiamo alla pagina facebook):

Pride Off – Rimini

Non Collettivo Queer – Genova

Mujeres Libres – Bologna

Noialtre – Bologna

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17 maggio – KaraOche e Party Atlantidea – Frocissime contro il pinkwashing di Israele e per la Palestina

Come Laboratorio Smaschieramenti aderiamo all’invito dei gruppi queer palestinesi a boicottare l’Eurovision di Tel Aviv. Rendiamo visibile il nostro boicottaggio organizzando un favoloso Karaoke. Sarà questo il nostro modo di celebrare la giornata contro l’omo-lesbo-tranfobia.

Da anni Israele porta avanti una strategia di branding che utilizza esplicitamente i pride, i festival di cinema LGBT in giro per il mondo, il turismo gay e i diritti lgbt per promuoversi come uno stato democratico e gay friendly e distogliere l’attenzione dalla sua sanguinosa politica di occupazione dei territori palestinesi e di oppresione e discriminazione della popolazione araba residente in Israele. L’Eurovision è parte di questa strategia di pinkwhasing.

Non svendiamo i nostri culi a nessun progetto di oppressione e le nostre ugole hanno voglia di urlarlo forte!

🔥Per farlo e per saperne di più sul Pinkwashing (che non è praticato solo da Israele), invitiamo tuttu* ad aderire alla campagna di boicottaggio (https://smaschieramenti.noblogs.org/…/boicotta-leurovision…/) e a partecipare al favoloso KaraOche.

🔥Boicottiamo tutt* assieme nel modo che meglio ci riesce: essere STAR per una notte, sgambettando e cantando le peggiori tra le migliori canzoni che conosciamo!

🔥ven 17 maggio h 20 @XM24, via Fioravanti 24, Bologna

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#boycotteurovision2019

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BEAUTY QUEEN, BEAUTY QUEER, BEAUTY CASE – Della favolosità dei nostri generi facciamo un’arma di lotta!

Il 14 aprile, a Bologna, in concomitanza con un evento Drag Queen (https://www.facebook.com/events/411524219394995/), due giovani froce sono state aggredite, all’uscita del locale Candilejas. Il fatto che dei ragazzini di 15 anni si sentano legittimati ad aggredire per reimporre il binarismo di genere dimostra ancora una volta quanto la violenza dei generi con il suo portato eterosessista sia una violenza strutturale che si riproduce in ogni ambito sociale. Una violenza strutturale spesso avvallata dalle istituzioni di ogni colore, come oggi nel clima neofascista e di attacco diretto all’autodeterminazione dei corpi delle donne, delle lesbiche, delle/dei trans, delle froce; spesso usata strumentalmente come posta in gioco politica, come nel penoso e irricevibile scambio sui nostri corpi del recente dibattito sulla legge regionale sulla omotransnegatività. Una violenza strutturale che combattiamo ogni giorno individualmente e collettivamente attraversando e risignificando le città transfemministe: a Verona, a Bologna e ovunque.

 

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BOLOGNA CITTÀ TRANSFEMMINISTA


La reazione scomposta alla marea femminista che il 30 marzo, in occasione delle tre giornate di Verona Città Transfemminista organizzate da NON UNA DI MENO, ha riempito le strade di Verona, non si è fatta attendere nemmeno a Bologna. Continue reading

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