Spazio all’unicorono! Aperitivo di autofinanziamento di Smaschieramenti e Consultoria Queer

Stanca dei Pride passerella?
Alla collaborazione preferisci l’autorganizzazione?
Al decoro urbano, il decorativismo estremo?
Meglio la frocianza erratica del party d’ordinanza?

Se hai risposto sì almeno a tre domande, sei pront* a salire sull’unicorno di Troia.
(Timeo danaos, et dona ferentes)

Venerdì 23 giugno, aperitivo benefit per il Pride e la Campeggia transfemministaqueer
Orgoglio sì, ma indecoroso e libero!

Barattolo, via del Borgo di San Pietro 26/a, Bologna

h 19.00-0.30
Djset Atlanticyborg

By Laboratorio smaschieramenti, consultoria transfemminista queer

Posted in General | Leave a comment

Non una insegnante di meno

Leggiamo sui giornali la storia di un’insegnante precaria messa alla gogna in quanto una sua foto sarebbe presente su un sito hard sotto uno pseudonimo che contiene la parola “trans”. Non sappiamo se la persona la cui foto appare su questo sito sia veramente la prof in questione. E francamente non crediamo sia rilevante: ci interessa invece denunciare la violenza contenuta nelle reazioni che questa foto ha provocato.

Gli articoli che sono comparsi sulla stampa e le parole dell’assessora all’istruzione della regione veneto Elena Donazzan sono carichi di un ributtante miscuglio di transfobia e trans-misoginia, di sessuofobia, di stigmatizzazione di ogni tipo di sessualità che non si celi pudicamente dentro la stanza da letto coniugale e di violenza contro chi svolge lavoro sessuale.

L’assessora chiede l’eliminazione dalle graduatorie di questa insegnante, e si è addirittura spinta ad affermare che le persone trans non possano insegnare o lavorare a contatto con i minori.

Esprimiamo la nostra solidarietà all’insegnante, e a tutte le donne che si siano trovate in situazioni simili. Rafforziamo la nostra determinazione nella lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne, ma oggi in modo particolare contro la violenza fisica, verbale, economica e politica verso le donne trans, verso le lavoratrici del sesso, verso le donne che per qualunque ragione hanno proprie foto in qualche tipo di sito erotico.

Oltre a colpire una singola donna, questo episodio mira a intimidire tutte le donne e gli uomini trans e le persone di genere non binario, intimando loro di nascondere la loro storia e il loro corpo come una vergogna, e a spaventare, in generale, tutte le lavoratrici che, secondo la morale bigotta e sessista di gente come l’assessora Donazzan, avrebbero “qualcosa da nascondere”.

Sebbene la legge non sia mai stata il nostro riferimento per distinguere ciò che giusto e ciò che è sbagliato, ci troviamo costrette a ricordare che nè la pornografia nè la prostituzione fra adulti consenzienti sono reati per la legge italiana, anche se con stratagemmi amministrativi e discorsi stigmatizzanti si ottiene l’effetto di far credere che lo siano.

Elena Donazzan ha anche sostenuto che è scandaloso che gli insegnanti vengano assunti “solo sulla base di un titolo di studio”, senza verificare le loro “qualità morali”. La retorica della meritocrazia, che da tempo viene utilizzata per giustificare la precarizzazione sempre più spinta degli insegnanti della scuola pubblica, sconfina adesso nella polizia morale.

Fra “i giovani” che i moralisti vorrebbero proteggere da qualsiasi contatto con persone o argomenti trans ci sono di certo ragazzi e ragazze trans, dichiarat* o meno; di certo ci sono ragazzi e ragazze molto meno sessuofobi e sessisti degli adulti che pretendono di educarli e di “proteggerli”. Le dichiarazioni dell’assessora Donazzan e di tutti quelli e quelle che fanno discorsi simili offendono anche loro.

Non contate sul nostro silenzio, ma solo sulla nostra rabbia.

SomMovimento NazioAnale

Posted in General | Leave a comment

FROCIE A BESTIA PER L’AUTOGESTIONE

Il laboratorio Smaschieramenti sostiene e partecipa alla giornata di autogestione e resistenza del 4 marzo indetta da Xm24. Anche noi frocie trans lelle e femministe abbiamo amato e amiamo Xm24, un luogo dove abbiamo lavorato per sostenere percorsi di autodeterminazione per le nostre soggettività eccentriche e precarie. Anche noi abbiamo denunciato la retorica istituzionale della collaborazione e della cittadinanza attiva che nasconde logiche clientelari e di creazione del consenso, persegue il progetto di privatizzazione e dismissione del welfare, sostituisce i servizi con lavoro volontario a costo zero. Una logica della sussidiarietà che svuota politicamente le esperienze di autorganizzazione, e che si accompagna alla criminalizzazione di queste realtà quando non si limitano ad adeguarsi ad un modello imposto dall’alto. L’idea del comune di sostituire Xm24 con una “casa di associazioni” da selezionare tramite apposito bando mostra ancora una volta il tentativo di rimpiazzare i soggetti politicamente autonomi con “entità docili”, ricattabili e funzionali al progetto di governance neoliberale. La vicenda di Xm24 è l’ennesima conferma che, dietro la retorica partecipativa, il governo della città mette in discussione arbitrariamente e unilateralmente i progetti culturali sociali e politici dal basso, minacciando e attuando sfratti e sgomberi che vanno a colpire le realtà che si autorganizzano per rispondere collettivamente ai bisogni sociali.Come frocie, lesbiche trans e femministe continuiamo invece a portare avanti percorsi che partono proprio dai bisogni e dalla materialità delle vite queer/precarie. Bisogni che non trovano espressione e soddisfazione nei circuiti della socialità mercificata e nella cornice di servizi istituzionali erogati dall’alto, ma che necessitano di luoghi politici orizzontali e antigerarchici come Xm24, luoghi di messa in comune di saperi ed esperienze, per esprimersi e organizzarsi, per sperimentare alternative all’eterosessualità obbligatoria, ai ruoli di genere binari, alla crescente omologazione delle sogettività lgbt. Per questo motivo saremo in piazza con Xm24 con il progetto della Consultoria TransFemminista Queer Autogestita: un progetto che mira a fare emergere, mappare e soddisfare collettivamente e in autonomia i bisogni di donne lesbiche, trans, frocie e femministe relativi a salute, benessere, sessualità, autodeterminazione di genere, contrasto alla violenza di genere e del genere. Attraverseremo le piazze della giornata dell’autogestione per fare emergere, con un’autoinchiesta  video, quei bisogni e quelle esperienze che eccedono il modello di governance neoliberale che informa le politiche di questa città, e che reclamano spazi di esistenza autonoma. Xm24 non si tocca!

Ci troverete

alle 12,30 biciclettata da XM24

alle ore 14 in Piazza di Porta Santo Stefano e in vari altri luoghi e momenti della giornata di sabato

… e #ovunque

Lab Smaschieramenti

Posted in documenti, interventi, articoli di smaschieramenti | Leave a comment

Il Laboratorio Smaschieramenti si unisce alla lotta delle e dei migranti e alle realtà solidali contro la riaperture dei Cie.

La violenza degli apparati di stato contro le donne migranti è testimoniata dalla morte di Sandrine Bakoyoko nel Cpa di Cona, ennesimo tragico episodio che svela l’orrore del sistema italiano ed europeo che quotidianamente costringe le/i migranti in condizioni disumane e reprime qualsiasi forma di autorganizzazione.

In questo contesto, sono grottesche e palesemente false, le dichiarazioni trapelate dal ministero dell’interno, per le quali l’80% dei richiedenti asilo si dichiarerebbe omosessuale: dimostrazione di quanto la deriva omonazionalista – intesa come inclusione differenziale e vittimizzante di omosessuali, lesbiche e trans nel quadro nazionalista – sia ormai affermata anche in Italia.

Come lesbiche, trans*, gay e transfemministe ribadiamo la nostra opposizione alle retoriche razziste della civiltà, in nome della quale troppo spesso negli ultimi anni il movimento lgbt mainstream ha rivendicato briciole di diritti, supportando di fatto narrazioni e immaginari islamofobici e xenofobi. Anche la violenza contro le donne è stata strumentalizzata da più parti per rappresentare il maschio migrante come unica incarnazione di una cultura patriarcale e retrograda. Il discorso politico e mediatico proietta sui migranti la minaccia sessista e transomofoba alle libertà e ai diritti di gay, lesbiche e trans per mascherare il proprio eterosessismo strutturale e per neutralizzare le rivendicazioni e le lotte transfemministe e froce. Oggi mentre in tutta Europa queste retoriche vengono mobilitate per legittimare la riapertura dei Cie e le politiche di espulsione, noi ribadiamo che la violenza contro le donne e tutte le soggettività eccentriche non ha nazione e che la si combatte con la complicità alle lotte di autoderminazione dei\delle migranti e costruendo reti transnazionali dal basso contro la violenza del maschile egemonico.

Aderiamo al presidio di solidarietà in via Mattei, sabato 7 gennaio alle 10.30 e invitiamo tuttu a partecipare.

Posted in General | Leave a comment

Dom 13 Nov – Assemblea aperta del lab Smaschieramenti per la costruzione dello spezzone transfemminista queer

Il Laboratorio Smaschieramenti è nato a seguito della grande manifestazione contro la violenza maschile contro le donne del 24 novembre 2007 a Roma: una manifestazione alla quale gli uomini non erano stati invitati. Piuttosto che criticarla, allora abbiamo deciso di lasciarci interpellare da questa decisione: per questo abbiamo costituito un gruppo misto, formato da soggettività codificate come “donne” e soggettività codificate come “uomini”, con relazioni omosessuali, lesbiche e/o eterosessuali, che riflettessero a partire dai propri diversi posizionamenti sul privilegio maschile, sulla sua costruzione sociale e culturale e su come sabotarla.

Parlare di violenza maschile significa individuare un meccanismo che determina e condiziona continuamente le nostre esistenze. Non si tratta di un fenomeno isolabile dal resto, di un incidente di percorso, o soltanto di un cattivo comportamento da cui prendere le distanze: la violenza maschile sulle donne è parte integrante della nostra società e della nostra cultura, che vogliono tenere ben distinti due sessi e due generi  a sostegno del regime eterosessuale. Agli estremi di questo continuum della violenza ci sono la violenza fisica, lo stupro, l’uccisione.

Ma questo vuol dire che essendo tutte/i/*  implicat@, tutte/i/* abbiamo la possibilità di fare qualcosa per smontare un piccolo pezzo di quel grande sistema culturale che sostiene la violenza maschile contro le donne e contro chi trasgredisce i confini dei generi sessuali.

Dal 2008 ad oggi abbiamo contribuito a costruire una presa di parola e una pratica politica sempre più allargata delle soggettività transfemministequeer che ci ha portate a condividere la proposta del documento e la convocazione dello spezzone transfemminista queer nella manifestazione del 26 novembre a Roma.

Per discutere di tutto questo e costruire insieme lo spezzone transfemminista queer, invitiamo tutte/i/u alla nostra assemblea aperta, domenica 13 novembre alle 20 presso il Centro delle Donne, in via del Piombo 7.

Nel corso dell’assemblea sarà anche possibile acquistare i biglietti dell’autobus per andare a Roma il 26.

seconda13n-4

Posted in General | Tagged , , | Leave a comment

26N: Per uno spezzone transfemminista queer al corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne

In moltissime parti del mondo – in Sud America, in Polonia, in Spagna – le donne stanno occupando le strade: femministe, trans*, sex workers, soggettività lgbtqi, tutt* insieme con i propri corpi e le proprie rivendicazioni, incrociano le braccia per dire basta ai femminicidi e alla violenza di genere e per affermare la propria autodeterminazione. Il prossimo 26 novembre, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne, si scenderà in piazza a Roma con un grande corteo nazionale al grido di “Non una di meno”vogliamo esserci come lelle, froce, trans*, puttane e terrone con uno spezzone transfemminista queer aperto a tutt* coloro che fanno della lotta alla violenza eteropatriarcale, all’eterosessualità obbligatoria e al binarismo di genere una priorità.

La violenza maschile contro le donne non deve e non può essere in alcun modo relativizzata. Allo stesso tempo, la nostra esperienza della violenza di genere mette in evidenza i nessi tra violenza maschile, eteronormatività e imposizione del binarismo di sesso-genere.
Come transfemministe queer siamo costantemente in lotta per costruire un mondo libero dalla violenza di genere, la cui enormità è davanti ai nostri occhi ogni giorno con un vero e proprio bollettino di guerra. Ma la violenza non è solo quella rappresentata mediaticamente, non è un elemento disfunzionale rispetto ai presunti normali rapporti tra uomini e donne, non è l’eccezione nel mondo etero-cis-patriarcale, ma è un fenomeno sistemico e strutturale. Al cuore di questa violenza ci sono l’eteronormatività e l’eterosessualità obbligatoria che producono un sistema di generi rigidamente binario, secondo il quale la propria “maschilità” o “femminilità” e i ruoli sociali dipenderebbero dal sesso assegnato alla nascita. In questa cultura, “maschile” e “femminile” sono generi costruiti come opposti, complementari e asimmetrici: tutto ciò che è “femminile” occupa un posto inferiore. Chiunque provi a ribellarsi alla norma che determina quale posto bisogna occupare nel mondo, che sia una donna che sceglie di lasciare il marito violento o un* adolescente che scappa da una famiglia che non le/gli permettere di scegliere liberamente come vivere il genere, la sessualità e i legami affettivi, viene colpit* dalla violenza di questo sistema, viene ricondott* all’ordine e, se continua a ribellarsi, uccis* o suicidat*.

Questa violenza ha una profonda radice patriarcale che cerca continuamente di reimporsi contro l’autonomia delle donne e i percorsi di autodeterminazione di tutte le soggettività che resistono all’eteronormatività e si ribellano al binarismo di genere: perché la matrice della violenza che colpisce le donne – cis, trans*, etero, lesbiche, queer, bi – è la stessa che produce la violenza contro tutte le soggettività che trasgrediscono la norma etero e cis, che si rifiutano di riprodurre la maschilità egemonica o di identificarsi come donne nonostante l’assegnazione alla nascita. Anche in questo senso, diciamo che la violenza di genere è violenza maschile: perché è prodotta dal funzionamento coerente della maschilità egemonica, che si costruisce come naturale e spontanea attraverso la delegittimazione e la repressione di ogni altra forma di mascolinità non normativa, non etero, femminile, lesbica, gay, trans*.
Non si tratta quindi di aggiungere altre soggettività alla lista delle vittime, ma di affermare che la violenza di genere è prodotta dalla violenza DEL genere, dall’imposizione di due sessi-generi normativi a sostegno dell’eterosessualità obbligatoria, all’interno di una cornice familista e riproduttiva. Questa violenza trova terreno fertile nella centralità sociale attribuita alla famiglia nucleare e alla coppia – intesa come unico luogo legittimo di realizzazione emotiva e di espressione dell’amore e al contempo come spazio eminentemente “privato” (“tra moglie e marito non mettere il dito!”)- e nell’immaginario dell’amore romantico: un immaginario che si nutre di senso del possesso, gelosia, esclusività, annullamento di sé e fusione simbiotica, isolamento nella coppia, non solo produce linfa per la violenza ma finisce anche per legittimarla.

In questo contesto, alla maschilità egemonica fa da contrappunto una femminilità normativa, a cui tutt* coloro che sono stat* assegnat* donne alla nascita sono chiamate ad aderire, prestandosi più o meno gratuitamente al lavoro di cura, affettivo e materiale e di riproduzione e naturalmente all’eterosessualità e alla maternità obbligatorie. Proprio a quest’obbligo ha tentato di ricondurci recentemente il fertility day, così come ci provano continuamente gli attacchi alla libertà di scelta (non) riproduttiva messi in atto dai cosiddetti obiettori di coscienza negli ospedali pubblici, che svuotando di fatto la legge 194 nel nome di un modello e un ruolo femminile destinato alla maternità, mettono a rischio non solo la libertà ma anche la vita stessa delle donne.
Non ci stancheremo mai di ricordare, inoltre, che la violenza del genere, agisce indipendentemente dalla provenienza o dalla cosiddetta “cultura” di chi la compie. Rispediamo quindi al mittente ogni lettura femonazionalista e omonazionalista della violenza contro le donne, che produce degli “altri” razzializzati (migranti, musulmani o terroni che siano), che proietta le proprie strutture eteropartiarcali su altre culture provenienti dal Sud, non solo in senso geografico, rappresentandole come meno “civili” e intrinsecamente violente, tradizionali o arretrate. Le narrazioni razziste della violenza strumentalizzano le nostre lotte per occultare il fatto che la violenza non è esterna e lontana, ma un elemento che struttura tutta la società e solidifica la comunità nazionale.

Contro la violenza del genere e di genere, contro la riproduzione della maschilità egemonica e la complicità con essa, come invito a ribellarsi anche alla femminilità normativa, vogliamo rilanciare la prospettiva dello sciopero dai/dei generi, come pratica di lotta quotidiana, di sottrazione dalle performance binarie dei ruoli di genere socialmente imposti.
Alla centralità sociale della relazione monogamica e all’immaginario romantico ci ribelliamo continuando a costruire e sperimentare molteplici forme di intimità, reti di affetti e di cura non centrate sulla coppia, perché gli affetti e le relazioni sono sempre un fatto politico, non solo quando diventano violente! Se è vero che la violenza di genere si riproduce anche dentro le relazioni non etero e queer, nella misura in cui abbiamo introiettato i codici egemonici e binari della coppia ruolizzata, nei quali siamo stat* cresciut*, risulta ancora più importante – contro ogni forma di etero e omonormatività – riaffermare il desiderio, la pratica e l’importanza politica delle altre intimità e delle forme di relazione e affetto alternative.
Crediamo che non sia possibile vincere la battaglia contro la violenza eteropatriarcale senza tessere fili di connessione tra di noi, senza leggere le intersezioni che ci sono tra l’essere donna, frocia, lesbica, trans*, queer, intersex, migrante, sex worker, terrona in una società maschile e maschilista, eterosessista e violenta, che cerca con ogni mezzo di incasellarci e ricondurci tutt* all’ordine, nelle case, sul lavoro, a scuola, per strada, nelle relazioni, nelle istituzioni e nei servizi pubblici.
Per questo, abbiamo deciso di costruire uno spezzone transfemminista queer alla manifestazione del 26 novembre, per creare lo spazio e il tempo per incontrarci, riconoscerci e posizionarci le une a fianco de* altr* nella lotta contro la violenza di genere. Perché chi ci vuole divise per disciplinarci ci troverà tutt* insieme a urlare furiose nelle strade e nelle piazze: NiUneMenos!

Per aderire, commentare, costruire insieme lo spezzone transfemministaqueer come singol* o come gruppo, collettivo, branco, s/banda, scrivi a transfemminista@canaglie.org

Posted in General | Tagged , , , | Leave a comment

Il genere secondo Atlantide

Il 9 ottobre sarà passato un anno dallo sgombero di Atlantide. Intanto arrivano degli avvisi di fine indagine per occupazione e danneggiamento a due compagne, individuate durante il percorso di confronto con il Comune di Bologna sul trasferimento di Atlantide in via del Porto 11/2: uno spazio tuttora vuoto e inutilizzato, così come il Cassero di Porta Santo Stefano. Come abbiamo denunciato a giugno dal palco del BolognaPride, è questo che accade nella “città della collaborazione” a chi dialoga con le istituzioni ma lo fa da una posizione autonoma, da pari a pari, e rivendicando l’autogestione.
Nonostante questo, Atlantide non è morta, ma è più viva che mai ed è ovunque. Il Centro di ricerca indipendente e l’achivio queer eccentrico che abbiamo voluto intitolare alla nostra indimenticabile compagna Alessandro Zijno lavora per conservare e diffondere i saperi che nascono dalle lotte frocie e femministe.

Il centro inaugura la sua attività proprio partendo dalla presentazione performativa di un libro scritto collettivamente, che è già un archivio del presente e una mappatura delle lotte TransfemministeQueer, delle teorie dal basso e dei saperi del movimento. Saperi che nascono e circolano nelle strade, nelle piazze, negli spazi autogestiti e che in piazza ritornano, per sottolineare che non c’è sussunzione dei saperi che possa neutralizzare le soggettività in lotta. E che il bisogno di spazi autogestiti e transfemministi queer è sempre urgente, anche per sabotare l’accademia e l’industria culturale neoliberali.

Come emerge dai contributi del libro, il campo e il potenziale di risignificazione e sovversione della categoria “genere” indica anche lo spazio di agibilità politica per le soggettività transfemministequeer schiacciate tra la controffensiva neofondamentalista da un lato e attirate dalle promesse del neoliberismo dall’altro. Nella resistenza contro sentinelle in piedi e nogender, che ormai possono ufficialmente vantare tra le loro fila papasanfrancisco, nella sottrazione al diversity management delle imprese gay friendly e nel rifiuto dell’omonazionalismo che arruola gay e lesbiche nella cornice nazionalista e islamofobica, si apre lo spazio di autodeterminazione che vogliamo materializzare nello spazio pubblico con la performance.

Abbiamo immaginato il centro di documentazione come un archivio dei sentimenti, dei saperi e delle pratiche politiche trans-femministe-frocie: uno spazio di intersezione tra attivismo e ricerca e di riflessione sulla loro relazione, perché vogliamo pensare all’attivismo come una forma di ricerca e alla ricerca come una forma di attivismo, e ad entrambe come pratiche incorporate e situate. Il centro sarà un luogo di critica alle forme di storicizzazione e di memoria, uno spazio di produzione di una genealogia del presente, una potenzialità sempre aperta di condividere saperi indisciplinati.
Il centro di ricerca e l’archivio queer prenderanno la forma che vorremo dargli collettivamente, per questo chiediamo a ognun* di portare in piazza un oggetto o un’idea che ritiene importante o necessario includere in un archivio pensato non per museificare o cristallizzare la nostra storia in una memoria inerme, ma per potenziare soggettività e lotte nel presente.

Posted in General | Leave a comment

sab 8 ott 16 – A un anno dallo sgombero di Atlantide…

…Saperi che nascono dalle strade, dalle piazze, negli spazi autogestiti e che in piazza ritornano…

A un anno dallo sgombero di Atlantide, il Centro di ricerca indipendente e archivio eccentrico transfemministaqueer “Alessandro Zijno” di Atlantide

invita tutt* alla performance-presentazione di piazza di

Il genere tra neofondamentalismo e neoliberismo (ombrecorte, 2016)

sabato 8 ottobre, dalle ore 16, in piazza di porta Ravegnana, Bologna

 

Porta un oggetto o un’idea per l’archivio! Maggiori informazioni sul blog di Atlantide R-esiste.

il-genere-fra-nf-e-nl

*Indice del libro

*Intervista a Radio Città del Capo del 4/10/16

*Il comunicato l’Effetto Farfalla, del 10 ottobre dell’anno scorso.

Oltre che performativamente in piazza sabato 8, il libro sarà presentato anche venerdì 7 ottobre alla Libreria delle donne di Bologna.

Posted in General | Tagged | Leave a comment

Il genere tra neoliberalismo e neofondamentalismo

a cura di Federico Zappino, Ombre Corte, 2016

Indice del volume: Continue reading

Posted in General | Leave a comment

Coltiviamo i nostri desideri contro il fertility day!

 

Fertility banner

GIOVEDÌ 22 SETTEMBRE, h. 17, sotto le due torri  Coltiviamo i nostri desideri contro il fertility day

LUNEDI’ 19 SETTEMBRE, h 20.30, Assemblea contro il Fertility Day e il “Piano nazionale per la fertilità” presso Palazzina delle donne, Via del Piombo 5.

 

Perché opporsi al Ferility Day? I motivi sono tanti, tantissimi.

Il Fertility Day insulta le persone, e in particolar modo le donne, che hanno scelto di non avere figli, che non possono averne o alle quali è capitato di non farne.

Il Fertility Day promuove un modello di vita obbligatoriamente eterosessuale, popolato di spermatozoi e ovuli che sembrano dotati di vita propria e che hanno il potere di determinare il destino e i ruoli dei corpi che li contengono.

Il Fertility Day veicola il messaggio che fare figli sia una sorta di dovere verso lo stato e la società, una necessità per tenere in piedi il sistema di welfare, e cerca di farci credere che se il welfare cade a pezzi la colpa è nostra e non delle politiche di austerity e del capitalismo.

Il Fertility Day drammatizza la preoccupazione medica per i problemi di fertilità, cercando di farla passare per una questione scientifica neutra quando in realtà ha scopi chiaramente politici.

Vogliamo dire in modo chiaro e determinato che:

– non è una questione di forma ma di contenuto. Al di là dell’orrenda campagna pubblicitaria, gli intenti del Fertility Day, ma soprattuto del Piano Nazionale per la Fertilità di cui questa disgustosa iniziativa fa parte, sono inaccettabili e li combatteremo in ogni ambito

– Rivendichiamo la gioia, la legittimità, l’orgoglio delle pratiche sessuali e delle scelte non riproduttive

– Vogliamo fare o non fare bambini se e quando ci pare

– La specie umana al momento non è a rischio estinzione, anzi minaccia l’ecosistema più di ogni altra specie vivente

– Vogliamo reddito, casa, welfare per poter autodeterminare le nostre vite, non necessariamente per fare bambini

–   Il peso della conciliazione lavoro-famiglia cade spesso sulle spalle delle donne, solo a coprire la totale deresponsabilizzazione dei padri e dello stato e a farci accettare il doppio lavoro senza protestare. Noi invece vogliamo lavorare meno ma lavorare tutt*

– Le supermamme che fanno i salti mortali per conciliare bambini e lavoro non hanno bisogno di qualcuno che dica loro quanto sono brave, lo sanno già! Rivendichiamo una divisione più equa del lavoro domestico e di cura fra uomini e donne, servizi efficienti e meno sfruttamento sul lavoro. Lavorare meno ma lavorare tutt*!

– Non è la modernità che ha spinto le donne fuori dalle case e dal ruolo obbligatorio di madre, come suppone il Piano Nazionale per la Fertilità. Sono state le donne che hanno lottato per uscirne e non vi si lasceranno ricondurre.

Il Fertility Day invita a farsi carico privatamente della propria salute sessuale come se questa iniziasse e finisse con una gravidanza. Per fortuna, la sessualità e il piacere sono mille cose in più.

In un paese in cui più del 70% del personale medico si rifiuta di praticare interruzioni volontarie di gravidanza con la scusa dell’obiezione di coscienza, in cui si multano fino a 10 mila euro le donne che abortiscono fuori da un ospedale pubblico, in cui la legge esclude i/le single e le persone omosessuali dall’adozione e dalla fecondazione assistita, continuiamo a lottare per l’autodeterminazione delle scelte riproduttive e affettive, continuiamo a costruire relazioni di affetto, intimità e supporto oltre la famiglia nucleare e a godere di tutti piaceri di cui i nostri corpi sono capaci.

Ci vediamo il 22 settembre in Piazza di Porta Ravegnana alle ore 17

Favolosa Coalizione

 

Posted in General | Tagged , | Leave a comment