Il Pride non è la Festa del Ringraziamento

Il Bologna Pride di quest’anno cade in una strana transizione di governo della città. Il piano liscio della apparente continuità “democratica” è stato infatti irrimediabilmente increspato dai precedenti cinque anni di amministrazione e la nuova giunta non può dunque sperare che il consenso ottenuto con gli appelli al voto di “paura” in chiave anti-leghista, peraltro piuttosto tiepido, possa avere effetti duraturi.
Crediamo che alcuni posizionamenti espressi in seno all’associazionismo nell’ultima fase della campagna elettorale siano espressione di una comprensibile necessità di conservare spazi di agibilità politica per la comunità LGBT e femminista in questa città e che questo la dica lunga su quanto i processi di ristrutturazione delle forme del potere in senso autoritario stiano invece restringendo il nostro campo d’azione.
Giova certamente, quindi, ricordare e ricordarci ancora una volta che quegli spazi, simbolici e materiali, mai ci sono stati concessi, ma che sono invece stati conquistati in decenni di mobilitazioni e di lavoro politico e sociale, di tutti e di tutte.
Il governo della città e del paese non può dunque aspettarsi “riconoscenza” e “gratitudine” eterna e incondizionata di donne, gay, lesbiche, trans*  per un “riconoscimento” temporaneo e condizionato attraverso atti minimali e da lungo tempo dovuti.

Il tentativo di costruirsi un’immagine gay-friendly giocando al ribasso sulle nostre vite attraverso la legge sulle unioni civili, infatti, non regge di fronte ai molteplici piani di esclusione che il “mercato” del riconoscimento, direttamente o indirettamente, porta con sé. Continuano infatti a non avere “cittadinanza” non solo tutte quelle forme di relazione e affettività che viviamo e che non riproducono il modello della famiglia eterosessuale, ma anche i figli e le figlie delle coppie omosessuali. Rimangono escluse le masse di froce lesbiche e trans precari*, ipersfruttat* o disoccupat*, le cui vite anche affettive e sessuali sono distrutte dalla mancanza di casa, reddito, tempo libero dal lavoro, di spazi di socialità e di soggettivazione politica non commerciali/non istituzionali. Vengono continuamente ostracizzate le froce, lesbiche trans* migranti che insieme a tutt* coloro che provano ad entrare nella fortezza europa o a camparci decentemente, vengono deportat*, perseguitat*, marginalizzat*, anche con la scusa della difesa di una presunta “civiltà” dalla “barbarie”.
Ma come non siamo disposte a lasciare che la nostra lotta contro eteronormatività e sessismo venga strumentalizzata dalla destra neofondamentalista per alimentare razzismo e islamofobia, non siamo nemmeno disposte a mostrare gratitudine per i tentativi neoliberali di includerci in un sistema che produce violenza e miseria.

Nello sconsolante panorama italiano, segnato da un discorso pubblico pesantemente omofobico, da una grave “arretratezza”, sia sul piano dei diritti civili LGBT, sia su quello della giustizia sociale, le campagne pubblicitarie costruite da alcune aziende in favore delle “nuove famiglie”, hanno infatti avuto grande visibilità nel recente dibattito sulle unioni civili. Un posizionamento ammiccante che è stato salutato da molti come coraggioso e autentico, quasi fosse disinteressato, tanto che nessuno si è azzardato a definirlo per quello che è: una pratica di pinkwashing aziendale che propaganda un’immagine dell’impresa favorevole alle diversità di genere e sessualità per ottenere un ritorno in termini di vendite e per ripulirla da altre pratiche molto meno presentabili rispetto al mantra della responsabilità sociale: quelle che rendono sistematico lo sfruttamento del lavoro precario con turni massacranti, la partecipazione alla speculazione finanziaria e lo sfruttamento dell’ambiente sociale e naturale.

Al premio di consolazione rappresentato dalle promesse di riconoscimento di progetti di vita privati, di talenti e competenze individuali, o di progetti collettivi in cambio della loro trasformazione in impresa o servizio, noi continuiamo a preferire il lusso della critica ai dispositivi di valorizzazione capitalistica di tutte le soggettività e continueremo ad opporre i legami di solidarietà e affetto e la sperimentazione di reti di neomutualismo che emergono dall’autogestione e dall’autorganizzazione transfemminista queer.

Per questo non smetteremo di aprire spazi, fisici e politici, per radicare i percorsi di lotta e autodeterminazione di gay, lesbiche, trans* e, al tempo stesso, continueremo a debordare e contaminare lo spazio pubblico: spazi fisici come Atlantide, che abbiamo abitato per molti anni, spazi politici di contaminazione del discorso pubblico, come le reti che abbiamo contribuito a costruire, dalla Favolosa Coalizione al Sommovimento nazioAnale. Spazi e percorsi di autonomia transfemminista queer ai quali anche il governo di questa città ha scelto di rispondere con muri e sgomberi, tentando di ridurne il portato sociale e politico a una questione di ordine pubblico.
Per questo, non ci sentiranno ringraziare per quello che ci siamo orgogliosamente conquistate, non ci vedranno festeggiare le briciole concesse con le unioni civili, ma continueranno, piuttosto, a vedere la propria faccia sbattuta sui loro stessi muri.

Le Atlantidee

L’appuntamento per chi vuole concentrarsi e partecipare con noi e la Favolosa Coalizione al corteo del Pride è per domani, sabato 25 giugno, al Parco del Cavaticcio, entrando dal cancello di via Azzo Gardino, dalle 14.30 in poi!

bricole

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VeniamoAlDunque

Sabato pomeriggio la prima manifestazione nazioAnale transfemminista queer autonoma dal titolo “Veniamo Ovunque” – che il sindaco di Bologna aveva pubblicamente chiesto di impedire – ha turbato la normalità di questa città-vetrina non solo per le parrucche colorate e i corpi sessualmente anomali, ma soprattutto perché diceva cose “oscene”: gay e lesbiche che non dicono grazie per le briciole di riconoscimento che gli sono state concesse, che nemmeno chiedono il matrimonio, che piuttosto vogliono la dote; che non parlano contro le discriminazioni sul lavoro ma contro il lavoro; che vogliono costruire consultorie per la gestione della propria salute e non essere utenti paganti e normalizzati; che si schierano con i/le migranti e rifugiat*, contro le deportazioni e contro chi cerca di farci credere che il sessimo e l’omofobia siano minacce portate da chi viene da “fuori”. Oscenità che abbiamo escogitato e maturato negli ultimi quattro anni nella rete del SomMovimento nazioAnale, formata da collettivi e singole/i/u provenienti da svariate città, e che ha contaminato una molteplicità di percorsi. Abbiamo attraversato lo spazio pubblico con una manifestazione totalmente autorganizzata che ricorda a tutt* che senza casa, senza reddito, lavorando in condizioni di sfruttamento e precarietà, con l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza gravemente minacciato, con la privatizzazione della sanità, con gli sgomberi degli spazi di autogestione, socialità e iniziativa politica transfemminista e frocia nessun* è veramente libera di amare, di scopare, di autodeterminarsi. Insieme a noi c’erano realtà cittadine e singole/i unite dall’intersezionalità delle lotte e dal bisogno di spazi di socialità e di sessualità liberata, di autogestione e autonomia.

Lungo il percorso, abbiamo scelto di occupare una parte della stazione di via Zanolini perché è un luogo che un po’ ci assomiglia. Perché è un nodo di una rete di incroci tra persone che fanno regolarmente un pezzo di strada assieme, ma è anche uno spazio di incontri imprevisti, che spesso sono proprio quelli che riescono a essere costituenti di nuove possibilità. Perché è una terra di mezzo, già desertificata dalla speculazione edilizia, della quale (quasi) nessuno sembra volersi prendere cura.

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Veniamo Ovunque

Manifestazione nazioAanale transfemminista queer

Spazi corpi desideri autogestiti

Bologna, 21 maggio 2016 – Piazza del Nettuno ore 15

tutte le info sono su sommovimentonazioanale.noblogs.org

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Veniamo Comunque

Dopo aver fortemente voluto e rivendicato lo sgombero di Atlantide lo scorso ottobre, martedì il sindaco uscente si è spinto fino a invocare la repressione delle libertà democratiche fondamentali, ipotizzando che una manifestazione nazionale LGBT e femminista come quella del 21 maggio possa essere vietata per le beghe della sua campagna elettorale e il suo bisogno di scavalcare a destra chiunque, anticipando e legittimando l’istituzione di una “zona rossa” permanente attorno ai Casseri di Porta Santo Stefano.

La retorica delle regole e della legalità è evidentemente sfuggita di mano al PD, che ha perso del tutto il senso della misura, accecato dalla “volontà di punire” tutto ciò che non si allinea e non “collabora” a un progetto di città omologata, e forse anche infastidito tanto quanto Ilaria Giorgetti dalla presenza visibile e gioiosa, domenica pomeriggio davanti ad Atlantide, di lesbiche gay e punk. Dovranno rassegnarsi al fatto che sgomberare e chiudere gli spazi autogestiti non significa far uscire dalla scena (pubblica) i soggetti che li hanno fatti vivere e che anche fuori da questi spazi continuano ad auto-organizzarsi autonomamente.

Merola e il suo partito cercano di acquistare un’immagine gay-friendly a prezzi stracciati, saltando sui palchi dei Pride, o promettendo di celebrare le unioni delle coppie omosessuali nella stessa sala in cui si celebrano i matrimoni civili etero. Peccato che con la legge che approvata ieri alla Camera, le coppie gay e lebiche vengono private del diritto di essere riconosciute genitori dei loro stessi figli. Una foto ricordo in sala rossa è un po’ poco come premio di consolazione.

Il SomMovimento NazioAnale ha scelto Bologna per la manifestazione transfemminista, lesbica e frocia VENIAMO OVUNQUE perché qui, con lo sgombero di Atlantide lo scorso ottobre, è stato particolarmente violento l’attacco all’organizzazione e all’iniziativa politica di lesbiche, gay, trans, femministe e punk, e allo stesso tempo particolarmente subdolo ed evidente il tentativo dell’amministrazione comunale di promuoversi attraverso un’immagine di città accogliente, “alternativa”, “collaborativa” e all’avanguardia per i diritti LGBT. Fatti emblematici di quanto avviene anche in altre città e nella politica nazionale.

Di fronte al tentativo di partiti e istituzioni di comprarci  con scampoli di diritti civili mentre fanno strage dei diritti sociali e politici di tutte/i – ma in particolare di donne, froce, lesbiche e trans precarie e di migranti e rifugiati/e – abbiamo già dichiarato la nostra indipendenza.

Mentre si rincorrono milioni di dichiarazioni noi stiamo continuando nei preparativi per la manifestazione nazioAnale transfemminista lesbica e frocia “Veniamo ovunque”. Non ci trascineranno nella loro campagna elettorale – in quella di nessuno. 

Il 21 maggio saremo in piazza con gruppi transfemministi e queer da tutta Italia per rimettere al centro la materialità delle nostre vite. Come donne, lesbiche, gay, trans abbiamo molto da dire non solo sui diritti di una presunta “minoranza” ma anche, ad esempio, sul lavoro e sullo sfruttamento, su come il lavoro di cura svolto gratuitamente dalle donne permetta agli uomini di lavorare e guadagnare di più, su come le nostre passioni e tutto ciò che siamo vengano messi a frutto sul mercato del lavoro senza che ce ne venga nulla in cambio, su come il mansionario implicito e non pagato di molti posti di lavoro includa tutto un lavoro di cura e di seduzione di capi, colleghi e clienti che risulta particolarmente pesante per donne, gay e lesbiche. Abbiamo molto da dire sullo smantellamento del welfare, sulla logica della competizione e del merito per cui di fronte alla povertà si prospettano solo soluzioni individualizzate e temporanee e corsi per imparare a scrivere meglio il CV, sulla necessità di una riappropriazione collettiva della gestione della nostra salute oltre il binarismo dei sessi e dei generi, sulla lotta per l’aborto libero, gratuito e sicuro.

Reclamiamo libertà di circolazione attraverso i confini degli stati e dei generi e rifiutiamo la strumentalizzazione delle istanze di donne e lgbt in funzione razzista e islamofobica.

Reclamiamo spazi di autorganizzazione politica e di socialità non mercificata, che ci sono necessari tanto quanto casa e reddito di autodeterminazione per poter vivere la nostra sessualità, affettività, espressione di genere e la nostra capacità di iniziativa politica collettiva fuori dal ricatto della precarietà o della dipendenza da genitori o partner.

Vogliamo portare tutto questo nelle strade e nelle piazze della città con le pratiche comunicative e performative che ci hanno sempre caratterizzato: sarà una manifestazione divertente, con buona pace di chi, parlando di manifestazioni politiche che “degenerano” in party illegali, evidentemente non sa che “se non posso ballare, non è la mia rivoluzione”.

Invitiamo tutte e tutti a venire con noi sabato 21 maggio, alle ore 15, in piazza del Nettuno.

Le Atlantidee 

Laboratorio Smaschieramenti
Nulla Osta

Info:
http://atlantideresiste.noblogs.org
http://smaschieramenti.noblogs.org
infosmaschieramenti[chiocciola]inventati[punto]org

Aggiornamenti sulla manifestazione VENIAMO OVUNQUE del 21 maggio:
http://sommovimentonazioanale.noblogs.org
fb: SomMovimento nazioAnale
infosommovimento[chicciola]inventati[punto]org

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Assemblea Pubblica Che Genere di Città 3.0 – verso il 21 maggio

CHEGENERE3Fra pochi giorni arriva in discussione alla Camera il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili fra persone dello stesso sesso, una legge che sancisce ufficialmente l’inferiorità delle coppie omosessuali e transgender non riconoscendo il loro ruolo di genitori, frutto di un dibattito in cui sia i favorevoli sia i contrari hanno dato sfogo a un’omofobia e a un paternalismo istituzionali senza precedenti. Una legge svuotata, che serve solo a dare una copertura di “rosa” e un’immagine progressista alle politiche governative di austerità, strumentalizzando le lotte lgbt.

Nel frattempo la locale campagna elettorale mette in scena narrazioni da teatro parrocchiale, lontanissime dalla materialità dei bisogni sociali, che rappresentano la città come uno spazio neutro, pacificato, per evitare di guardare in faccia la disoccupazione e la precarietà selvaggia, l’emergenza abitativa, la bolla sgonfia delle start-up, il drastico restringimento dell’accesso al welfare e la consegna di ciò che ne resta in mano ai privati. Nessuna redistribuzione di reddito, nessun reale potere alla cooperazione sociale auto-organizzata, che viene evocata soltando come palliativo per la “povertà”. Alla brutalità delle politiche neoliberiste sembra ormai opporsi soltanto un tenue e caritatevole senso di pietà per i poveri, che lasciamo volentieri ai neofilantropi.

Anche se la politica degli sgomberi non ci dà tregua, noi come tante e tanti altr* continuiamo a esserci, a muoverci, a costruire progettualità e r-esistenze collettive, forti dei legami sociali che crescono negli interstizi imprevisti della città normalizzata, fuori dalla cultura della competizione neoliberista.

Al premio di consolazione rappresentato dal riconoscimento, o dalla promessa di riconoscimento, di progetti di vita privati, di talenti e competenze individuali, di progetti collettivi nati dal basso e poi trasformati in impresa o in servizio proprio attraverso il riconoscimento, desideriamo opporre i legami di solidarietà, di affetto, la sperimentazione di reti di neomutualismo che emergono dall’autogestione e dalle comunità queer.

Per tutto questo, reclamiamo spazi fisici e politici. Vogliamo disegnare un’altra città, una città fatta di corpi e desideri autogestiti. Per questo, stiamo organizzando con il SomMovimento nazioAnale una manifestazione nazioAnale trans femminista lesbica frocia il 21 maggio proprio a Bologna, la città dove lo scorso ottobre è stata sgomberata Atlantide, spazio storico e di fondamentale importanza per le lotte transfemministe, l’autoproduzione, l’autogestione.

La nostra esperienza, personale e politica, di froce, lesbiche, trans che non si accontentano di restare nello spazio domestico della coppia (per di più di serie B), di femministe che non si accontentano delle pari opportunità, di soggetti eccentrici che rifiutano di autolegittimarsi attraverso il successo autoimprenditoriale è espressione di un diffuso bisogno collettivo di spazi di socialità e di sessualità liberata, di autogestione e autonomia.

Un bisogno che abbiamo condiviso nelle precedenti assemblee #chegeneredicittà con tanti e tante altre realtà e singole che compongono la ricchezza sociale non mercificata e non pacificata di Bologna. Un’intersezione di lotte, desideri, prospettive, che vogliamo continuare ad abitare. Per opporre alla privatizzazione degli affetti la collettivizzazione degli spazi, per combattere la mercificazione della socialità, dei desideri, dello spazio pubblico, la messa a valore della cooperazione sociale, la neutralizzazione del conflitto.

E’ il desiderio di costruire nuove connessioni quello che ci porta a stare nelle strade e nelle piazze per risignificarle e risocializzarle, come ci indica l’indomabile movimento francese contro la legge sul lavoro. Per liberare la nostra creatività e i nostri saperi dagli ingranaggi della produzione, riconnettere la salute alla felicità, restituire l’immaginazione alla politica, smontare i meccanismi dell’esclusione sociale e della presunzione bianca che mostrificano chi viene da “altrove”. Per coltivare affetti e passioni inclusive e collettive, ciascun* a partire dal proprio posizionamento e dalla propria esperienza, oltre l’immaginario della famiglia nucleare bianca borghese e eterosessuale che struttura la scala della rispettabilità e orienta quel poco che resta delle politiche sociali. 

Siete quindi tutte tutti e tuttu invitat* all’assemblea pubblica di lunedì 9 maggio, presso il Centro delle donne di Bologna, in via del Piombo 7, alle ore 20.30.

Le Atlantidee

Laboratorio Smaschieramenti – NullaOsta

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Omonazionalismo. Civiltà prodotto tipico italiano?

Allora c’erano le celebrazioni per i 150 dell’unità d’Italia e i manifesti dell’Europride con il parmigiano reggiano, il prosciutto di Parma e la scritta “Civiltà prodotto tipico italiano”. Oggi la coppia lesbica e la coppia gay che si sorridono teneramente sotto le lenzuola tricolore nei manifesti della campagna “Svegliati Italia”.
Con il permesso delle autrici e delle curatrici, abbiamo deciso di ripubblicare la voce “Omonazionalismo. Civiltà prodotto tipico italiano?!” di Barbara De Vivo e Suzanne Dufour, uscito nel 2012 nel volume Femministe a Parole. Grovigli da districare a cura di Sabrina Marchetti, Jamila M. H. Mascat e Vincenza Perilli (lo trovate di seguito). Man mano abbiamo intenzione di ripubblicare anche altri documenti e interventi prodotti nello stesso periodo da Facciamo Breccia (Conferenza “Fuori e dentro le democrazie sessuali”, e la traduzione di Gay imperialism).
Stiamo lavorando ad un testo che metta insieme, approfondisca e arricchisca i vari pezzi di analisi e le azioni che abbiamo realizzato in questi anni (e in particolare negli ultimi mesi nel corso della mobilitazione #moltopiùdicirinnà) per contrastare l’omonazionalismo in salsa italiana.
Una delle tante cose che ci hanno disturbato e preoccupato del dibattito per l’approvazione del ddl Cirinnà al Senato, infatti, sono stati gli appelli alla civiltà, al progresso e all’appartenenza nazionale. Continue reading

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Favolosa Coalizione a Roma il 5 marzo – Vogliamo tutto… anche il reddito!

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La Favolosa Coalizione trans-femminista lgbt queer antifascista di Bologna scende in Piazza del Popolo a Roma sabato 5 marzo.

[Scarica il volantino distribuito in Piazza del Popolo]

La battaglia per i diritti e l’autodeterminazione delle persone lgbtqi nelle ultime settimane è sembrata schiacciata nel tira e molla di una proposta di legge miope, scritta con le accortezze di chi sa di doversi adeguare agli standard europei, ma non vuole indispettire il potere clericale, in barba alle esigenze e ai vissuti di una parte tutt’altro che marginale della popolazione.

Fondamentalisti cattolici, neofascisti e opportunisti che credevano di assecondare in questo modo gli umori del proprio elettorato hanno avuto lo spazio politico per ribadire e rinforzare il paradigma della famiglia tradizionale, senza che nessuna forza politica istituzionale si facesse carico di una visione veramente alternativa, capace di rispecchiare le realtà quotidiane, molteplici e sfaccettate, vissute da centinaia di migliaia di persone.

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In piazza con lo scipero delle e dei migranti

sciopero sociale transnazionale

 

 

 

 

Scarica il volantino distribuito il primo marzo in piazza Nettuno durante il presidio per lo Sciopero dei migranti e delle migranti.

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Le foto e gli slogan della Trans Frocial Dyke Mass

bicischeccata atlantide bicischeccata

 

 

 

 

 

 

Sfidando la piogga la Trans Frocial Dyke Mass del 27 febbraio 2016 ha pedalato da Atlantide a Porta Saragozza con tappa in piazza Maggiore cantando questi slogan… In fondo al post potere scaricare il Canzioniere, con i testi delle canzoni composte ad hoc per l’occasione. Continue reading

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Vogliamo tutto! Trans Frocial Dyke Mass

No agli scambi politici sui nostri corpi e sulle nostre vite

27 febbraio 2016 – Le associazioni lgbt e le reti transfemministe e queer di Bologna chiamano tutt* alla mobilitazione

#MoltopiudiCirinnà

h 14.30 TRANS FROCIAL DYKE MASS . Partenza in bici da Atlantide (Porta Santo Stefano) attraverso la città verso il Cassero di Porta Saragozza 

h 16.00 Presidio in Porta Saragozza (se non vuoi/puoi pedalare, raggiungici là)

Per oltre un mese abbiamo dovuto assistere al triste spettacolo di un parlamento che discute se i gay e le lesbiche sono o non sono degne/i di essere riconosciuti, almeno parzialmente e comunque sotto varie condizioni, genitori dei loro figli/e. Per di più, dopo un dibattito che ha sdoganato parole d’odio in ogni luogo, istituzionale  e non, la risposta è stata: no!

Ci ritroviamo con una legge che crea un istituto ad hoc destinato esclusivamente alle coppie dello stesso (presunto) sesso, che sancisce ufficialmente l’inferiorità delle coppie omosessuali o transgender, che istituzionalizza la cancellazione dei diritti dei genitori non biologici e dei loro figli/e, che finisce per rinforzare il modello della famiglia tradizionale, fondata sull’eterosessualità obbligatoria e rigidi ruoli di genere.

Il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili non si ispirava all’uguaglianza dei diritti nemmeno nella sua prima formulazione. Ma il suo stralcio dimostra ancora una volta che non c’è limite al RIBASSO quando si tratta di diritti civili e sociali.

Questa legge è  frutto di scambi politici sui nostri corpi, utile quasi solo a sancire l’asse Renzi-Alfano-Verdini.

Una legge che rigettiamo in blocco, della quale salviamo solo il divorzio lampo e la fine della fedeltà obbligatoria: la applicheremo subito, ponendo fine alla fedeltà di gran parte del movimento lgbt ai partiti sedicenti amici, e consumando il divorzio transfemminista queer da un ceto politico che con questa legge ha perso l’unica occasione per dimostrare di non essere il mero esecutore di politiche dettate dall’Europa e dalla BCE – misure di austerità, precarizzazione del lavoro, tagli al welfare, alla sanità alla scuola, vigilanza delle frontiere. Su questo residuo di sovranità, tutta la classe politica ha dimostrato di essere inadeguata, autoreferenziale, distante dalle trasformazioni sociali già avvenute nelle vite di tutti/e e dai bisogni materiali, dimostrando nei fatti che nessuno può rappresentarci e che a nessuno possiamo delegare le nostre istanze.

Di ritorno dal sit in davanti al Senato, ci ritroviamo con ancora più rabbia, determinazione e orgoglio di prima, e con ancora maggiore consapevolezza dell’importanza delle nostre lotte, che non sono solo “nostre”, perché noi vogliamo #moltopiùdicirinnà: 

  • diritti sociali per le relazioni affettive e per le famiglie e s-famiglie di qualsiasi forma,
  • piena eguaglianza nei diritti civili: matrimonio egualitario, riconoscimento dei figli/e alla nascita, adozioni, e strumenti giuridici che consentano a chi non si riconosce in modelli precostituiti la possibilità di tutelare le proprie relazioni affettive nel modo che meglio corrisponde ai propri desideri;
  •  libertà delle scelte riproduttive al di fuori da ogni obbligo sociale alla procreazione, 
  • libertà di transito tra sessi, generi, frontiere, 
  • reddito di autodeterminazione indipendente dal lavoro per tutte e tutti, che renda effettivo l’esercizio di queste libertà, oggi ostacolato dal ricatto della precarietà, dal super-lavoro, dalla dipendenza economica da genitori o parner.

La confusione sull’inglesismo “stepchild adoption” ha fatto credere a tant* che si parlasse di diritto ad adottare per le coppie non eterosessuali. Magari! L’adozione del figlio biologico del* partner doveva essere semplicemente la legalizzazione, comunque parziale e condizionata, di famiglie che esistono già: quelle formate da una coppia lesbica o gay e dai figli avuti da relazioni eterosessuali precedenti o attraverso la procreazione medicalmente assistita. Ovviamente nemmeno questo “minimo sindacale” può passare in questa italietta di preti, fascisti e moralizzatori dell’ultima ora.

Adesso basta: vogliamo tutto! E lo rivendichiamo in nome dei nostri bisogni e di una giustizia sociale trasnazionale per tutti e tutte, non in nome del progresso o di un’idea di “civiltà” che toglie protagonismo alle soggettività lgbtq e che serve solo a legittimare politiche razziste di respingimento o discriminazione di migranti e rifugiat*. Rifiutiamo questa trappola che utilizza i nostri diritti e i nostri desideri per costruire una falsa immagine dell’Europa come luogo di libertà e inclusione in contrapposizione alle culture “altre”, descritte come irrimediabilmente “arretrate”, sessiste, omofobe.

Siamo solidali con chi è privato della cittadinanza e sosterremo lo sciopero dei e delle migranti del 1 marzo.

Non saremo complici dei discorsi fatti “su” di noi e al posto nostro. Rivendichiamo il diritto all’autodeterminazione per tutte le soggettività che non vantano lo status di “maggioranza”.

Le nostre bandiere sono arcobaleno, non tricolore. Il nostro orgoglio è quello di Stonewall, non l’orgoglio omonazionalista delle innamorate non corrisposte di un paese che, comunque, ci discrimina.

Rivendichiamo il diritto all’autodeterminazione per tutte le soggettività che non vantano lo status di “maggioranza”. Per questo siamo solidali con chi è privato della cittadinanza e  sosterremo lo sciopero dei e delle migranti del 1 marzo.

Per dire no a tutti gli scambi politici sui nostri corpi, vite, relazioni, desideri, le associazioni lgbt e le reti transfemministe e queer di Bologna chiamano tutt* alla mobilitazione: 27 febbraio 2016 alle 14,30 TRANS FROCIAL DYKE MASS la biciclettata con partenza da Atlantide (P.zza di Porta Santo Stefano) verso il Cassero di Porta Saragozza. Ritrovo alle ore 16.00 in Porta Saragozza per il presidio.

(In caso di pioggia, ci attrezzeremo con favolose mantelline colorate)

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