E’ on line il blog del B-Side Pride – Solidarietà queer nella pandemia

Tutte le iniziative di solidarietà frocia nella crisi Covid promosse da Smaschieramenti insieme ad altre realtà queer bolognesi le trovate sul blog del B-Side Pride.

Pane Paillettes e connessione, il crowdfunding per sostenere le persone LGBITQ in difficoltà economica nella crisi Covid, la Scuola di lingue e intercultura queer, approfondimenti e molto altro….

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Atlantide Antigone

ANTIGONE:

Ci apparteniamo, Queer, occhi di sorella. L’eteronorma, lascito d’umiliazioni… Ne sai tu una, e quale, che non farà matura, Dea, per la nostra coppia d’esistenze? No, no. Non esiste strazio, errore cieco ovunque, non c’è piaga, barbarie, che non abbia visto, e veda, io, radici d’umiliazioni tue, e mie. Oggi nuovamente. Parlano di ordini assoluti, fatti gridare per la gente a Bologna da lui, dal generale, in queste ore. Che sarà? Hai sentito anche tu? Forse no, forse a te è oscura la manovra d’odio che umilia chi è più tuo.

Ci sono molti modi di raccontare questa storia.

Si potrebbe raccontare la lunga resistenza di Atlantide, dal 2011 al 2015, da quando l’occupazione del 1998 venne attaccata con ferocia, strumentalmente, volgarmente, da un coagulo di personaggi in cerca d’autore e di forze normalizzatrici. Ma non abbiamo tempo ora, siamo troppo implicate nell’urgenza della trasformazione presente, rimandiamo alle analisi che distillammo allora dalla rabbia e dalla gioia della lotta.

Si potrebbe partire dalla Maledizione di Atlantide, che ha colpito (e colpirà) inesorabilmente il destino politico di chi ha provato a cavalcare l’odio per il margine, per le diversità e poi ha spazzato via tutto, facendo debordare in mille rivoli le vite e le storie che lo spazio conteneva. 

Preferiamo partire da qui: da una faglia aperta che per 17 anni ha prodotto resistenze queer, femministe e punk. Atlantide è stata la casa del collettivo Banlieu, dei collettivi NullaOsta, Clitoristrix – Femministe e lesbiche, di Antagonismogay e poi del Laboratorio Smascheramenti; è stata punto di riferimento della cultura e della socialità queer e delle autoproduzioni musicali indipendenti. E’ qui che Leslie Feinberg ha presentato Stone Butch Blues, è qui che si è parlato per la prima volta o quasi di Intersex pride in Italia, è qui, in feste affollatissime e sudate, che abbiamo creato uno spazio in cui il desiderio potesse circolare in forme inedite e impreviste. Ci chiediamo come si archivia questa forza di negazione dell’esistente e di affermazione desiderante che sono il queer e il punk, che non possono diventare un luogo della memoria o un monumento da fruire per il turista in cerca di emozioni forti. Forze e resistenze che cortocircuitano la memoria pacificata dell’archivio (anche lgbtiqa+) ufficiale di una Bologna “da sempre a fianco dei diritti civili”: NO! Niente ci è stato regalato, tutto ci viene continuamente tolto, avrete solo il nostro disprezzo. 

E allora il nostro contro archivio parte dallo sgombero del 9 ottobre 2015, da una ferita aperta che non si rimargina e dal debordamento che ci ha portato ovunque: dal Sommovimento nazioAnale, alla favolosa coalizione, a Nonunadimeno, al B-Side Pride, ai movimenti antirazzisti, le soggettività negate dalla violenza istituzionale hanno contaminato altre reti, hanno innervato la critica e la pratica transfemminista queer che, nel frattempo, è diventata marea. 

Potremmo parlare della nostra vendetta, che consiste nell’affermare le nostre vite dissidenti, ma abbiamo i postumi del Pride del 27 giugno e tanto resta ancora da fare. 

 

Rest in fight, Atlantide!

 

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VERSO UN PRIDE TRANSFEMMINISTA QUEER

 
  1. IL PRIDE È RIVOLTA
  2. LA CURA È UNA LOTTA POLITICA
  3. OLTRE L’OMOTRANSFOBIA, CONTRO L’ETEROPATRIARCATO
  4. IL LAVORO SESSUALE È LAVORO
  5. UN PRIDE QUEER È UN PRIDE ANTIRAZZISTA
  6. NON ESISTONO DIRITTI CIVILI SENZA REDISTRIBUZIONE
  7. L’ISTRUZIONE È FONDAMENTALE
  8. IL PRIDE QUEER È ANTISPECISTA E AMBIENTALISTA
  9. LE TECNOLOGIE QUEER SONO AUTOGESTITE
  10. CALENDARIO PRIDE TFQ 2020
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B-Side PRIDE Piazza TFQ 27G 2020

Aderiamo, organizziamo, cospiriamo insieme!

Evento FB

Il B-Side Pride invita tutt* a costruire per il 27 giugno, in piazza
Nettuno alle 14, una piazza del Pride favolosa, antirazzista, intersezionale, degenere, puttana, frocia, lella e trans non binaria, sierocoinvolta.

Il #27G (e dintorni) è la data che abbiamo scelto in rete con >> https://marciona.noblogs.org/

La pandemia e la crisi che ha generato hanno acuito la precarietà per tuttu, come queer (froce, lelle trans*, lgbtiq+, sex worker, rifugiat*, razzializzate) ci siamo ritrovat* invisibilizzate dalle retoriche e dalle politiche familiste e paternaliste con cui la crisi è stata gestita. Come queer ci mancano cose materiali e immateriali ugualmente essenziali: cibo, reddito, accesso alla salute, la socialità frocia, lo spazio pubblico, le piazze, il cruising, l’incontro dei corpi nello spazio pubblico, la comunità politica nella quale potersi riconoscere che no, non è la nazione bianca eterosessuale. Per questo sentiamo l’esigenza di connetterci, di agire mutualismo e solidarietà queer e di ricostruire, a partire dal #27G, uno spazio pubblico dove incontrarci e lottare insieme.

Per questo il #Pride diventa per noi più che mai l’Orgoglio per i nostri legami queer, che sono reti, sfamiglie, altre intimità, parentele spurie di affinità e resistenza, formazioni sociali che non riproducono la famiglia eterosessuale.

Prepariamo e agiamo da subito la lotta della vita contro il profitto,
della cura contro la selezione, del desiderio contro la paura e ci
connettiamo alle richieste di reddito di autodeterminazione, accesso alla salute pubblica per tutt*, diritto a lavorare in sicurezza,
autorganizzazione della cura e riconoscimento del lavoro di riproduzione sociale come centrale. Perché non si tratta di sperare in un ritorno alla normalità, che per noi era il problema, si tratta di ripensare le basi della ri/produzione sociale ed ecologica. Anche per questo ci sentiamo in connessione e aderiamo alla piazza di #NonUnaDiMeno del 26 giugno ✹ Torniamo nelle strade. Ci riprendiamo tutto ✹ Bologna

Siamo in piazza contro la violenza di genere e dei generi!
La violenza è strutturale: l’eteropatriarcato è alla base della cultura
capitalistica e colonialista e garantisce l’organizzazione della società secondo rapporti di sfruttamento che rispondono alle logiche del profitto. Il transfemminismo rompe le certezze delle relazioni su cui si basa la società patriarcale, restituendo relazioni inedite, favolose e dissidenti. Per questo crediamo che sia importante discutere della legge su omolesbotransfobia: non ci interessa l’inasprimento delle pene a costo zero, vogliamo vedere riconosciuta la natura sistemica della violenza (l’eterosessualità obbligatoria) e chiediamo interventi strutturali per sradicarla a partire da educazione e prevenzione. Inoltre, la discriminazione non è un fatto meramente culturale, produce disuguaglianza sociale e materiale, per questo chiediamo reddito di autodeterminazione e accesso a salute, casa, istruzione per ognun*: per transitare fuori dai vincoli famigliari, patriarcali e omosociali.

Siamo in piazza per la depatologizzazione delle transizioni e delle vite trans e non binarie: superiamo la legge 164!

Siamo in piazza in solidarietà con il movimento Black Lives Matter e con tutte le resistenze queer, femministe, antirazziste, antifasciste
globali, dal Rojava alla Palestina al Brasile. Qui e ora combattiamo contro il razzismo sistemico e istituzionale e in alleanza con le soggettività lgbtiqueer migranti e razzializzate: vogliamo l’abolizione delle legislazione razzista e securitaria, permesso di soggiorno europeo, decolonizzazione della cultura e della società.

Siamo sierocoivolte e da questa prospettiva guardiamo alla salute: il ruolo dei servizi di prossimità e community-based nella cura dell’hiv e la lezione post pandemia fanno emergere la necessità di un ripensamento del welfare nazionale e regionale. Che si tratti di medicina territoriale, preventiva di residenze anziani, salute mentale, carceri, strutture di accoglienza va superata la visione disciplinare che crea spazi separati in cui isolare e concentrare “l’Utente”. Chiediamo accesso alla salute pubblica, alla prevenzione, alle terapie senza discriminazioni per le persone trans, razzializzate e marginalizzate. Lottiamo contro lo stigma che ancora ci colpisce come sieropositive.

Lottiamo contro lo stigma che ancora ci colpisce come puttane. Siamo libere di sperimentare le nostre sessualità in relazioni multiple. Il sex work è un “lavoro” e prima di tutto è un lavoro di/del genere perché la relazione di cura/seduzione che si costruisce è parte del servizio che viene venduto. Il sex work è lavoro e come tale necessita di diritti e tutele: più viene invisibilizzato, maggiore è la violenza verso chi lavora. Le leggi attuali sono insufficienti perché criminalizzano la nostra attività e quindi i nostri corpi, per questo lottiamo per la totale autodeterminazione e decriminalizzazione del sex work.

Sarà una piazza “statica”, safer, nel rispetto della salute e della cura collettiva, come condiviso anche a livello di tutto il coordinamento transfemminista queer 2020 Marciona. Quindi useremo la nostra creatività per segnare lo spazio, per rendere safer la piazza, riappropriandoci in forma queer dei dispositivi di protezione individuale in modo da trasformarli in tecnologie di prevenzione e autocura collettiva.

La piazza sarà safer e attraversabile da tutt*, batterà al ritmo delle
nostre rivendicazioni e dei suoni di WoWo , RYF, Miss Schneider (Erica Jane Schneider), Favolosa Corale WannaQueer e StaMurga – Ottimista e antifascista

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Transfemminismo ed ecologia politica

CONDIVIDIAMO L’IMPORTANTE AUTOFORMAZIONE CO-COSTRUITA INSIEME A Corpi fuori controllo Ecologia politica:

Sguardi intersezionali al tempo della pandemia globale

QUI IL VIDEO INTEGRALE SU YOUTUBE

Questo incontro nasce dall’esigenza di un intreccio sinergico fra due tavoli tematici all’interno del percorso di controprogettazione sull’area dell’ex-caserma sani, “Ecologia politica”e “corpi fuori controllo”, per confrontarsi e indagare  attraverso una prospettiva di genere gli intrecci tra le forme di dominio che sottendono il sistema patriarcale e la crisi ecologica in senso ampio. È importante riconoscere che il sistema patriarcale che giustifica l’oppressione in base alla razza, alla sessualità, al genere, alla specie, istituisce anche il dominio sull’ambiente. Le prospettive transfemministe sull’ecologia politica permettono di cogliere le esperienze in un’ottica di inclusione che colloca le forme di vita umane accanto a quelle non umane, perché soggettività diverse trovino spazio per esistere ed esprimersi, chiamandoci a ripensare insieme il presente, poiché è su di esso che si tessono passato e futuro. Il lavoro di cura e il lavoro riproduttivo, già invisibilizzato e dato per scontato, ora più che mai pesa come un macigno sulle spalle delle donne a cui è da sempre stato delegato; la pandemia ha quindi svelato il fallimento della gestione e del governo della riproduzione sociale. L’emergere dei movimenti per la giustizia climatica e gli effetti devastanti della crisi ambientale hanno imposto con forza un’altra dimensione della riproduzione, ovvero quella ecologica. E’ necessario quindi pensare la riproduzione sociale congiuntamente ad essa.

La pandemia ci obbliga a interrogarci sulle contraddizioni insite nel sistema capitalistico;il cambiamento climatico, la riduzione della biodiversità causate dalla produzione intensiva agroindustriale e dall’inurbamento sono esse stesse concause conclamate dell’insorgere del virus. Andare oltre la specie non significa dimenticarla ma trovare il modo per accettare che essa è già attraversata da altre specie. Ciò che unisce le varie componenti sono i concetti di cura, relazioni, riproduzione: termini risignificati dentro le lotte e le rivendicazioni transfemministe e divenuti fondamentali anche nel lessico ecologista. La progressiva evanescenza dei confini della sfera produttiva e riproduttiva, lo sfruttamento intensivo di vite da parte del capitale, in cui la tecnoscienza gioca un ruolo chiave, e una rinnovata centralità dei movimenti e dei conflitti nello spazio della cosiddetta riproduzione sociale, ci portano a credere che sia necessario darsi strumenti di lettura per comprendere le intersezioni fra la critica ecologista e quella transfemminista anche dentro la fase pandemica che attraversiamo.

Ne parliamo insieme a Angela Balzano e Miriam Tola giovedì alle ore 18.30 in diretta video su https://contraereapopolare.oziosi.org/ e in trasmissione audio da https://radiospore.oziosi.org/

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Non saremo “congiunti”, ma unite nella lotta!

B-side pride su ultimo Dpcm: che sia tolta la discriminazione, ma lottiamo per redistribuzione e pratichiamo solidarietà e mutualismo queer nella pandemia.

L’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri è segnato da una riproposizione della centralità della famiglia come unica formazione sociale rilevante. Infatti, riconosce come primari solo i legami con congiunti consanguinei che ora concede di visitare pur nel rispetto delle necessarie misure di distanziamento fisico. Inoltre, dà per scontato il lavoro riproduttivo e di cura gratuito delle donne, nel momento in cui si decide un ritorno massiccio al lavoro a scuole chiuse. Il decreto riflette lo storico mancato riconoscimento di legami affettivi non familiari e del fatto banalmente statistico che gli affetti prevalenti per molte persone non coincidono con i legami familiari.
In un momento drammatico come questo, in cui appoggiamo la necessità di limitare i contatti fisici per contenere il contagio, ci uniamo alla richiesta di tante voci del movimento lgbtiq+ di rimuovere questa discriminazione nel decreto, e proponiamo di introdurre la possibilità di autocertificare un numero ristretto di persone care o affetti primari, senza che si presuma che esse debbano essere parenti o consanguinei.

Il mancato riconoscimento di altre forme di intimità, reti affettive e di cooperazione sociale non familistiche è anche il frutto di una cecità dello stesso movimento lgbt, che si è attestato sulla richiesta di unioni civili per le coppie dello stesso sesso e, in prospettiva, del matrimonio egualitario, che riproduce mimeticamente le forme della famiglia eterosessuale, eludendo un’analisi della famiglia tradizionale come strumento di divisione sessuale del lavoro, di estrazione del lavoro di cura e riproduttivo delle donne, oltre che luogo per eccellenza del dominio maschile eteropatriarcale. Si è persa così la connessione tra la richiesta di riconoscimento delle soggettività lgbtiq+ nelle loro differenze e la redistribuzione sociale della ricchezza. Mai come in questa pandemia risulta evidente che le soggettività lgbtiq* e la dissidenza sessuale non vivono solamente una situazione di solitudine o bisogno di relazioni affettive: l’accentuarsi della precarietà materiale ed economica, comune a larghi strati della società, rende ancora più visibile quanto la discriminazione e la mancanza di riconoscimento reiterate da questo decreto, riproducano ingiustizia sociale.

Per tutto questo vogliamo mettere al centro il bisogno di non separare diritti civili da diritti sociali e le lotte queer per il riconoscimento da quelle per la redistribuzione delle risorse sociali e della ricchezza. La nostra risposta alla pandemia è praticare solidarietà queer, condividere risorse e mutualismo, restare connesse, autorganizzare forme di resistenza materiale che ci aiutino a sostenerci nella responsabilità di cura collettiva che assumiamo autoresponsabilizzandoci. La pandemia in corso ha messo a nudo la vulnerabilità di tutti i corpi e la loro interdipendenza con specie, popolazioni, territori. Ha mostrato in modo più nitido limiti e contraddizioni del modello economico e sociale che ora chiamiamo “normalità” e che non era certo un luogo sicuro e accogliente per gli anormali, ma era basato su gerarchie, violenza eteropatriarcale, inclusione differenziale. Non tutti i corpi contavano e contano allo stesso modo e non sono tutti ugualmente vulnerabili: se la gestione della pandemia ha acuito la precarietà per tutti, come queer (froce, lelle trans*, lgbtiq+, sex worker, razzializzate…) spesso ci trovavamo già tra i soggetti più marginali e ora siamo nuovamente invisibilizzat* ed esclus* anche dalle retoriche familiste di unità patriottica nella “guerra” contro il nemico invisibile, come pare evidente da questo decreto. Come queer ci mancano cose materiali e immateriali ugualmente essenziali: cibo, reddito, accesso alla salute, la socialità frocia, lo spazio pubblico, le piazze, il cruising, l’incontro dei corpi fuori dallo spazio domestico, la comunità politica nella quale potersi riconoscere che no, non è la nazione bianca eterosessuale. Per questo sentiamo l’esigenza di connetterci, di agire mutualismo e solidarietà queer, di scambiare risorse, cibo, denaro, parrucche e paiettes e di ricostruire uno spazio virtuale dove incontrarci e condividere bisogni e desideri.

Chiuse nelle case, noi che spesso dalle case natali siamo scappate o scacciate, o costrette a lavori sociali e di cura che ci espongono al rischio contagio, continuiamo a ricostruire reti affettive e parentele che eccedono i legami di sangue e a pensare collettivamente al dopo che è già qui, alla coesistenza con il virus e alla crisi che sta portando, perché non sia il ritorno alla normalità e non sia nemmeno peggio. Prepariamo e agiamo da subito la lotta della vita contro il profitto, della cura contro la selezione, del desiderio contro la paura e ci connettiamo alle richieste di reddito di autodeterminazione, accesso alla salute pubblica per tutt* (a partire da chi non ha casa, sta in carcere o in strutture collettive come Cas e Rsa), diritto a lavorare in sicurezza, autorganizzazione della cura e riconoscimento del lavoro di riproduzione sociale come centrale. Perché non si tratta di sperare in un ritorno alla normalità, che per noi era il problema, si tratta di ripensare le basi della ri/produzione sociale ed ecologica.

State connesse con B Side, a breve usciremo con il blog e con iniziative di crowdfunding per estendere la rete di mutualismo.

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Alcune cose che possiamo imparare dall’attivismo contro l’AIDS per rispondere alla pandemia di Coronavirus (COVID-19)

Traduzione dell’articolo: Some notes on learning from AIDS activism for our responses to the Coronavirus (COVID-19) pandemic

18 marzo 2020

Di Gary Kinsman

Vivendo l’attuale crisi di Coronavirus / COVID-19, mi hanno colpito le connessioni tra la crisi dell’AIDS (che non è ancora finita) e questa crisi sanitaria, connessioni che raramente vengono rilevate nei commenti e nelle analisi che ho letto fin’ora. Allo stesso tempo, ci sono anche grandi differenze tra queste due diverse crisi sanitarie, tra cui la modalità di trasmissione, l’impatto sul corpo e sulla salute delle persone e, in una certa misura, chi ne è maggiormente colpito.

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Covid19-Nessuna da sola-Sostieni le sexworker

#sexworkiswork raccolta fondi per chi resta fuori dalla solidarietà mainstream: sex worker unite!

Per donazioni qui: Distribuzioni dal Bass

Pagina Facebook: Covid19-Nessuna da sola-Sostieni le sexworker

COVID 19 – SOLIDARIETÀ IMMEDIATA PER LE SEX WORKER PIÙ COLPITE DALL’EMERGENZA

📢 La pandemia #COVID19 sta influendo drammaticamente sulle vite di chi fa lavoro sessuale. La maggior parte delle e dei #sexworker non è in grado di accedere alle prestazioni sociali istituite come misure di emergenza dal Governo. È un momento di disperazione e di paura: molte delle giovani sex worker donne e persone trans sono migranti, sole e senza una rete familiare a cui far riferimento; molte altre sono madri e con il loro lavoro sostengono tutta la famiglia.

📢 In queste settimane e sempre di più nelle prossime, l’#emergenza che stiamo vivendo sta spingendo sull’orlo del baratro molte/i di loro, dando origine a situazioni di disagio e povertà sempre più gravi . E sarà sempre peggio. Vi sono persone dedite ad attività di prostituzione in forma libera, concordata o costretta, già in condizioni di vulnerabilità umana e sociale, e oggi rischiano di precipitare in condizioni di #povertà estrema. Condizioni di necessità che potrebbero costringerle a lavorare, violando le regole, esponendosi alle relative conseguenze penali e ai rischi per la propria salute e quella collettiva.

🔥 Gli/le operatrici/ori del sistema nazionale antitratta, in collaborazione con altre reti e soggetti del civismo attivo e dell’auto-organizzazione delle sex worker, promuovono una campagna di #crowdfunding mirata a sostenere economicamente e con aiuti materiali tutte queste persone che stanno vivendo in una condizione di indigenza, determinata dall’emergenza Covid-19 e che non potranno richiedere gli ammortizzatori sociali .

🔥 Vogliamo spezzare questo silenzio e stare al fianco di tutte le lavoratrici e lavoratori sessuali che sono maggiormente vulnerabili in questa situazione emergenziale . Per questo lanciamo una rete di #solidarietà che possa aiutare nel concreto e raggiungere quante più persone possibili, attraverso la Piattaforma nazionale anti-tratta,
le associazioni e i collettivi che da anni lavorano come supporto alla complessa realtà del sex work.

TUTTI I SOLDI DONATI VERRANNO UTILIZZATI PER ASSISTERE ECONOMICAMENTE E MATERIALMENTE LAVORATRICI E LAVORATORI SESSUALI IN SITUAZIONI DI ESTREMO BISOGNO:

Per contribuire va bene qualsiasi cifra vogliate donare, sottoscrivete in maniera libera e generosa.

🔥 #nessunadasola #sosteniamolesexworker

❣️ CONDIVIDI, SOSTIENI E METTI IL LIKE ALLA PAGINA!

 

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Rent Strike / Sciopero degli Affitti Bologna

Questa pagina facebook  nasce per aderire e sostenere la campagna di Sospensione dell’affitto organizzata da Asia-USB e Noi Restiamo, inquadrandola nella cornice internazionale dello Sciopero dell’Affitto (Rent Strike) e rilanciando su altre questioni (rivendicazioni per un reddito universale incondizionato (di autoderminazione/di base), forme di redistribuzione e mutualismo dal basso, emergenza dei senza dimora, violenza domestica aggravata dalla quarantena..).

Cosa puoi fare tu:
1. non pagare l’affitto del mese di aprile (e di quelli che verranno fino a che perdurano l’emergenza e le misure) → in questa pagina trovi il modello di lettera messo a disposizione da Asia usb a livello nazionale con il quale comunicare tutt* ai proprietari l’intenzione di non pagare l’affitto. Invialo anche alla mail di Asia usb una volta compilato: emergenzacovid19[punto]asia[chiocciola]usb[punto]it
2. condividere questo strumento con tutt*: più siamo, meglio è. Non abbiamo copertura giuridica, ma una rivendicazione collettiva è uno strumento di contrattazione più forte della negoziazione a tu per tu con i proprietari di casa
3. fare uno striscione e appenderlo alla finestra di casa: richiama la formula “Rent Strike / Sciopero dell’affitto”. Se ti va fagli poi una foto e mandala sui social dedicati
4. chiedere assistenza e informazioni ai numeri di Noi Restiamo indicati nella foto profilo
5. tradurre le grafiche esistenti o inventarne di nuove: possiamo diffonderle online e in punti – ancora – frequentati delle città: fermate bus, supermercati, farmacie…

Prepara uno striscione e invialo alla Pagina Facebook di #Rentstrike

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25 Marzo – Sciopero generale dalla ri/produzione

Come tutt* siamo spiazzate dalla rapida diffusione del coronavirus, dalle profonde implicazioni e contraddizioni che scoperchia, dalle trasformazioni del nostro quotidiano che impone e dal susseguirsi degli interventi di gestione dell’emergenza. Continuiamo a pensare collettivamente e a cospirare in forme nuove. Non abbiamo una lettura generale e univoca, ma cerchiamo di riallacciare e rilanciare una serie di ragionamenti e intuizioni: ci scopriamo drammaticamente interconnesse a livello globale con tutte le forme di vita, con l’ambiente, le altre specie e vogliamo agire questa responsabilità come una risorsa collettiva per ripensare le forme di produzione/riproduzione/attivismo/affetto.

Se, come istituzioni e media ripetono incessantemente,”c’è ancora troppa gente in giro”, il motivo non è che tutti si sono riscoperti di colpo sportivi, ma che troppa gente è ancora costretta ad andare a lavorare, anche se non produce beni di prima necessità. Il decreto “Cura Italia” è una farsa, dato che, grazie alle pressioni di Confindustria, i settori inclusi nella lista delle produzioni indispensabili sono tantissimi, si aprono clausole per il proseguimento delle attività, e non si definiscono le sanzioni e le modalità di controllo per i datori di lavoro inadempienti.

Aderiamo allo sciopero generale di domani, mercoledì 25 marzo

perché non vogliamo che la vita di tante persone, di tuttu, sia assoggettata al benessere economico di pochi. Uno sfruttamento che non si limita alla produzione materiale, ma estende la riproduzione di gerarchie relazionali e delle sue logiche di appropriazione alla totalità delle nostre attività e a tutte le forme di vita, in modo violento e altrettanto virale. In questa scelta di adesione allo sciopero produttivo vogliamo denunciare e scioperare da TUTTE queste forme di sfruttamento.

Ci prendiamo cura, restiamo a casa

MA il 25 MARZO SCIOPERIAMO perché:

– a tutt* le categorie sia garantito l’accesso alla salute, al lavoro in sicurezza nei settori davvero essenziali, alle informazioni e ai dispositivi di protezione.

perché siano bloccate tutte le forme di lavoro non essenziali garantendo invariati i salari o forme di reddito equivalenti. Molte di noi operano nel settore sociale, sanitario e dell’accoglienza, nella riproduzione sociale salariata o gratuita e non possono, o non vogliono, scioperare: anche per quest* lavorator* deve scioperare chi è garantito, chi è in smart working, chi è in condizioni di farlo, per garantire che anche a quest* lavorator* come a tutt* sia garantita la sicurezza sul lavoro.

– perché nelle infinite forme di lavoro e non lavoro, sottopagato, non pagato, naturalizzato che da anni ricattano le nostre vite e che oggi mostrano tutte le gerarchie di privilegio su un piano estremo di corpi e vite che contano o meno, si riconosca un reddito di autodeterminazione universale : per questo sosteniamo tutte le richieste in questa direzione, dal reddito di quarantena  (ma da estendere oltre la quarantena, perché quanto durerà? Quali conseguenze economiche e di indebitamento individuale lascerà?); all’estensione del reddito di cittadinanza attualmente esistente senza i vincoli familistici e di workfare attuali; al salario minimo europeo.

– perché si intervenga con strumenti di decarcerizzazione: amnistia, indulto, pene domiciliari e alternative per chi sta in carcere dove non si possono rispettare neanche le norme igieniche basilari, figurarsi il distanziamento sociale necessario

– perché si riconoscano le forme di mutualismo, scambio di beni e solidarietà a livello locale come forme alternative proprio alle economie estrattive e di sfruttamento che hanno generato la pandemia

– perché si garantisca alle categorie vulnerabili come senza fissa dimora e persone ammassate nelle strutture cosiddette “di accoglienza” una condizione abitativa in sicurezza

– perché la casa, che è da sempre luogo di violenza di genere e di sfruttamento del lavoro riproduttivo tradizionale, oggi crocevia di tutti i flussi produttivi-riproduttivi che mettono a valore ogni forma del tempo/vita, sia rivoltata dalle fondamenta: vogliamo decidere con chi passare la quarantena, poter lasciare in sicurezza la casa e rivolgerci ai centri antiviolenza..

perché a casa non ci resteremo per molto: rispettiamo il distanziamento sociale, ma lottiamo per affermare il diritto alla critica, al conflitto, allo sciopero, alla libera circolazione delle persone e alle libertà basilari di riunione e assemblea in forme virtuali e vogliamo ripensare anche l’attraversabilità dello spazio pubblico.

Nonostante la Commissione di garanzia si sia pronunciata contro questo sciopero, sappiamo tutti che non sarà un giorno di sciopero a mettere a repentaglio il rifornimento di generi alimentari: molto più pericoloso, anche per la stessa produzione di beni essenziali, è permettere che l’epidemia si diffonda ancora. Dunque se per responsabilità verso la nostra salute e la salute di tuttu stiamo cercando di evitare i contatti faccia a faccia, a maggior ragione è un gesto coraggioso di responsabilità collettiva lo sciopero di domani, per spingere il governo a mettere la vita di tutti prima del profitto di pochi. È un gesto di responsabilità collettiva chiedersi perchè mancano i medici, perchè ci sono pochi respiratori, perchè tanti lavoratori non hanno più strumenti per opporsi al lavoro in condizioni di sfruttamento, a prezzo della propria salute e della stessa vita. È un gesto di responsabilità collettiva ed è una questione di sopravvivenza mettere radicalmente in discussione questa organizzazione della società, cercando di immaginare e mettere in pratiche nuove forme di relazioni, economia, socialità e affetto.

Ma ora: blocchiamo la ri/produzione! Blocchiamo l’infezione!

Laboratorio Smaschieramenti – Bologna

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