Verso lo sciopero de #lottomarzo, anche a Macerata!

NonUnaDiMeno Bologna
Contro il razzismo che nasconde il patriarcato, contro il patriarcato che sostiene il razzismo!
Il fascista che ha sparato a Macerata ha sparato a bersagli dalla pelle nera. Per giustificarsi ha detto di voler vendicare l’omicidio di una donna bianca, Pamela, nel quale parrebbe coinvolto un uomo nero.
Che il gesto di vendetta e le pallottole abbiano colpito anche una donna migrante e nera, Jennifer Otioto, non sembra rilevante per nessuno. Così, il delirio patriarcale giustifica il razzismo più feroce, mentre il razzismo nasconde la violenza patriarcale contro le donne.
Nelle tante prese di parola di questi giorni, le donne scompaiono o compaiono solo come vittime, le migranti non esistono. Esistono maschi bianchi che provano a “farsi giustizia da soli” quando qualcuno tocca le “loro donne”, come ripetono non solo i militanti di estrema destra che difendono l’attentatore fascista, ma anche gli psicologi di turno, i magistrati e il Ministro degli interni.
Esistono maschi bianchi, appoggiati da partiti di destra e sostenuti dai gruppetti neofascisti, che se ne vanno in giro con le svastiche tatuate in faccia per sparare al uomo nero. Quello della favola, né più, né meno. Quello che è riconosciuto come migrante, o nero, solo se si macchia di un crimine contro la «razza italica» , se stupra e minaccia «le nostre donne», ma viene improvvisamente «sbiancato» se un fascista gli spara addosso. In ospedale infatti ci sono «cittadini stranieri», oppure «malcapitati».
La brutale unione tra il razzismo e la violenza sessista del patriarcato, però, non si è esplicitata soltanto a Macerata. Solo pochi giorni fa il segretario del PD di Bologna, Francesco Critelli, ha accolto con entusiasmo la proposta del sindaco Merola di aprire “CIE per delinquenti”, dichiarando che grazie a queste strutture si ridurrebbe il numero degli stupri.
Il razzismo democratico invoca la violenza patriarcale per giustificare ulteriori restrizioni alla libertà di movimento ed espulsioni. Ancora una volta scompaiono le donne migranti, che a causa di quelle restrizioni incontrano quotidianamente lo stupro nei campi di detenzione in Libia, le violenze più brutali sui confini, e poi ancora le molestie sui posti di lavoro, che sono costrette ad accettare perché il lavoro è l’unica condizione per rinnovare il permesso di soggiorno.
Così, i razzismi istituzionali riducono le donne a vittime e oggetti di protezione e lavoro da sfruttare, ma sapientemente tacciono sulla lotta per la libertà che le migranti praticano ogni giorno contro la violenza del patriarcato. Una violenza che si alimenta proprio dei confini che i razzismi democratici vogliono rafforzare. La violenza patriarcale è ciò che unisce razzismo fascista e razzismo democratico. Entrambi sostengono un sistema che si alimenta di gerarchie tra donne migranti e donne bianche, donne migranti e maschi neri, donne e maschi bianchi. Entrambi legittimano la violenza sessuale sistemica e la subordinazione contro cui, in tutto il mondo, donne, uomini, lesbiche, froce, trans* e alleate di ogni genere si sono sollevate.
Per questo sabato 10 febbraio saremo dappertutto! In piazza a Macerata per dire che siamo stanche del razzismo violento e squadrista, istituzionale e democratico, ma anche dell’antifascismo democratico di facciata e di tutte le culture politiche che relegano le donne nell’angolo delle vittime invisibili. E a Bologna, dove saremo impegnate in un laboratorio regionale per la preparazione dello sciopero femminista dell’8 marzo. Perché lo sciopero sarà la nostra risposta anche ai fatti di Macerata e ai fatti di Bologna, dove qualche mese fa si è sparato di fronte all’hub di via Mattei. La nostra risposta ai femminicidi, alla violenza sessista contro lesbiche, trans e soggettività queer, così come al regime dei confini e dei permessi che ammazza tutti i giorni donne e uomini migranti: uno sciopero contro la violenza maschile e di genere è uno sciopero contro il razzismo patriarcale, contro l’invisibilizzazione delle donne e la vittimizzazione e lo sfruttamento delle migranti.
Non vogliamo essere protette, vogliamo essere libere. L’antifascismo o è femminista o non è. A fianco delle migranti, contro il razzismo, contro la violenza maschile e patriarcale, l’8 marzo noi scioperiamo!
#NonUnaDiMeno #WeToogether #8M Non Una di Meno Bologna

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NESSUNA STRUMENTALIZZAZIONE RAZZISTA SUI NOSTRI CORPI!

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La strage avvenuta a Macerata è un gravissimo atto di terrorismo xenofobo che va a colpire in modo vile persone indifese solo per il fatto di essere straniere e per il colore della pelle.

In questo assurdo contesto si inseriscono le gravissime prese di posizione di esponenti politici a capo di organizzazioni  razziste, sovraniste e di estrema destra, che provano a legittimare tale violenza gratuita mettendola in rapporto causa – effetto con il fenomeno migratorio, facendo leva sulla difesa del territorio per scopi di campagna elettorale.

Ancor più deliranti coloro che giustificano la strage fascista come una ”vendetta” per il femminicidio della 19enne Pamela M. avvenuto giorni prima.

Il femminicidio di Pamela M. si aggiunge agli altri avvenuti per mano di fidanzati, mariti, ex che nella gran parte avvengono infatti nella ristretta cerchia di amici e familiari. Punta dell’iceberg di un fenomeno, quello della violenza maschile contro le donne, che più volte abbiamo ribadito essere strutturale nella nostra società e che non può essere cavalcato per opportunismo politico.

Ribadiamo la nostra rabbia per la strumentalizzazione di Pamela e dei corpi delle donne a fini razzisti, retoriche che legittimano leggi razziste, fomentano l’odio contro gli immigrati e la paura.

La nostra solidarietà va in questo momento alle sei persone ferite, fra cui una donna, solo perché africane e alla madre di Pamela che in un appello afferma di non volere nessuna vendetta.

Sabato 10 FEBBRAIO  NON UNA DI MENO – MARCHE parteciperà alla manifestazione convocata a Macerata per ribadire che il nostro percorso femminista e intersezionale è antirazzista, antisessista e antifascista oggi più che mai

NESSUNA STRUMENTALIZZAZIONE RAZZISTA SUI NOSTRI CORPI

ANTIFASCISTE SEMPRE

NON UNA DI MENO

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Nessuna strumentalizzazione razzista sui nostri corpi. Da NUDM a Macerata

Da https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/02/05/nessuna-strumentalizzazione-razzista-sui-nostri-corpi/

Ecco il comunicato di adesione di Non Una Di Meno alla Manifestazione nazionale contro fascismo e razzismo

La strage avvenuta a Macerata è un gravissimo atto di terrorismo xenofobo che va a colpire in modo vile persone indifese solo per il fatto di essere straniere e per il colore della pelle.

In questo assurdo contesto si inseriscono le gravissime prese di posizione di esponenti politici a capo di organizzazioni  razziste, sovraniste e di estrema destra, che provano a legittimare tale violenza gratuita mettendola in rapporto causa – effetto con il fenomeno migratorio, facendo leva sulla difesa del territorio per scopi di campagna elettorale.

Ancor più deliranti coloro che giustificano la strage fascista come una ”vendetta” per il femminicidio della 19enne Pamela M. avvenuto giorni prima.

Il femminicidio di Pamela M. si aggiunge agli altri avvenuti per mano di fidanzati ,mariti, ex che nella gran parte avvengono infatti nella ristretta cerchia di amici e familiari. Punta dell’iceberg di un fenomeno, quello della violenza maschile contro le donne, che più volte abbiamo ribadito essere strutturale nella nostra società e che non può essere cavalcato per opportunismo politico.

Ribadiamo la nostra rabbia per la strumentalizzazione di Pamela e dei corpi delle donne a fini razzisti , retoriche che legittimano leggi razziste, fomentano l’odio contro gli immigrati e la paura.

La nostra solidarietà va in questo momento alle sei persone ferite , fra cui una donna, solo perché africane e alla madre di Pamela che in un appello afferma di non volere nessuna vendetta.

Sabato 10 FEBBRAIO  NON UNA DI MENO – MARCHE parteciperà alla manifestazione convocata a Macerata per ribadire che il nostro percorso femminista e intersezionale è antirazzista, antisessista e antifascista oggi più che mai

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ANTIFASCISTE SEMPRE

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Sex Work Strike #8marzo

Da https://strike4decrim.org

SEX/WORK STRIKE

Sex/Work Strike
#strike4decrim
STRIKE!

8th March marks International Women’s Day. Like our mothers and grandmothers before us, we are going on strike. We are calling on sex workers all over the country and around the globe to join us. We strike to protest against the sexist, racist and criminal laws and whore stigma that jeopardise our lives. We will be on strike whether we work in brothels, saunas, strip clubs, street corners or porn shoots, in flats, escort agencies or working independently.
The criminalisation of the sex industry makes our work unsafe and exposes us to violence. So, on March 8th, we will refuse to do the sex/work that we do for money and all the domestic, sex and care work that we are expected to do for free.
JOIN US
The Sex/Work Strike is not just for sex workers, and not just for women. We call of people of all genders and all professions to join us. In joining together, we strike against the conditions of women’s visible paid work and the invisible and devalued domestic and sexual work that keeps the world turning, profits flowing and our communities and families functioning. Injustice runs through our private relationships and public lives. Criminalising our work makes us less safe, and fuels those cycles of injustice.
GET CREATIVE
We know how many workers urgently need money, particularly those of us affected by poverty, migration and legal repression. We encourage sex workers across the globe to come together, creating innovative ways of protesting – so everyone can join the strike even if they can’t afford to just take the day off.
CRIMINALISATION KILLS
Criminalisation means we face violence at work – at the hands of clients, partners, bosses and policemen who know we can’t go to the legal system for help. Working outside the law means we can’t access vital services, or work together for our own protection. Trans sex workers, migrant sex workers and workers of colour bear the brunt of this violence. The current system is a violation of our dignity and our basic labour rights. It maintains the ownership that men and the government have over our bodies.
INTERCONNECTED STRUGGLES
Criminalisation is connected to systems of class and race which divide women from each other. It categorises women either as Sacred Virgins or Bad Whores. But let us be clear: these laws maintain male power not just over the bodies of sex workers, but over every woman’s body. This network system of male power and violence treats women’s lives as disposable. It means most women are not believed when we speak out about sexual violence at work or in our relationships. We can’t just offer crumbs of equality to a few women. Until we recognise the interconnected ways that exploitation and oppression affect all women women, none of us will get free.
WE DON’T NEED SAVING
Criminalisation is not the solution to this problem. We strike against the reactionary idea that sex for money needs to be criminalised to protect and save women. Current attempts to criminalise clients in the sex industry mean that it is working class women, women of colour and migrants who earn less money, are criminalised and often deported. We call on all women to struggle against their own conditions of womanhood and the exploitative and oppressive laws that criminalise our bodies and our labour. We need to STRIKE against the system that divides our labour between what ‘naturally’ belongs to women (and therefore shouldn’t be paid) and what belongs to men (therefore we should supposedly be thankful for and get paid less for doing it).
ENOUGH IS ENOUGH
Decriminalisation means we can work collectively and openly, keeping each other safe maintaining decent working conditions. We must fight against violence and stigma we face with our own voices, under the (red) umbrella of labour and human rights. We don’t need a new set of restrictive laws. We demand freedom from violence and exploitation, and to join with workers around the world in the fight for gender, economic and racial justice.

#strike4decrim

#womensstrike2018

#westrike

#metoo

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25N sexwork is work! Alleanza dei Corpi

Alleanza Dei Corpi – Roma 25 novembre 2017
Il 25 novembre saremo parte della marea di #NUDM per rivendicare la nostra autodeterminazione delle scelte sessuali, affettive e riproduttive e delle nostre identità de/generi.
Porteremo i nostri corpi fuori norma e fuori taglia che resistono agli imperativi dei generi imposti e sfuggono al regime dell’eterosessualità obbligatoria.
La nostra sarà un’alleanza tra corpi, sessualità e generi dissidenti.
Una lotta complice e intersezionale a fianco di tutt* color*che sono oppress* ed esclus* lungo le linee di classe, razza, età,abilità.
Sarà una ribellione collettiva contro la violenza di genere e dei generi, contro la violenza di documenti, carceri ed espulsioni forzate, contro il finto moralismo di chi vuole dividerci stabilendo quali lavori e corpi siano buoni e decorosi e quali cattivi e indecorosi.
SIAMO SOGGETTIVITA’ TRANSFEMMINISTE FUORILEGGE!
Attraverseremo il corteo indossando accessori (sciarpe, mantelli, cappelli e orpelli etc..) e ombrelli rossi, in solidarietà alle lotte delle-dei sexworkers, contro lo stigma e la violenza che subiscono.
SEXWORK IS WORK!
Rivendichiamo il diritto al lavoro sessuale, libero dallo sfruttamento e da ordinanze repressive che perpetuano la violenza sulle-i sexworkers.

IL CORPO E’ NOSTRO E LO GESTIAMO NOI!

Sexwork is work. Alleanza dei Corpi

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Lo scandalo del bacio perugino – A processo per un bacio di fronte alle sentinelle in piedi

A Perugia si finisce sotto processo per un bacio gay durante una protesta spontanea, colorata e pacifica contro le Sentinelle in piedi.

Pubblichiamo di seguito il comunicato di Non Una di Meno Perugia.

Ricordiamo che Venerdì 17 novembre il Laboratorio Smaschieramenti organizza una serata di raccolta fondi per le spese legali delle attiviste perugine sotto processo presso Barattolo Cafè, via del Borgo di San Pietro 26, Bologna.

 

 

 

Un bacio, cosa vuoi dirmi?
Siamo state scomunicate.
Siamo state denunciate per un bacio omosessuale.
Quando?
Nel 2014 anche Perugia, così come le strade e le piazze di altre città italiane, è stata invasa da un fiume di gente festante che con ironia e gioia ha travolto l’immobile oltranzismo cattolico omofobico e sessista delle “Sentinelle in piedi” che scendevano in piazza per opporsi al disegno di legge Scalfarotto contro la transfobia e omofobia, con il pretesto di difendere la (loro) libertà d’espressione.
Ma cosa volevano (e vogliono sentirsi ancora) liberi di dire costoro?
Che la “pericolosissima” teoria del gender minaccia di fatto l’ordine naturale della famiglia, dell’amore puro e della sposa sottomessa e contenta.
Che cos’è secondo loro il gender?
Tutte quelle forme di relazione diverse dal modello della “sacra” famiglia tradizionale. Tutte e tutti coloro che non riconoscono le regole che il genere gli assegna alla nascita, tutto ciò che mette in discussione le norme dell’eterosessualità obbligatoria. Insomma per loro la minaccia sono le donne, le lesbiche, le frocie, le trans, i trans, i queer, le queer, che minacciano la “normalità”, qualsiasi cosa essa voglia dire.
La denuncia e il processo
L’accusa, ridicola e grottesca, mossa a chi si trovava spontaneamente in piazza il 29 Marzo del 2014, è quella di aver disturbato la quiete pubblica attraverso (cit. dal Verbale Digos di Perugia): “un tamburello di grosse dimensioni cantando e danzando, con boa di struzzo, cappellini e ombrellini multicolore”, ma soprattutto quando uno di noi “si avvicina ad un altro individuo di sesso maschile e si esibiva in un prolungato concupiscente bacio sulla bocca con lo stesso, nel bel mezzo di Corso Vannucci ed in presenza di numerose famiglie con bambini e ragazzi, molti dei quali minorenni, che in quel momento affollavano il centro cittadino lasciando i passanti disgustati” (!!!)
Questa denuncia è l’ennesima conferma che lo spazio pubblico non è ne’ neutro, ne’ accessibile a tutt*. In una città che vede sempre più i suoi spazi pubblici svenduti ai privati e che non riconosce l’esistenza di un bimbo perché ha due madri, coloro che possono accedere a questi spazi devono rispettare delle regole che sono le stesse che conformano il genere: la donna sì, ma accompagnata dai figli frutto di una relazione etero; la frocia Nì, va bene solo se non ostenta, le/i trans assolutamente no; invece il maschio bianco eterosessuale ovviamente fa un po’ come gli pare… Evidentemente fa paura questa esplosione di soggettività che si riprende lo spazio pubblico, mettendo in discussione l’intero ordine prestabilito.
Non saranno certo le denunce a bloccare la forza dirompente dei nostri corpi che agiscono negli spazi di vita quotidiana, che le politiche antisociali e liberticide del neoliberismo sottraggono e rendono meno accessibili a tutt*.
FancinoFROCIE di tutto il mondo venite!
Vi aspettiamo tutte, tuttu e tette
Venerdì 10 Novembre: Favolosa festa di utofinanziamento per le spese legali
ore 19,00 presso “Braccia Rubate” (Via Cartolari – Perugia)
Lunedì 13 Novembre: Presidio e Performance “Lo scandalo del bacio perugino”
h 9,00 presso il Tribunale di Perugia (Via XIV Settembre)  per la prima udienza
Venerdì 17 Novembre – Favolosa festa di autofinanziamento per le spese legali presso il Barattolo Cafè, via del Borgo di San Pietro 26, Bologna, a cura del Laboratorio Smaschieramenti.
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INDECOROS@ – TRANS QUEER FROCIA PUNX NIGHT – ATLANTIDE GOES TO XM24

***SAVE THE DATE*** VENERDì 27 OTTOBRE, ATLANTIDE GOES TO XM24. TRANS QUEER FROCIA PUNX NIGHT. STAY TUNED! STAY INDECOROS@

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche a te è capitato di sentirti dire che la tua gonna era troppo corta e i tuoi tacchi troppo alti? Che sei troppo poco femminile e troppo froci@, troppo eccentrica e provocante, tanto da disagiare eterolandia? Che sei poco dignitosa perché reclami autodeterminazione? Incivile perché migrante? Poco collaborativa perché non cedi alle molestie sul lavoro o choosy perché rifiuti lavori massacranti o sottopagati? Oppure fallit@ perché di lavorare e di riprodurti non hai proprio voglia? Fannulon@ perché rassettare casa e sgrassare i piatti proprio non ti va? Zoccol@ perché vuoi divertirti con chi vuoi e quando vuoi? Stran@ perché ascolti hardcorepunk prima di addormentarti e a colazione? Continua a leggere

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Sapori e Dissapori – dibattito, cena benefit e un po’ di musica a cura di Atlantide

Martedì 17 ottobre 2017,  a cura del Lab. Smaschieramenti @ VAG, via Paolo Fabbri 110, Bologna.

ore 19.30 – Dibattito sugli spazi autogestiti con il Comitato per promozione delle Esperienze Sociali Autogestite (ESA), XM24 e Lazzaretto.

ore 21 – cena vegana di autofinanziamento per i progetti di Atlantide/Lab. Smaschieramenti e per le spese legali, a seguire video & musica fino alle 24.00.

A due anni dallo sgombero dei collettivi che animavano Atlantide al cassero di porta Santo Stefano, siamo più vive che mai, assieme ai percorsi politici, alle idee e alle pratiche che abbiamo continuato a portare in città e ovunque.

Siamo vive nella consultoria transfemministaqueer, nelle lotte contro la violenza strutturale e maschilista, nel percorso Non Una di Meno, nelle lotte per la difesa degli spazi sociali autogestiti, nel movimento transfemminista queer.
Siamo zombies che continuano a vagare per tutte le cantine della città supportando con ogni mezzo possibile una musica dichiarata morta 40 anni fa, proprio quando ci si stava cominciando a divertire, cercando ogni anfratto da far vibrare al suono di accordi dissonanti, trasmettendo coscienza politica, passioni e autogestione.

Stiamo costruendo un centro di ricerca e archivio indipendente, e numerose attività autogestite per cui non smetteremo di cercare una o più case.

Nel frattempo, dopo due anni impiegati dal Comune per ricostruire la piantina del cassero, e concludere che quell’edificio non era adatto agli scopi istituzionali per i quali si millantava l’urgenza dello sgombero, l’immaginifico ufficio della normalizzazione cinica (Ufficio dell’immaginazione civica), ha annuciato un nuovo piano di rigenerazione urbana degli spazi comuni, dove, accanto ai soliti vecchi bandi per le associazioni che non più tardi di due anni fa erano considerati obsoleti, si fa riferimento alla messa a punto di non meglio specificati “nuovi strumenti”.

Tra i nuovi spazi da rigenerare rispunta anche l’immobile di via del Porto, quello che doveva ospitare Atlantide prima che lo sgombero arrivasse a interrompere la trattativa in corso da mesi con l’assessorato alla cultura, che nel frattempo è stato parzialmente ristrutturato grazie a un progetto tecnico gentilmente offerto dai collettivi di Atlantide.

Le realtà autogestite della città hanno continuato in questi anni a confrontarsi pubblicamente sulle diverse esperienze e pratiche concrete e a ripensare le forme anche giuridiche del rapporto con l’amministrazione che non ci costringano a cammuffarci da start up, da sportello di servizi alle famiglie o da pie sorelle della misericordia. Un discorso comune in grado di rispettare l’autonomia e le differenze tra le esperienze autogestite diventa fondamentale per non consentire all’Amministrazione interventi ad hoc per selezionare politicamente gli interlocutori.

Continuiamo a parlarne con il Comitato per la difesa e la promozione delle autogestioni, Xm24 e tutte le realtà che vorranno intervenire.

Seguirà cena di autofinanziamento dei progetti di Atlantide e delle spese legali, video & musica.

Menù in aggiornamento!

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Contro ogni sgombero, per l’Autogestione, riapriamo TUTTO

***Sabato 9 settembre concentramento in Piazza dell’Unità alle 14.30***

Lo sgombero di esperienze sociali da tempo attive a Bologna come Làbas e Crash  rappresenta, oltre che un fatto inaccettabile, un atto di vile violenza inflitto a tutta quella parte di città, solidale e accogliente, che ogni giorno lavora per costruire convivenza e reti  di solidarietà praticando l’autogestione.

Come già in altre occasioni, anche oggi vogliamo ribadire che “se toccano uno, toccano tutte”.

Le esperienze sociali autogestite hanno sempre espresso, nella loro diversità, una grande capacità di intervento e di iniziativa autonoma sui territori e sulle loro contraddizioni, che riconosciamo come un valore primario collettivo. All’interno degli spazi autogestiti si
produce una visione nuova della città nel suo insieme, una città profondamente diversa e che resiste alle forze della speculazione e della mercificazione con le forze della critica, della solidarietà, della creatività in tutti gli ambiti della vita sociale. Non possono essere intesi come dei semplici erogatori di servizi a costo zero per supplire alle deficienze del  welfare, secondo il principio oggi tanto decantato della sussidiarietà. E’ per cambiare un mondo eretto sull’ingiustizia, lo sfruttamento, lo scempio della dignità umana, che questi spazi esistono e continuano a lottare per crescere e moltiplicarsi.

La difesa delle esperienze autogestite in questa città non è iniziata,né tanto meno può terminare il 9 settembre. Se davvero vogliamo accumulare la potenza che serve perché si possa determinare quel cambiamento reale che collettivamente vogliamo, dobbiamo coltivare e far crescere l’enorme ricchezza costruita in anni di iniziative solidali e relazioni orizzontali.

Per questo sabato saremo presenti e per dar voce alla molteplicità delle istanze oggi rappresentate nel vasto mosaico delle esperienze autogestite e di conflitto sociale in questa città, alla manifestazione del 9 settembre partiremo alle 14.30 da Piazza dell’Unità.

Per ribadire che l’autogestione non è fine a se stessa ma vuole aprire crepe in una città sempre più vetrina per turisti e sottratta a chi la abita; per denunciare l’irresponsabilità di coloro che pretendono di trattare le pratiche dell’autogestione come un problema di ordine pubblico ma soprattutto per costruire insieme un orizzonte di possibilità in un mondo liberato dallo sfruttamento, dalla sopraffazione e dal pregiudizio razzista.

Comitato per la Promozione e la Tutela delle Esperienze Sociali Autogestite

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Ci riprendiamo tutto lo spazio che ci serve

Ci riprendiamo tutto lo spazio che ci serve. Lo faremo autonomamente, lo faremo collettivamente.

Dalla resistenza di quattro anni fino allo sgombero di Atlantide, abbiamo vissuto forse per primu sulla nostra pelle la vuota retorica della collaborazione e l’inconsistenza politica del comune come interlocutore istituzionale. Assistiamo oggi, dopo lo sgombero di due realtà autogestite, all’ennesimo tentativo di dividere i buoni dai cattivi: Làbas sarebbe buono perché è attraversato dai residenti e dalle famiglie con bambini, meno buono invece Crash, perché laggiù dove è stato relegato dopo infiniti sgomberi, di bambini non ce ne sono. Noi Atlantidee siamo cattive perché non recediamo dalla difesa dell’autonomia transfemministaqueer, ci occupiamo solo del bambin@ Queer che tuttu siamo statu prima di essere educastrate dall’eterosessualità obbligatoria, mentre chi ha fatto la co-progettazione sotto ricatto del PD è portato ad esempio contro tutte le altre realtà.
Noi rifiutiamo di farci dividere, siamo al fianco di tutti i percorsi di autodeterminazione, autogestione e autorganizzazione dal basso, respingiamo ogni ricatto politico, ogni retorica della legalità da parte di un sistema consociativo e clientelare. E sarebbe ora di chiedere come sono stati assegnati spazi in centro, senza bandi e per fare business agli amici degli amici e ai sostenitori politici.
Siamo solidal* con i compagni e le compagne di laboratorio Crash e di Làbas, siamo solidali in ciò che abbiamo in comune con queste esperienze e in ciò che ci divide e ci spinge a confrontarci anche criticamente. Continueremo a costruire percorsi di mutualismo dal basso, di autorganizzazione, come la Consultoria Queer di Bologna, e a porre la domanda: che genere di città, costruita per chi, per quali soggetti e pratiche sociali, si sta immaginando? Chi include e chi respinge ai margini sulle assi di sesso, genere, classe, provenienza, bianchezza e linea del colore utilizzando il decoro e la legalità come strumento regolatore?
Dal nostro posizionamento intersezionale non concederemo nessun uso strumentale, nessun pinkwashing istituzionale dei diritti LGBT o delle nostre soggettività e nessun Pride passerella democratica a chi sostiene i decreti Minniti Orlando, a chi sgombera le esperienze autogestite, a chi governa a sostegno delle logiche neoliberiste e al loro doppio profondamente lista.

Laboratorio Smaschieramenti
Atlantide

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