Il Gender è morto, viva il Gender!  Insegnanti, student*, alleate di Non Una Di Meno.

Da Non Una Di Meno Bologna:

Il Gender è morto, viva il Gender!
Insegnanti, student*, alleate di Non Una Di Meno.

Una notizia che non ci sorprende quella sul blocco del progetto di educazione di genere nelle scuole trentine, ma che non ci lascia indifferenti. L’ennesimo tentativo di oscurare un approccio all’educazione basato sulla conoscenza di sé e dell’altr*, per una crescita consapevole. Chi pensa di poterci fermare non ha capito di cosa siamo capaci.

Qualche tempo fa il problema era la teoria evoluzionistica: orde di conservatori scandalizzati di fronte all’educazione scientifica e laica.
Ora ci risiamo. Purtroppo questa volta gli attacchi alla libertà di insegnamento e al diritto all’educazione non si concentrano sul Big Bang, ma sul presente. Questa volta sono proprio i nostri corpi, la nostra autodeterminazione come bambine, donne e ragazze, le nostre vite di femministe, di lesbiche, di gay, di trans* a rappresentare il “problema” delle formazioni antigender o cattofasciste. Il problema è reale: schedature – ad opera di Forza Italia e Comitato Family Day – delle scuole bolognesi che proponevano progetti o lezioni contenenti educazione alle differenze, circolari del MIUR che cedono a gruppi di genitori le competenze di approvazione dei piani di formazione triennale delle scuole, regioni, come il Trentino, che sospendono l’educazione alle differenze, censure di testi, di favole, di racconti, lo scrutinio delle vite personali delle e dei docenti.

 

La “teoria del gender” è per loro un termine ombrello che rappresenta tutte le esperienze non eterosessuali e non cisgender. Come se tutte le persone che non rientrano nel modello di uomo e di donna da loro proposto fossero talmente perverse e scandalose da doverne nascondere l’esistenza. Si tratta di un evidente delirio di onnipotenza per cui c’è chi crede che basti smettere di parlare di omosessuali, ad esempio, per farli scomparire dalla faccia della terra. Altro che ideologia del gender e stregoneria, il pensiero “magico” sta proprio qui: non ti vedo non esisti.

L’istruzione pubblica non può piegarsi alle paranoie di un manipolo di cospirazionisti convinti di poter combattere l’autodeterminazione, la transessualità, l’omosessualità, la libera espressione di sé con la censura. Potremmo citare convenzioni internazionali, la dichiarazione dei diritti umani, la costituzione – consapevoli che queste sono disattese – ma non è al principio di legalità che vogliamo appellarci. Quello che vogliamo cambiare è il modello di società, di relazioni di potere ed opporci all’avanzata delle forze di governo neoconservatrici ormai globali.

Lavoriamo ogni giorno nelle scuole e conosciamo lì bimb*, ragazz* che rifiutano i ruoli tradizionali, che sanno sognare un destino diverso per sé come donne future, bimb* e ragazz* di generi e orientamenti non corrispondenti ai modelli preposti. Sono proprio loro a cercare l’appoggio che non trovano nelle proprie case quando la chiusura e la violenza omofoba, transfobica e sessista impedisce ai genitori di amarli come e quanto loro desidererebbero.

Noi insegnanti femministe e transfemministe – al fianco di studentesse e studenti – siamo impegnate ogni giorno nell’affermazione della libertà di autodeterminazione, del concreto diritto per tutt* di poter vivere la propria età lontano da ideologie mortificanti e discriminatorie, della libertà di formarsi come individue/i senza dover subire violenza di genere, che essa provenga dalle istituzioni, dalla famiglia di provenienza o da altri adulti di riferimento, e di crescere senza dover dimostrare di essere abbastanza “uomini” oppure di essere sempre carine e “femminili”.

La censura dei libri, dei progetti per l’educazione alle differenze non ci porterà al silenzio. Ai roghi di libri continueremo a opporre nuove pubblicazioni, nuove pratiche di apprendimento e co-appendimento, per “imparare ad imparare”.

Lo scrutinio dei profili “social” delle insegnanti, messo in atto da un consigliere di maggioranza della provincia autonoma di Trento, per screditarne le competenze sulla base della partecipazione alla vita politica e a battaglie sociali è una palese violazione della privacy e della libertà di espressione, di stampa, di associazione, delle persone che hanno scelto di insegnare nella scuola pubblica. Un contratto di lavoro non prevede la rinuncia ai diritti civili o politici: siamo arrabbiate e non ci fermeremo.

L’8 Marzo 2019 SCIOPERIAMO per la libertà di insegnamento, per la libertà dalla violenza di genere e dei generi.
Scioperiamo per la dignità di una scuola che sappia interpretare i bisogni e i desideri di chi la vive.

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