Atlantide Antigone

ANTIGONE:

Ci apparteniamo, Queer, occhi di sorella. L’eteronorma, lascito d’umiliazioni… Ne sai tu una, e quale, che non farà matura, Dea, per la nostra coppia d’esistenze? No, no. Non esiste strazio, errore cieco ovunque, non c’è piaga, barbarie, che non abbia visto, e veda, io, radici d’umiliazioni tue, e mie. Oggi nuovamente. Parlano di ordini assoluti, fatti gridare per la gente a Bologna da lui, dal generale, in queste ore. Che sarà? Hai sentito anche tu? Forse no, forse a te è oscura la manovra d’odio che umilia chi è più tuo.

Ci sono molti modi di raccontare questa storia.

Si potrebbe raccontare la lunga resistenza di Atlantide, dal 2011 al 2015, da quando l’occupazione del 1998 venne attaccata con ferocia, strumentalmente, volgarmente, da un coagulo di personaggi in cerca d’autore e di forze normalizzatrici. Ma non abbiamo tempo ora, siamo troppo implicate nell’urgenza della trasformazione presente, rimandiamo alle analisi che distillammo allora dalla rabbia e dalla gioia della lotta.

Si potrebbe partire dalla Maledizione di Atlantide, che ha colpito (e colpirà) inesorabilmente il destino politico di chi ha provato a cavalcare l’odio per il margine, per le diversità e poi ha spazzato via tutto, facendo debordare in mille rivoli le vite e le storie che lo spazio conteneva. 

Preferiamo partire da qui: da una faglia aperta che per 17 anni ha prodotto resistenze queer, femministe e punk. Atlantide è stata la casa del collettivo Banlieu, dei collettivi NullaOsta, Clitoristrix – Femministe e lesbiche, di Antagonismogay e poi del Laboratorio Smascheramenti; è stata punto di riferimento della cultura e della socialità queer e delle autoproduzioni musicali indipendenti. E’ qui che Leslie Feinberg ha presentato Stone Butch Blues, è qui che si è parlato per la prima volta o quasi di Intersex pride in Italia, è qui, in feste affollatissime e sudate, che abbiamo creato uno spazio in cui il desiderio potesse circolare in forme inedite e impreviste. Ci chiediamo come si archivia questa forza di negazione dell’esistente e di affermazione desiderante che sono il queer e il punk, che non possono diventare un luogo della memoria o un monumento da fruire per il turista in cerca di emozioni forti. Forze e resistenze che cortocircuitano la memoria pacificata dell’archivio (anche lgbtiqa+) ufficiale di una Bologna “da sempre a fianco dei diritti civili”: NO! Niente ci è stato regalato, tutto ci viene continuamente tolto, avrete solo il nostro disprezzo. 

E allora il nostro contro archivio parte dallo sgombero del 9 ottobre 2015, da una ferita aperta che non si rimargina e dal debordamento che ci ha portato ovunque: dal Sommovimento nazioAnale, alla favolosa coalizione, a Nonunadimeno, al B-Side Pride, ai movimenti antirazzisti, le soggettività negate dalla violenza istituzionale hanno contaminato altre reti, hanno innervato la critica e la pratica transfemminista queer che, nel frattempo, è diventata marea. 

Potremmo parlare della nostra vendetta, che consiste nell’affermare le nostre vite dissidenti, ma abbiamo i postumi del Pride del 27 giugno e tanto resta ancora da fare. 

 

Rest in fight, Atlantide!

 

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