RIVOLTA PRIDE 2022: perché la rivolta è desiderio!

Anche il 2022 è Rivolta Pride!

Siamo una rete di attivist*, collettivi e associazioni che a partire dalle mobilitazioni per #moltopiudiZan ha portato nel 2021 più di 30 mila persone nelle strade di Bologna. Si tratta di un percorso orizzontale e assembleare che vuole portare a un reale cambiamento della società, costruendo un’alleanza tra soggettività e soggetti politici diversi. Questa rete è parte del movimento “Stati Genderali” e contribuisce alle lotte sul livello nazionale, scaturite dal dibattito parlamentare sul ddl Zan e dal suo affossamento: un provvedimento non basta. Abbiamo deciso insieme di riprendere parola e spazio contro la violenza sistemica: rimettiamo al centro le nostre vite materiali e i nostri bisogni!

Siamo convint* che la violenza omolesbobitransafobica e misogina, eterocispatriarcale, razzista e abilista che invade le nostre vite sia strutturale e ben radicata, e che soltanto un coinvolgimento attivo e di tutt* noi frocie, lesbiche, persone trans, intersex, bi+ e non monosessuali, asessuali, non binari*, persone con HIV, sex worker, persone razzializzate e senza documenti, persone disabili e neurodivergenti, possa cambiare realmente le cose.

I diritti civili non sono separabili dai diritti sociali. Noi siamo presenti in tutti i posti di lavoro: nei luoghi della formazione, nei servizi, nei luoghi della salute, negli spazi pubblici e privati. Da qui partono le nostre lotte e rivendicazioni.

Nelle fabbriche, così come in tutti gli altri luoghi di lavoro e nelle relative lotte, le persone LGBTQIAP+ ci sono sempre state, nonostante l’invisibilizzazione: come se non fossimo anche noi dentro al sistema di sfruttamento del lavoro capitalistico! Respingiamo il rainbow washing che ogni anno, durante il mese del pride, le aziende mettono in atto, quelle stesse aziende che spesso discriminano mentre creano profitto. Vogliamo la riforma della legge 104 sulle disabilità, con il riconoscimento anche per l’inserimento lavorativo e pensionistico, di condizioni a ora non riconosciute, come l’ADHD. Ma anche come la vulvodinia e la fibromialgia, spesso considerate “malattie di genere” e quindi ignorate. Vogliamo il riconoscimento del lavoro sessuale quando scelto e un reale contrasto alla tratta: le proposte di criminalizzazione che ogni tanto spuntano in parlamento lasciano le persone che lavorano in uno stato di vulnerabilità, mentre i fenomeni di sfruttamento restano ben presenti e ulteriormente invisibilizzati.

Vogliamo reddito e lavoro, per poter autodeterminare le nostre vite: la violenza che ci opprime è anche economica.

In questo ultimo anno l* student* si sono autorganizzat* in occupazioni e proteste, attraversando anche le esperienze del movimento LGBTQIAP+ e sottolineando i problemi che la censura anti-gender comporta per chi vive il mondo della scuola.

Come student* e insegnanti sappiamo che è necessario un cambiamento radicale nei luoghi della formazione: vogliamo educazione alla sessualità, all’affettività e al consenso così come formazione al rispetto delle differenze sessuali, di genere e culturali. Le “identità Alias” non bastano se richiedono diagnosi patologizzanti e se restano interventi isolati e non diffusi. Anche la cosiddetta inclusione delle persone con disabilità e neurodivergenze non è garantita dall’attuale legislazione e quello che registriamo è una strutturale esclusione.

Crediamo che gli ostacoli alla cittadinanza e al permesso di soggiorno mettano a rischio il benessere e la continuità educativa nelle scuole, dove bimb* e ragazz* sono costrett* a perdere giorni di scuola per espletare doveri burocratici insensati. Persone nate in Italia o che studiano in Italia fin dalla più tenera età vengono così lasciat* alla mercé del razzismo sistemico. Ogni scuola e università, per essere comunità educante, non deve riprodurre la violenza razzista, eterocispatriarcale e istituzionale.

L’educazione affettiva e sessuale comprensiva delle informazioni preventive rispetto a HIV e alle altre IST deve essere inserita nei curricula scolastici e programmi didattici.

Pensiamo sia arrivato il momento di inserire l’HIV all’interno di una cornice più ampia e di assumere come obiettivo il benessere complessivo della salute sessuale. Lottiamo contro lo stigma che pervade ogni ambito e si abbatte sui diversi corpi, ancor più quando questi si interfacciano con il mondo ospedaliero, nonostante gli avanzamenti delle terapie che permettono l’abbassamento della carica virale fino a rendere impossibile il contagio. Vogliamo che U=U (Undetectable equals Untransmittable), ovvero non rilevabile significa non trasmissibile, diventi un messaggio sempre più diffuso e condiviso. Vogliamo la PREP (profilassi pre-esposizione) gratuita e distribuita organicamente su tutto il territorio nazionale, come avviene già in altri paesi. Siamo tuttu sierocoinvolt*!

La salute è fondamentale per affermare la nostra autodeterminazione di genere e il nostro benessere sociale. La L.164/1982, che regola l’accesso alle “transizioni” è frutto di una lotta trans e autorganizzata ma risulta a oggi superata. Vogliamo una nuova legge sull’autodeterminazione di genere sulla base del “consenso informato” che permetta alle persone trans e non binarie un accesso dignitoso ai servizi sanitari, non patologizzanti e gratuiti.

Vogliamo riparazione per gli interventi chirurgici su bimb* intersex e per le sterilizzazioni forzate subite dalle persone trans per decenni, solo per cambiare un nome sul documento. La salute delle persone trans e non binarie non riguarda solo i percorsi di affermazione di genere, ma tutti gli ambiti dell’esistenza e in modo intersezionale!

Viviamo infatti nuove forme di relazionalità sempre più presenti e importanti per la nostra autodeterminazione e sopravvivenza. Vogliamo una riforma del diritto di famiglia che restituisca la complessità delle relazioni, incluse quelle non basate sulla coppia, e della genitorialità non eterosessuale. Siamo stanch* che le nostre istanze siano appiattite sulla retorica dell’amore monogamico sotto lo slogan del “Love Is Love”. Rivendichiamo forme di relazionalità radicalmente diverse e all’altezza dei nostri desideri. Il matrimonio egualitario è il minimo, perché i diritti o sono di tutt* o sono privilegi, e noi vogliamo molto di più: l’accesso alla GPA e alle tecniche di riproduzione assistita, così come all’adozione e, in generale, vogliamo poter riconoscere le/i nostr* figli*, senza dipendere dalle scelte arbitrarie e frammentate delle amministrazioni locali.

La giustizia riproduttiva ci riguarda tuttu: lottiamo per l’aborto libero, sicuro e gratuito per tutte le persone gestanti e denunciamo l’ostracismo nei confronti del desiderio di genitorialità delle persone LGBTQIAP+. Le nostre sfamiglie, coinquilinanze, alleanze e forme di vita diverse non eteronormate rappresentano i nostri spazi safer e di mutualismo: la pandemia ha messo a dura prova la tenuta delle nostre reti a causa dell’isolamento e dell’impoverimento generalizzato. Celebriamo i nostri affetti non conformi!

Ci troviamo spesso a dover far fronte alla violenza domestica e assistita, così come ad aggressioni negli spazi pubblici e privati. Sono pochi i centri antiviolenza per persone LGBTQIAP+ o le case famiglia dove poter trovare un tetto quando per la propria incolumità è a rischio, si scappa di casa o si viene cacciat*. Le violenze spesso non vengono denunciate e restano nel silenzio. Quando invece diventano fatti di “cronaca” le ritroviamo sui media, narrate in modo ingiusto e discriminatorio. Siamo stanch* di rappresentazioni pietistiche e di veri e propri discorsi d’odio in nome di una “libertà di espressione” che spesso è solo propaganda discriminatoria. Siamo una comunità che tanto ha lottato per emergere e che rappresenta una visione alternativa del mondo. Non possiamo più accettare quanto viene detto “su di noi”, la parola ora è nostra!

Da anni ci autorganizziamo in spazi safer che costruiamo dal basso e con pochissime risorse materiali a disposizione. Affermiamo la necessità di spazi per far fronte ai nostri bisogni e ampliare l’orizzonte dei nostri desideri, dove promuovere socialità e culture altre, fuori dai circuiti del consumo fine a se stesso e per favorire il nostro benessere e la nostra autodeterminazione. A Bologna siamo impegnat* su molti fronti per vederci restituiti luoghi fisici o per potenziare quelli esistenti, per non fermarci alla celebrazione di un passato di lotte, spesso strumentalizzate dalle istituzioni: vogliamo spazi all’altezza dei nostri desideri!

Ci troviamo a manifestare con un Pride di rivolta in un mondo attraversato da guerre e conflitti che continuano a riprodursi secondo logiche imperialiste, colonialiste e razziste. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin sta provocando morte e distruzione alle porte dell’Europa. Un’Europa che ha trovato come unica soluzione l’aumento di produzione di armi e l’apertura “straordinaria” ai soli profughi di questa guerra, lasciando tutt* l* altr* rifugiat* in uno stato di estrema precarietà e sfruttamento. Il razzismo istituzionale si somma alle discriminazioni sulla base della classe, del genere, della sessualità, dell’abilità e si esprime sulla pelle delle persone migranti, rifugiate e sulle seconde generazioni. Siamo consapevoli delle responsabilità dell’occidente coloniale e chiediamo riparazione: con il riconoscimento dello ius soli, con la fine dei patti con la Libia, con una riconversione ecologica vera e non a favore dei paesi più ricchi, con la fine dello sfruttamento su cui si fondano le politiche migratorie e l’economia del paese, con percorsi di accoglienza davvero attenti alla doppia discriminazione che le persone queer vivono quando migrano, con formazione e risorse.

Abbiamo diffuso un appello transfemminista e transnazionale, affermando che:

Sebbene sia evidente come l’attenzione sproporzionata del Nord globale verso l’Ucraina sia radicata nel razzismo, nell’islamofobia, nell’orientalismo e nel suprematismo bianco, questo non implica che siano necessarie meno attenzione e solidarietà nei confronti dell’Ucraina. Invece, dobbiamo alzare il livello della solidarietà OVUNQUE la gente resista alla guerra, agli imperialismi e all’occupazione.

Ci vogliono tutte le nostre intelligenze, tutta la nostra cura e tutta la nostra rabbia: vogliamo cambiare la storia!

Noi siamo ovunque!

Cambiamo il presente e ci prendiamo il futuro!

 

 

 

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