Manifestazione per Mirko e Katy, uccise dal padre/marito e dall’eterocispatriarcato Bologna 6 lug ’26 h21

É di qualche giorno fa la notizia dell’ennesimo queericidio e femminicidio, quello di Mirko e della madre Katy, uccis3 brutalmente dal padre e marito con dei colpi d’arma da fuoco. Un uomo ha deciso di privarl3 delle loro vite in quanto esistenze non allineate alle aspettative e ai ruoli a loro imposti dal ciseteropatriarcato. Mirko, “colpevole” di avere un’identità di genere e un orientamento sessuale non conformi, e la madre, “colpevole” di supportare pienamente l’autodeterminazione di suə figliə in contrapposizione al pensiero del marito.

“Meglio un figlio morto che gay” aveva affermato già anni prima suo padre, eppure questo non ha impedito ai media di portare avanti una narrazione che in alcuni casi metteva in dubbio o addirittura cancellava completamente l’elemento del movente d’odio queerfobico, in altri ometteva le importanti testimonianze di persone vicine a Mirko che raccontavano il suo desiderio di intraprendere un percorso di affermazione di genere; il tutto condito dalla inaccettabile e squallida prassi a cui siamo tristemente abituat3 della riabilitazione del carnefice, definito dai parenti e riportato dalle testate come “un bonaccione esasperato” e “un gran lavoratore”. Denunciamo dunque non solo l’ennesimo delitto commesso nei confronti di persone appartenenti alla nostra comunità, ma anche la violenza del discorso pubblico, che non ci concede nemmeno di essere ricordat3 per ciò che davvero siamo, ci sottopone a spietati giudizi davanti ai quali non possiamo rispondere per noi stess3 e ci cancella nelle nostre identità per renderci più socialmente digeribili.

Questa di Camaiore non è una faccenda privata né l’ennesimo caso isolato, non è una sfortunata tragedia. La retorica del singolo uomo mostro fa perfettamente il paio con il “Ddl femminicidio” firmato Meloni, che impone il carcere a vita per gli autori trattando un fenomeno sistemico come un problema individuale: la sistematicità della violenza patriarcale non solo non viene combattuta da questo governo, ma, anzi, perpetrata con tutte le sue scelte politiche, che non fanno altro che alimentare la cultura del controllo e dell’oppressione e i rapporti di potere fra i generi che sostengono e permettono femminicidi e queericidi. Definiamo le morti di Mirko e Katy per quello che sono, omicidi di stato, perché dietro ad esse ci sono delle responsabilità pubbliche ben precise, individuabili nelle politiche di destra cattofasciste che alimentano un clima di omofobia, transfobia e misoginia.

Il Ddl Bongiorno, di mano leghista, che normalizza e istituzionalizza la cultura dello stupro e sottopone le persone survivor alla vittimizzazione secondaria nelle aule di tribunale, sancisce una strategia di consolidamento e rafforzamento dell’oppressione ciseteropatriarcale.
Il Ddl Valditara attacca l’autonomia delle scuole, togliendo alle figure professionali la selezione dei contenuti educativi e spostandola sulle famiglie, designando quindi il modello della famiglia tradizionale come struttura automaticamente più autorevole per l’educazione e la tutela dell3 bambin3 e adolescenti. Il caso di Mirko e Katy, così come tanti altri, raccontano una storia diversa, che trova riscontro anche nei dati: nella maggior parte dei casi, la violenza patriarcale e queerfobica, la subiamo proprio tra le mura delle nostre case. Lasciare che siano le famiglie a decidere se far accedere o meno all’educazione sessuo-affettiva l3 propri3 figli3, mette ulteriormente al margine e in pericolo le soggettività femminilizzate e queer che crescono in contesti abusanti.

Come comunità LGBTQIA+ ci troviamo a rispondere ancora una volta unit3 ma sol3, con tutto il nostro dolore ma soprattutto tutta la nostra rabbia, alla violenza queerfobica e patriarcale che ha strappato brutalmente la vita a due nostr3 sorell3. In una società che ci esclude e marginalizza, che alimenta costantemente la violenza contro donne e persone queer e che non sa e non vuole parlare dignitosamente delle nostre morti, siamo noi a dover prendere parola. Per questo, come Rivolta Pride, vi aspettiamo in Piazza del Nettuno domenica 5 luglio alle ore 21 per una passeggiata arrabbiata con cui porteremo nelle piazze e per le strade della città le nostre storie, le nostre istanze, la protesta furiosa contro una violenza che è istituzionalizzata e istituzionale. Per Mirko, per Katy, per tutte le donne, trans e frocie, che più non hanno voce!

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DOCUMENTO POLITICO DEL RIVOLTA PRIDE BOLOGNA 2026

LE FROCIE LO SANNO DA CHE PARTE STARE: NO PRIDE IN GENOCIDE, FREE PALESTINE!

Concentramento ai Giardini Margherita alle 16:00. Partenza corteo alle 17:00 circa. Arrivo al Parco della Montagnola con interventi politici e artistici dal palco all’interno del parco fino alle 23:30 circa.

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Attivista di Rivolta Pride fra le persone rapite dalle forze di occupazione israeliane

Comunicato stampa Rivolta Pride: preoccupazione per l’attivista bolognese rapita dalle forze di Occupazione Israeliane: “Chiediamo pressione istituzionale e dal basso per il rilascio degli ostaggi. Ilaria ti vogliamo sul primo carro del Rivolta Pride il 13 giugno a urlare con noi: No Pride in Genocide!”

C’è anche una cittadina bolognese, attivista lgbitqia+, fra le persone catturate illegalmente dalle forze militari di occupazione israeliane nel corso dell’attacco di ieri mattina alla Global Sumud Flottilla.

Ilaria Mancosu, 42 anni, attivista di Rivolta Pride e di Elastico Records, era la capitana della Amazon ed è stata prelevata dai militari insieme a tutto il suo equipaggio. Ilaria ha scelto di partecipare alla missione civile nonviolenta per rompere l’assedio di Gaza perchè “tutte le oppressioni sono interconnesse” e “le persone queer palestinesi vengono bombardate, uccise, tenute sotto assedio da parte di Israele tanto quanto gli altri”, come ha dichiarato in un recente video registrato insieme ai molti altri partecipanti gay,lesbiche, bi, trans e nonbinary della Flottilla: https://www.instagram.com/reel/DYZOlOlsQ-E/?igsh=eTR4c2hlZmVoaTM4

Non a caso Rivolta Pride, la rete di collettivi e associazioni che organizza dal basso il Pride di Bologna, è stato sempre molto netto nello schierarsi a fianco della lotta palestinese e nel condannare il tentativo di Israele di giustificare le sue politiche di occupazione e pulizia etnica con i diritti lgbit.

La famiglia queer e la famiglia di origine di Ilaria sono estremamente preoccupate per la sua incolumità e per l’immobilismo dei governi occidentali nel fermare il genocidio e i continui crimini commessi da Israele. Insieme alle compagne di attivismo di Ilaria, invitano la città a mobilitarsi fino al rilascio dei partecipanti della Flottilla catturati e fino alla liberazione della Palestina dall’occupazione militare illegale in corso ormai da 80 anni.

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Solidarietà delle attiviste lgbitqia+ alla comunità islamica bolognese


Le attiviste lgbit del Laboratorio Smaschieramenti esprimono la propria solidarietà alla comunità islamica bolognese, dopo che adesivi con messaggi d’odio sono stati affissi nei dintorni della moschea di via Pallavicini.
I fascisti in questo momento indirizzano il loro odio e la loro violenza in particolare verso le nostre due comunità, perchè in modi diversi rappresentiamo una sfida al loro ideale autoritiario di suprematismo del maschio bianco eterosessuale. Infatti adesivi simili, con messaggi razzisti e sessisti ora verso le persone di fede o cultura islamica, ora verso le lesbiche, ora verso chi sostiene la causa palestinese, ora verso la giunta comunale ma sempre in chiave islamofobica, sono comparsi negli ultimi tempi in diversi punti della città, chiaramente attaccati dalla stessa mano e con tutta probabilità provenienti da gruppi neofascisti. Gli stessi che parlano di “remigrazione” e che saranno giustamente esiliati in una piazza fuori mano questo sabato… ma che noi vogliamo esiliare fuori dalla storia.
All’inizio delle mobilitazioni contro il genocidio in Palestina, noi siamo state spesso oggetto di insulti e dileggio da parte di giornalisti ed esponenti di destra perchè, come froce, sostenevamo e sosteniamo la causa palestinese. Infatti, mentre i fascisti veraci attaccano in modo esplicito e diretto sia noi gay, lesbiche e trans che i mussulmani e le mussulmane, ci sono anche i fascisti ripuliti che, insieme ai sionisti, cercano di giocare la nostra comunità contro quella islamica, rappresentando le culture e le cominità politiche mussulmane come una minaccia – anzi “la” minaccia – per la nostra libertà sessuale e fingendo di essere per i diritti delle donne e delle persone lgbitqia+ solo quando serve per propagandare il razzismo. Perciò, insieme alla nostra solidarietà e vicinanza, oggi ribadiamo e rinnoviamo anche il nostro impegno a combattere qualsiasi uso delle nostre lotte e delle nostre identità in chiave islamofobica e coloniale.
Siamo solidali e complici anche dell3 persone queer rifugiate che sono fuggite da persecuzioni in paesi islamici in cui retaggi culturali, interpretazioni bigotte del diritto islamico e leggi portare dai colonizzatori e mai cancellate rendevano la loro vita impossibile. Sono nostre compagne, e ancor meno permetteremo che la loro lotta e la loro esperienza siano strumentalizzate per fomentare il razzismo o giustificare il colonialismo.
Noi sappiamo bene che qui, oggi, la vera minaccia alla nostra libertà sono il fascismo, il colonialismo e il sionismo in tutte le loro forme (locali, nazionali e internazionali) e continueremo a lavorare per costruire alleanze con le comunità razzializzate, migranti e discendenti di migranti per difendere i diritti e la libertà di tutte le minoranze oppresse e di tutti i popoli colonizzati e per promuovere relazioni, cooperazione e contaminazioni dal basso là dove il fascismo vuole creare paura, violenza, culto della purezza e machismo.

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9 Maggio Karaoke Boycott Eurovision

Tutte le info in italiano, arabo e inglese qui: https://balotta.org/event/karaoke-internazionale-froce-per-la-palestina-boycott-eurovision

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Froce per la Palestina domani al corteo dello sciopero transfemminista

A quell che pensano che la colonia Israele sia il paradiso dei diritti lgbtq e delle donne e che il popolo palestinese siccome sarebbe “arretrato” si meriti di essere colonizzato e sterminato,

A quell che pensano che l’occidente sia la patria delle libertà sessuali, 

A quell che pensano che le donne iraniane saranno liberate dalle bombe di uno dei presidenti più feroci, sessisti e razzisti che gli stati uniti abbiano mai avuto, 

…e anche a noi stesse, stessu e stessi, quando ce ne dimentichiamo, vogliamo ricordare,in questa giornata di sciopero, che sono state le nostre lotte a guadagnarci i diritti e lo spazio che abbiamo, non “il progresso” occidentale o il capitalismo.

Invitiamo tuttu tutte e tutti a scendere in piazza il 9 marzo perchè quei diritti  e quello spazio, che già erano insufficienti, oggi sono minacciati e smontati un pezzetto al giorno dai fascisti e suprematisti che ci governano.

E nel corteo del 9 marzo vogliamo rendere visibile l’alleanza fra movimento transfemminista e le lotte del popolo palestinese e delle persone migranti e discedenti di migranti che subiscono lo schifo del razzismo e del paternalismo bianco qui

Un’alleanza che abbiamo costruito concretamente stando fianco a fianco nelle manifestazioni per la Palestina, nel boicottaggio della colonia israeliana contro le sue strategie di pinkwashing, e nello sforzo – purtroppo ancora insufficiente – di decolonizzare anche le nostre culture militanti

Siccome i fasci che ci governano usano il tema della violenza contro le donne come copertura per  opprimere immigrati e persone razializzate e per mettere più carcere e più polizia, o per imporre alle compagne, all3 compagn3 e ai compagni migranti e discendenti di migranti qui in Italia modelli di femminilità e maschilità occidentali e neoliberali spacciandogliela per liberazione, nel corteo di domani vogliamo anche rendere evidente che siamo decisu a non permettere che in nostro nome si giustifichi il razzismo e il suprematismo bianco, che in nostro nome si imponga l’ergastolo, che la nostra bandiera sventoli sulle rovine di gaza postata su ig dai militari genocidi dell’esercito coloniale israeliano, e che passi per “femminista” un governo che mette l’ergastolo ai femminicidi e poi fa una legge che stabilisce che senza dissenso non è stupro, che vuole neutralizzare i cav, impedire alle persone trans l’accesso alla salute, distruggere la scuola pubbluca, ed è amico di Trump e del sionismo. 

La nostra liberazione non è farci salvare dagli eserciti occidentali,  così come non è aspettare che il potere di uno stato forcaiolo punisca in modo esemplare i responsabili della violenza dopo che è avvenuta, ma cambiare le relazioni di potere nelle relazioni sociali, economiche, sessuali, familiari ogni giorno e in ogni ambito. 

Siamo decis3 a lottare fino a quando non avremo completamente smantellato questa società basata sullo sfruttamento coloniale e sulla naturalizzazione di due generi fatta in modo che uno possa sempre, in una forma o in un’altra, opprimere l’altro, controllare la sua sessualità e trattare come mostri o come eccezioni da patologizzare e trattare con paternalismo coloro che transitano dall’uno all’altro o verso nè l’uno nè l’altro. 

Il nostro diritto a organizzarci e protestare è sempre più oggetto della repressione grazie ai vari decreti “sicurezza” . Anche contro questo siamo determinat3 a resistere, e esprimiamo vicinanza e solidarietà all3 compagn3 arrestate ieri e l’altroieri al pilastro

Oggi più che mai la lotta contro oppressione e violenza di genere e dei generi, il colonialismo, la guerra, la poverta, la distruzione del pianeta e la repressione del dissenso deve essere una e al tempo stesso deve saper prendere mille forme ed essere ovunque. E’ questo il percorso che ci porterà anche verso il Rivolta Pride di quest’anno.

Ci vediamo domani in Piazza Maggiore alle 17:30. Saremo lì con lo striscione Queers for Palestine/Froce per la Palestina.  

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Sabato 7 marzo – Palestina Globale

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Il tavolo dei legami queer al convegno Evolve: progetto di ricerca giuridica di UNITO sulla genitorialità funzionale

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Per un nuovo diritto di (s)famiglia, del lavoro e del welfare

E’ pronto l’opuscolo! Lo puoi scaricare qui:

Dall’introduzione: Questo opuscolo riassume la ricerca e la riflessione in corso del
Tavolo dei legami queer nell’ambito degli Stati GenDerali
Lgbtqia+ & disabilità. La maggior parte di questo materiale è
stata assemblata nel giugno 2024, durante un seminario di
approfondimento del Tavolo dei Legami queer a Milano presso
la realtà autogestita S.M.S (Spazio Mutuo Soccorso), ma la
riflessione e la ricerca sono ancora in corso.
Abbiamo cercato di mappare tutto ciò che nelle leggi e nelle
politiche italiane incentiva, privilegia o impone
un’organizzazione materiale della cura e degli affetti incentrata
sulla famiglia nucelare e sulla coppia,
e abbiamo provato a
immaginare cosa dovrebbe cambiare per far sì che altre forme
di parentela e di condivisione della cura non basate sul sangue
né sulla coppia,
forme alternative che già esistono nelle nostre
vite, possano prosperare.

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TDOR: NON CI BASTAVA UN GIORNO E ABBIAMO COSTRUITO UNA TRANS WEEK

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18 novembnre

SALUTE PER TUTT3 CON @plus_aps : presidio in viale Aldo Moro 50, h. 11.00.

19 novembre

presentazione libro Chimere e Paradossi presso @igor.libreria ; h. 21.00 passeggiata rumorosa organizzata da @gruppo_trans

20 novembre

• presidio universitario in Piazza Scaravilli organizzato da @lamalaeducacion_ , h. 12.30; presentazione del libro Io, la Romanina con Romina Cecconi e Porpora Marcasciano, h. 17.30; presidio e corteo TDOR organizzato da tutte le realtà e collettive bolognesi, ritrovo in Piazza del Nettuno, h. 19.00.

21 novembre

Giornata internazionale contro la violenza patriarcale: mobilitazione organizzata da @nonunadimeno_bologna . Come frocie, trans, lesbiche, bi, aspec e transfemministe queer organizziamo un attraversamento della giornata!

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