Il diritto di provocare – 21 aprile proiezione e aperitivo benefit al Vag61

Ore 19:30 al VAG61 (Via Paolo Fabbri 110)

Per la ricorrenza della Liberazione quest’anno (2018) ci sembra più che mai importante dare spazio all’esperienza di un compagno di lotta, attivista gay, che ha vissuto le conseguenze della violenza neofascista. L’esperienza di Andrea Giuliano ha luogo in Ungheria, il cui governo è divenuto ormai esempio “virtuoso” per i vari neo-fascisti e leghisti italioti. Anche l’Italia è già da tempo avviata allo stesso destino reazionario e violento. Basta pensare ad alcuni avvenimenti che hanno segnato la cronaca negli ultimi mesi, dentro ai margini e ai confini italiani: violenze e aggressioni che sono evidentemente conseguenza dello sdoganamento politico e culturale senza precedenti di razzismo, omo-lesbo-transfobia e natalismo. Da Macerata, Firenze fino a Bardonecchia, “ l’uomo bianco” pensa di imporre la propria supremazia con le armi, a Parma, Roma, Torino e Bologna l’uomo bianco eterosessuale insulta, picchia per poi strumentalizzare immagini di feti pretendendo di avere il controllo del corpo delle donne e attaccando apertamente le femministe.

Non è difficile tracciare il filo rosso che lega quello che Andrea Giuliano sta vivendo e l’esperienza delle persone, soggettività che sempre di più sono target di uno squadrismo dilagante nel contesto italiano e europeo.

“Il diritto di provocare” è un documentario del 2016 di Mátyás Kálmán e Róbert Bordás prodotto da TASZ / HCLU (Unione Ungherese per le Libertà Civili).

Segue la storia di Andrea Giuliano, attivista, artista e fotografo italiano diventato vittima di diversi crimini di odio in Ungheria a causa del suo attivismo e di una parodia diretta contro gruppi neonazisti e ultracattolici durante il Budapest Pride del 2014. Dopo aver ricevuto centinaia di minacce gli è stata messa una taglia sulla testa, ha dovuto cambiare casa diverse volte per motivi di sicurezza e si è dovuto difendere da diversi tentati attacchi. Le autorità ungheresi hanno rifiutato di intervenire, respingendo le sue molteplici denunce e lasciandolo allo scoperto e in pericolo: uno stallo istituzionale dovuto, in parte, al contesto culturale in evoluzione.

Nel 2015 ha inoltre perso il lavoro ed è stato prima accusato di vilipendio, poi processato per diffamazione. Sempre nello stesso anno è stato anche vittima di un attacco che ha causato una nuova ondata di odio nei suoi confronti, rendendolo ufficialmente persona non gradita.

Andrea Giuliano e TASZ hanno deciso di rivolgersi alla CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo), al fine di sottolineare la necessaria distinzione tra libertà di espressione e crimini dettati da esplicita discriminazione omobitransfobica, incitamento all’odio e abuso di potere. Da 1 anno e 9 mesi aspettano un segno, e solo una forte pressione dell’opinione pubblica potrebbe accelerare i tempi.

“Il diritto di provocare” segue gli eventi che hanno portato alla decisione di Andrea Giuliano di lasciare l’Ungheria dopo che le autorità competenti hanno respinto, deliberatamente e in maniera irreversibile, tutti i suoi tentativi di chiedere giustizia. Questo documentario rivela solo la punta dell’iceberg della sua storia, ma ha implicazioni più profonde: fa infatti luce sulla situazione ungherese, in cui lo stato di diritto viene continuamente messo in discussione e in cui le posizioni estreme del governo di Viktor Orbán ostacolano le libertà civili e rendono la vita molto difficile a tutte le minoranze.

Nonostante il suo caso abbia ricevuto eco internazionale, l’attenzione nei confronti della sua storia sta scemando e da Strasburgo non ci sono notizie.

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