Nostre le vite, Nostre le strade! Solidarietà con la Palestina alla Radical Queer March 2019 a Berlino.

Nostre le vite, Nostre le strade! Solidarietà con la Palestina alla Radical Queer March 2019 a Berlino.
** Comunicato ufficiale dalle/dagli organizzator* dello spezzone ‘Queers for Palestine’
Più di 500 persone hanno preso parte allo spezzone ’Queer for Palestine’ all’interno della Radical Queer March tenutasi sabato 27 Luglio 2019 a Berlino. Dalle/gli “anti-deutsch (anti-tedeschi) radical queers” che hanno esplicitamente chiamato la polizia per bloccarci, alla cancellazione del queer after-party al Lebig34 come protesta contro le/gli organizzator* della manifestazione per aver chiamato la polizia in tenuta antisommossa: è stata decisamente une giornata critica per Berlino. Il tempo del silenzio sulla Palestina è finito! Il tempo in cui la ‘sinistra bianca’ spiega ad altr* che hanno vissuto esperienze di razzismo e di oppressione coloniale come intraprendere la propria liberazione è giunto alla fine!
No Pride in Apartheid! (Non esiste orgoglio nell’Apartheid!)
Queer Liberation – Stop the Occupation! (Liberazione Queer – Stop all’ Occupazione!)
No Justice, No Peace! No Racist Police!(Senza giustizia non c’è pace! No alla polizia razzista!)
We’re Here! We’re Queer! Palestine is in Berlin!(Siamo qui! Siamo Queer! La Palestina è a Berlino!)
Come molte altre persone queer radicali e trans, femministe, anarchiche e rivoluzionarie di ogni tipo, anche noi eravamo molto emozionat* di partecipare alla Radical Queer March a Berlino. Siamo rimast* scioccat* dal livello di aggressione e violenza fisica che abbiamo subìto da parte delle/dei compagn* queer, organizzator* e manifestanti, nell’intento di zittirci e di escluderci. Era assurdo che i cosidett* “queer radicali” avessero chiamato la polizia contro persone queer di colore, migranti e rifugiat*. Ma ce l’abbiamo fatta. Abbiamo marciato unit*, abbiamo sentito la nostra forza collettiva e da qui guardiamo al futuro con coraggio e speranza.
Cosa è accaduto prima della manifestazione
Ecco cosa è successo: il 15 di Luglio le/gli organizzator* dichiarano sulla loro pagina Facebook che non avrebbero tollerato nessun gruppo o contenuto anti-semita alla marcia, definendo la campagna BDS come fondamentalmente anti-semita. Era chiaro da questa vergognosa accusa che tutte le persone queer radicali impegnate nella lotta per la libertà e la giustizia in Palestina, inclus* palestinesi, arab*, ebre*, persone di colore e alleat* bianch*, non sarebbero state né gradite né sicure alla marcia.
Il Pride è politico e una prospettiva politica queer radicale deve essere anticoloniale e antirazzista. Da qui abbiamo deciso di riprenderci il nostro spazio e spontaneamente abbiamo lanciato la chiamata attraverso i social media per uno spezzone ‘Queer per la Palestina”.
Di fronte alla posizione delle/gli organizzator* nell’equiparare il supporto alla campagna BDS con il razzismo antiebraico e alla esplicita volontà di escludere coloro che supportano BDS, sono emerse due tipi di reazioni sulla pagina dell’evento per la marcia su Facebook. Da una parte i commenti pieni d’odio (comprese immagini che mostrano cadaveri di queer palestinesi, nudi e torturati, presumibilmente attaccati per la loro sessualità) che offendevano le/i sostenitrici/ori BDS come razzist*, chiedendo la loro esclusione dalla marcia.
Le/I tedesch* bianch* hanno avuto il coraggio di comparare le/gli ebre* che supportano la campagna BDS ai nazisti. Dalla stessa prospettiva ribaltata e razzista, hanno osato bollare qualsiasi opposizione alla violenza dello Stato coloniale israeliano come bigotta e persino genocida. Dimenticando che molt* di noi, come queer che hanno dovuto vivere sotto l’autorità di questi gruppi, hanno combattuto e continuano a combattere contro le loro politiche e pratiche bigotte che hanno gravi ripercussioni su noi tutt*.
D’altra parte, dozzine di individui – principalmente arabi, altre persone di colore ed ebrei – continuavano a sottolineare che la campagna BDS è ispirata da e si colloca nella fiera tradizione di altri movimenti di boicottaggio antirazzisti e anti-coloniali di successo, compreso il movimento sudafricano contro l’apartheid.
La campagna BDS è sostenuta globalmente da una miriade di organizzazioni per la giustizia sociale e giganti delle lotte di liberazione antirazzista, da Desmond Tutu ad Angela Davis. BDS è una tattica non violenta per esercitare pressioni su Israele affinché rispetti il diritto internazionale: (1) Porre fine all’occupazione illegale della terra palestinese 2) Pari diritti per i cittadini palestinesi di Israele e 3) il diritto degli sfollati palestinesi rifugiati di tornare alle loro case ancestrali. Eppure, coloro che accusano la campagna BDS e le/i suoi sostenitor* di essere antisemiti non hanno mostrato alcun interesse e sforzo per impegnarsi al di là dei soliti commenti pigri e razzisti.
Alcuni esempi di sostenitor* queer della campagna BDS che si rifiutano di lasciare che le/i tedesch* bianch* definiscano cosa è il razzismo e ci facciano vergognare in silenzio per l’ingiustizia in Palestina:
• “Se le/gli organizzator* di questo evento negano i diritti delle/dei palestinesi, queer o no, per l’autodeterminazione e per la resistenza ad un’occupazione con mezzi non violenti, non c’è niente di radicale o queer in questo evento.”
· “Essere pro-palestinesi e pro-BDS non significa essere antisemiti. Fare affermazioni di questo tipo oscura la presenza molto reale di sentimenti sia anti-ebrei che anti-musulmani, che al momento sono molto diffusi in Europa.”
· “Sono un altro ebreo queer che non getterà i miei fratelli palestinesi sotto l’autobus. Non parteciperò alla marcia, a meno che non sia dalla parte degli emarginati e degli oppressi.”
Il 25 luglio le/gli organizzator* hanno rilasciato una dichiarazione (in tedesco e inglese)in cui si scusano per “l’equazione indifferenziata e generalizzata della campagna BDS con l’antisemitismo”, per quanto poi abbiano insistito definendo “alcuni metodi e linee di argomentazione di alcune parti del movimento BDS” come antisemiti, come ad esempio l’accusa ad Israele di pink-washing.
CSA è SUCCESSO ALLA MARCIA
Ci aspettavamo che un gruppo di voi si presentasse. Non ci aspettavamo l’incredibile – anzi, storica! – affluenza di oltre 500 persone. Abbiamo dimostrato che gran parte di ‘queer Berlin’ è in solidarietà con la lotta per la liberazione palestinese ed è stanca della soffocante politica bianca in città. Fantastici e con determinazione ci siamo appropriati del nostro potere nelle nostre strade. Una rivolta bella e colorata!
Uno dei partecipanti ha condiviso il suo racconto:“Ho camminato per tutto il corteo in cui, come c’era da aspettarsi, predominavano i bianchi, al contrario dello spazzone ‘Queer per la Palestina’, che era un mix bello e commovente di queer e nostri alleati. Queer che erano bianch*, ner*, mulatt*, latin*, migranti, rifugiat*, palestinesi, israelian*, ebre*, turch*, cittadin* american*, iranian*, indigen*, senza documenti, sex-workers, anarchic*, antifa…. e la lista va avanti. Molta gente si è presentato allo spezzone “Queer per la Palestina” come risposta al modo in cui le/i tedesch* bianch* avevano attaccando lo spezzone per i giorni.”
Una volta che la marcia era iniziata, un* dell/degli organizzator* ha tentato di abbattere i cartelli su cui c’era scritto “Queer per una Palestina libera. Combatti contro: razzismo, islamofobia, homo/transfobia, antisemitismo, apartheid!” le donne* queer di colore ed ebree si sono difese contro questo atto di violenza fisica. Era chiaro che non eravamo al sicuro in questa marcia. Non riuscendo a costringerci a togliere i cartelli, un/a organizzator* è andato a parlare con la polizia.
Subito dopo la polizia in tenuta antisommossa ha bloccato il nostro percorso e ci ha intimato a lasciar passare il resto delle persone, esigendo che noi restassimo indietro. A quanto pare alcun* delle/gli organizzator* hanno dichiarato che il nostro blocco non faceva parte della marcia. Con il morale alto e la paura di possibili violenze da parte della polizia, abbiamo deciso di restare ferm* e abbiamo insistito per il nostro diritto a continuare a marciare. Dopo una spaventosa e snervante resa dei conti, le/gli organizzator* hanno richiamato la polizia e noi siamo andat* avanti.
Si consideri l’assurdità e l’eccessività di questa situazione: queers di colore, migranti e rifugiat*, non sicur* ad una marcia “radicale” queer, espost* alla violenza delle/gli organizzator* e obbligat* ad affrontare la polizia (in tenuta antisommossa). Il fatto stesso che abbiamo bisogno di difenderci contro la violenza fisica e della polizia ad una marcia “radicale” queer è esasperante e profondamente vergognoso. Per non parlare dell’enorme stress e dei rischi che hanno gravato sulle/sui partecipanti al nostro blocco, compres* le/i richiedenti asilo, le/i rifugiat* e le persone senza documenti.
Le/Gli organizzator* avrebbero potuto chiamare un’assemblea dopo la marcia per consentire un impegno aperto e un dibattito su questioni importanti che ci riguardano noi tutt* come queer nella città e come attivist* a livello globale. Hanno invece dispiegato la polizia, un’istituzione conosciuta per il suo sostegno ad organizzazioni razziste, di destra e ultranazionaliste in Germania, per non parlare del ruolo strutturale nella società e della sua lunga e continuativa storia di violenza contro neri e persone di colore, trans e il popolo queer, migranti e rifugiat*. Siamo tristi e sconvolt* di fronte a questo tradimento in nome di un attivismo “radicale queer”.
Respingiamo la criminalizzazione razzista e la stigmatizzazione della lotta per una Palestina libera e delle/i suoi sostenitor*, in particolare le/i palestinesi la cui identità viene sempre equiparata con l’Islam e che sono già stat* definit* come razzist* violent* e incontrollabili. Respingiamo anche il costante controllo delle voci ebraiche in Germania. Le/I tedesch* bianchi, autoproclamatisi difensori contro l’antisemitismo, continuano ad attaccare le/gli ebre* che non aderiscono alla loro agenda politica sionista. Siamo solidali l’uno con l’altro, contro la repressione bianca e l’appropriazione delle voci delle/gli ebre*, delle/i ner*, delle persone di colore e delle/gli indigen*. Marciamo insieme.
L’house-project anarco-femminista Liebig34 ha cancellato il party previsto dopo la marcia, in protesta per il coinvolgimento della polizia. Hanno annunciato su Twitter: “niente polizia al Pride! Non pensiamo che sia il momento di festeggiare dopo quello che è successo oggi alla #radicalqueermarch. Per questo cancelliamo il party al #liebig34”. Ringraziamo il Liebig34 per questo atto di solidarietà.
E PER QUANTO RIGUARDA I SIMBOLI NAZIONALISTI?
Si, eravamo a conoscenza della richiesta delle/gli organizzator* di evitare simboli nazionalisti e nomi di Stati nei manifesti e nei cori. Quando diciamo “queer per una Palestina libera”, non si tratta di nazionalismo; parliamo di libertà dal colonialismo, dall’occupazione e dell’apartheid. Per tutto il XX secolo, la sinistra bianca europea ha avuto difficoltà a capire che le lotte di decolonizzazione non possono essere ridotte al nazionalismo. I popoli colonizzati lo hanno spiegato più e più volte. Ora basta! L’ormai evidente standard di accostare i colori arcobaleno alla bandiera di Israele è stato rifiutato dai/lle partecipanti alla marcia. Anche se eravamo centinaia a manifestare, il nostro blocco non aveva nessun simbolo o canto nazionalista o razzista. Ci siamo presentat* come un blocco queer-femminista esplicitamente antirazzista, per protestare contro l’ingiustizia razzista e coloniale, proprio nel posto a cui apparteniamo: la marcia queer radicale della nostra città.
ROMPIAMO IL SILENZIO
Per decenni gli spazi di sinistra e queer tedeschi hanno evitato con successo qualsiasi discussione significativa sulla Palestina e sul sostegno politico, finanziario e militare dello stato tedesco al violento stato colonialista israeliano. Per tutta una serie di ragioni, la questione è stata ignorata e ansiosamente soppressa. Questo è stato possibile, nella misura in cui la discussione rimaneva prettamente “teorica” e tra tedesch*, soprattutto bianch*. Ma quel tempo è finito! Berlino non è più così bianca. Ci sono tropp* palestinesi e altr* mediorientali, neri e persone di colore, migranti e rifugiat*, ebre* ed ebre* israelian*, per negare una discussione e un dibattito aperto. Per noi non è una questione teorica che possiamo mettere da parte: si tratta delle nostre vite, e per alcun* è una questione di vita o di morte. Queste sono le nostre strade, il nostro Pride, e porteremo le nostre fantastiche sedie se non troviamo un posto a tavola.
Ancora una volta, la comunità di colore queer in supporto alla Palestina e i loro alleati sono stati accusati di “dirottare” la parata e di aver “distrutto l’alternativo CSD”. Questa è un’ulteriore dimostrazione che per alcun* i nostri diritti, le nostre voci sono solo oggetti di scena secondari e che vengono accolti solo fin quando rimaniamo in silenzio, fino a quando non reclamiamo il nostro potere come persone con le nostre prospettive politiche e i nostri desideri. Questo non fa che alimentare l’approccio all’integrazione razzista mainstream dello stato tedesco, contro il quale quelle stesse voci bianche si oppongono. Quindi se c’è qualcun* che ha “dirottato” la parata e causato divisioni, sono proprio quell* che si rifiutano di ascoltare e di impegnarsi a costruire un dibattito vero e proprio. Sono quell* che emarginano e criminalizzano le voci di ogni colore a beneficio dei sentimenti bianchi di conforto e del predominante dominio bianco.
Noi siamo qui. Noi siamo queer.Siamo internazionalisti che marciano per una politica femminista intersezionale, per la liberazione trans, per i diritti delle/i sex workers, per la libertà di movimento e il diritto di rimanere, per una Palestina libera, per solidarietà con le comunità LGBTQI in Turchia, La Russia e ovunque, per la libertà e la giustizia per tutt*. E noi non saremo mess* a tacere!
CHI SIAMO E COME ADERIRE
Questa è stata un’azione spontanea. Siamo individui, per la maggior parte donne* queer, attiv* in vari gruppi per una Palestina libera e siamo indignat* per la vergognosa strumentalizzazione del discorso antirazzista per promuovere ulteriormente politiche razziste e coloniali. Non siamo (ancora) un gruppo solido e formato, ma vogliamo rimanere in contatto con ognun* di voi e rivendicare il nostro spazio come comunità queer impegnata nell’antirazzismo e nella liberazione di tutt*.
Per seguire le prossime azioni in solidarietà al popolo palestinese, puoi mettere un “like” alla pagina“Palästina Spricht Palestine Speaks”: https://www.facebook.com/Pal%C3%A4stina-Spricht-Palestine-Speaks-841053319611755/
Un ringraziamento speciale a Berlin against Pinkwashing per i bellissimi posters. Grazie a tutt* i/le partecipanti per essere venut* – non ci aspettavamo veramente questa affluenza così impressionante. È stato un onore riprenderci insieme le nostre strade e questo ha portato sicuramente molta gioia. Grazie a tutt* le/gli attivist* che lavorano da anni per rompere il silenzio sulla Palestina a Berlino. Sappiamo che azioni così potenti si basano su anni di duro lavoro e attivismo.
Per il prossimo anno, torneremo di nuovo!
COS’È LA CAMPAGNA BDS? BDS è una campagna guidata da palestinesi per il Boicottaggio, il Disinvestimento e il Sanzionamento contro lo stato di Israele, fino a quando non sarà conforme al diritto internazionale. È rivolto alle istituzioni e non ai singoli individui. In molti paesi in tutto il mondo le comunità queer radicali stanno manifestando sotto le bandiere di solidarietà con la Palestina e con la campagna BDS.Per maggiori info: https://bdsmovement.net/
Più di 40 organizzazioni ebraiche in tutto il mondo, di cui alcune sostengono la campagna BDS e altre no, stanno rispondendo alla stigmatizzazione della campagna BDS come antisemita:
Cos’è il Pinkwashing?Pinkwashing è un termine coniato da attivist* LGBT*IQ per descrivere il modo in cui gli Stati-Nazione e le società sfruttano i diritti LGBT per proclamarsi liberali e progressisti, commettendo violazioni dei diritti umani. Ogni anno lo stato israeliano ha uno stand al “Gay and Lesbian Festival” che si tiene in città e partecipa al Pride di Berlino.
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