Non una insegnante di meno

Leggiamo sui giornali la storia di un’insegnante precaria messa alla gogna in quanto una sua foto sarebbe presente su un sito hard sotto uno pseudonimo che contiene la parola “trans”. Non sappiamo se la persona la cui foto appare su questo sito sia veramente la prof in questione. E francamente non crediamo sia rilevante: ci interessa invece denunciare la violenza contenuta nelle reazioni che questa foto ha provocato.

Gli articoli che sono comparsi sulla stampa e le parole dell’assessora all’istruzione della regione veneto Elena Donazzan sono carichi di un ributtante miscuglio di transfobia e trans-misoginia, di sessuofobia, di stigmatizzazione di ogni tipo di sessualità che non si celi pudicamente dentro la stanza da letto coniugale e di violenza contro chi svolge lavoro sessuale.

L’assessora chiede l’eliminazione dalle graduatorie di questa insegnante, e si è addirittura spinta ad affermare che le persone trans non possano insegnare o lavorare a contatto con i minori.

Esprimiamo la nostra solidarietà all’insegnante, e a tutte le donne che si siano trovate in situazioni simili. Rafforziamo la nostra determinazione nella lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne, ma oggi in modo particolare contro la violenza fisica, verbale, economica e politica verso le donne trans, verso le lavoratrici del sesso, verso le donne che per qualunque ragione hanno proprie foto in qualche tipo di sito erotico.

Oltre a colpire una singola donna, questo episodio mira a intimidire tutte le donne e gli uomini trans e le persone di genere non binario, intimando loro di nascondere la loro storia e il loro corpo come una vergogna, e a spaventare, in generale, tutte le lavoratrici che, secondo la morale bigotta e sessista di gente come l’assessora Donazzan, avrebbero “qualcosa da nascondere”.

Sebbene la legge non sia mai stata il nostro riferimento per distinguere ciò che giusto e ciò che è sbagliato, ci troviamo costrette a ricordare che nè la pornografia nè la prostituzione fra adulti consenzienti sono reati per la legge italiana, anche se con stratagemmi amministrativi e discorsi stigmatizzanti si ottiene l’effetto di far credere che lo siano.

Elena Donazzan ha anche sostenuto che è scandaloso che gli insegnanti vengano assunti “solo sulla base di un titolo di studio”, senza verificare le loro “qualità morali”. La retorica della meritocrazia, che da tempo viene utilizzata per giustificare la precarizzazione sempre più spinta degli insegnanti della scuola pubblica, sconfina adesso nella polizia morale.

Fra “i giovani” che i moralisti vorrebbero proteggere da qualsiasi contatto con persone o argomenti trans ci sono di certo ragazzi e ragazze trans, dichiarat* o meno; di certo ci sono ragazzi e ragazze molto meno sessuofobi e sessisti degli adulti che pretendono di educarli e di “proteggerli”. Le dichiarazioni dell’assessora Donazzan e di tutti quelli e quelle che fanno discorsi simili offendono anche loro.

Non contate sul nostro silenzio, ma solo sulla nostra rabbia.

SomMovimento NazioAnale

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