25 Marzo – Sciopero generale dalla ri/produzione

Come tutt* siamo spiazzate dalla rapida diffusione del coronavirus, dalle profonde implicazioni e contraddizioni che scoperchia, dalle trasformazioni del nostro quotidiano che impone e dal susseguirsi degli interventi di gestione dell’emergenza. Continuiamo a pensare collettivamente e a cospirare in forme nuove. Non abbiamo una lettura generale e univoca, ma cerchiamo di riallacciare e rilanciare una serie di ragionamenti e intuizioni: ci scopriamo drammaticamente interconnesse a livello globale con tutte le forme di vita, con l’ambiente, le altre specie e vogliamo agire questa responsabilità come una risorsa collettiva per ripensare le forme di produzione/riproduzione/attivismo/affetto.

Se, come istituzioni e media ripetono incessantemente,”c’è ancora troppa gente in giro”, il motivo non è che tutti si sono riscoperti di colpo sportivi, ma che troppa gente è ancora costretta ad andare a lavorare, anche se non produce beni di prima necessità. Il decreto “Cura Italia” è una farsa, dato che, grazie alle pressioni di Confindustria, i settori inclusi nella lista delle produzioni indispensabili sono tantissimi, si aprono clausole per il proseguimento delle attività, e non si definiscono le sanzioni e le modalità di controllo per i datori di lavoro inadempienti.

Aderiamo allo sciopero generale di domani, mercoledì 25 marzo

perché non vogliamo che la vita di tante persone, di tuttu, sia assoggettata al benessere economico di pochi. Uno sfruttamento che non si limita alla produzione materiale, ma estende la riproduzione di gerarchie relazionali e delle sue logiche di appropriazione alla totalità delle nostre attività e a tutte le forme di vita, in modo violento e altrettanto virale. In questa scelta di adesione allo sciopero produttivo vogliamo denunciare e scioperare da TUTTE queste forme di sfruttamento.

Ci prendiamo cura, restiamo a casa

MA il 25 MARZO SCIOPERIAMO perché:

– a tutt* le categorie sia garantito l’accesso alla salute, al lavoro in sicurezza nei settori davvero essenziali, alle informazioni e ai dispositivi di protezione.

perché siano bloccate tutte le forme di lavoro non essenziali garantendo invariati i salari o forme di reddito equivalenti. Molte di noi operano nel settore sociale, sanitario e dell’accoglienza, nella riproduzione sociale salariata o gratuita e non possono, o non vogliono, scioperare: anche per quest* lavorator* deve scioperare chi è garantito, chi è in smart working, chi è in condizioni di farlo, per garantire che anche a quest* lavorator* come a tutt* sia garantita la sicurezza sul lavoro.

– perché nelle infinite forme di lavoro e non lavoro, sottopagato, non pagato, naturalizzato che da anni ricattano le nostre vite e che oggi mostrano tutte le gerarchie di privilegio su un piano estremo di corpi e vite che contano o meno, si riconosca un reddito di autodeterminazione universale : per questo sosteniamo tutte le richieste in questa direzione, dal reddito di quarantena  (ma da estendere oltre la quarantena, perché quanto durerà? Quali conseguenze economiche e di indebitamento individuale lascerà?); all’estensione del reddito di cittadinanza attualmente esistente senza i vincoli familistici e di workfare attuali; al salario minimo europeo.

– perché si intervenga con strumenti di decarcerizzazione: amnistia, indulto, pene domiciliari e alternative per chi sta in carcere dove non si possono rispettare neanche le norme igieniche basilari, figurarsi il distanziamento sociale necessario

– perché si riconoscano le forme di mutualismo, scambio di beni e solidarietà a livello locale come forme alternative proprio alle economie estrattive e di sfruttamento che hanno generato la pandemia

– perché si garantisca alle categorie vulnerabili come senza fissa dimora e persone ammassate nelle strutture cosiddette “di accoglienza” una condizione abitativa in sicurezza

– perché la casa, che è da sempre luogo di violenza di genere e di sfruttamento del lavoro riproduttivo tradizionale, oggi crocevia di tutti i flussi produttivi-riproduttivi che mettono a valore ogni forma del tempo/vita, sia rivoltata dalle fondamenta: vogliamo decidere con chi passare la quarantena, poter lasciare in sicurezza la casa e rivolgerci ai centri antiviolenza..

perché a casa non ci resteremo per molto: rispettiamo il distanziamento sociale, ma lottiamo per affermare il diritto alla critica, al conflitto, allo sciopero, alla libera circolazione delle persone e alle libertà basilari di riunione e assemblea in forme virtuali e vogliamo ripensare anche l’attraversabilità dello spazio pubblico.

Nonostante la Commissione di garanzia si sia pronunciata contro questo sciopero, sappiamo tutti che non sarà un giorno di sciopero a mettere a repentaglio il rifornimento di generi alimentari: molto più pericoloso, anche per la stessa produzione di beni essenziali, è permettere che l’epidemia si diffonda ancora. Dunque se per responsabilità verso la nostra salute e la salute di tuttu stiamo cercando di evitare i contatti faccia a faccia, a maggior ragione è un gesto coraggioso di responsabilità collettiva lo sciopero di domani, per spingere il governo a mettere la vita di tutti prima del profitto di pochi. È un gesto di responsabilità collettiva chiedersi perchè mancano i medici, perchè ci sono pochi respiratori, perchè tanti lavoratori non hanno più strumenti per opporsi al lavoro in condizioni di sfruttamento, a prezzo della propria salute e della stessa vita. È un gesto di responsabilità collettiva ed è una questione di sopravvivenza mettere radicalmente in discussione questa organizzazione della società, cercando di immaginare e mettere in pratiche nuove forme di relazioni, economia, socialità e affetto.

Ma ora: blocchiamo la ri/produzione! Blocchiamo l’infezione!

Laboratorio Smaschieramenti – Bologna

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