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Volantino di presentazione dell’inchiesta sulle relazioni
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Contrassegnato altre intimità, Atlantide, inchiesta, relazioni, relazioni senza nome, smaschieramenti
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Volantino di nascita di Smaschieramenti (2008)
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Contrassegnato 25 novembre 2007, antagonismogay, Atlantide, manifestazione separatista, maschile, smaschieramenti, violenza contro le donne
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MASCHILITA’ SENZA UOMINI. SCRITTI SCELTI DI JUDITH HALBERSTAM
Sabato 4 dicembre, ore 18.00
Cinema Nuovo Nosadella
Sabato 4 dicembre il festival Some prefer Cake ospita Judith Halberstam, una delle piu’ note teoriche queer a livello internazionale, per la presentazione di Maschilità senza uomini, primo libro che traduce in italiano alcuni dei suoi scritti sui modelli di maschilità femminile, a partire dalle drag king nel contesto angloamericano degli anni Novanta.
Con Judith Halberstam e Federica Frabetti
Maschilità senza uomini propone quattro scritti di Judith Halberstam, figura di riferimento degli studi queer angloamericani nota a livello internazionale e non ancora tradotta in Italia. Questa raccolta e’ un’eccellente introduzione al concetto di ‘maschilità femminile’ in tutte le sue sfaccettature teoriche, culturali e storiche, e … Mostra tuttopresta un’attenzione particolare al fenomeno delle drag king nel contesto angloamericano degli anni Novanta. Essa presenta inoltre i principali assi attorno ai quali si e’ sviluppato il pensiero di Halberstam in anni recenti, con lo spostamento del concetto di ‘queer’ al di fuori delle comunità gay, lesbiche e transessuali/transgender, e la sua estensione a soggetti politici che appartengono a culture caratterizzate da un’esperienza del tempo alternativa alle forme socioculturali dominanti, con implicazioni di estremo interesse per il contesto italiano. L’ultimo capitolo della raccolta, inedito anche negli Stati Uniti, propone alcune recentissime riflessioni sulle prospettive degli studi queer, tra cui una analisi politica
provocatoria e innovativa del concetto di fallimento.
Judith Halberstam e’ Professor of English, Gender Studies, American Studies and Ethnicity alla University of Southern California. È autrice di tre libri: Skin Shows (1995), Female Masculinity (1998),In A Queer Time and Place (2005); e’ co-curatrice diPosthuman Bodies (1995) e co-autrice di The Drag King Book (1999). Attualmente sta completando The Queer Art of Failure e sta lavorando a una nuova opera intitolata Bats.Federica Frabetti e’ Senior Lecturer in Communication, Media and Culture alla Oxford Brookes University. Ha pubblicato numerosi articoli in italiano e in inglese sullo studio culturale della tecnologia, sui nuovi media e sulla teoria queer e di genere.
Attualmente sta completando una monografia dal titolo Technology Made Legible: A Cultural Study of Software.
Judith Halberstam e’ una figura di riferimento degli studi queer angloamericani. Ha sviluppato il concetto di ‘maschilità femminile’ in tutte le sue sfaccettature teoriche, culturali e storiche e in particolare il fenomeno drag king nel contesto angloamericano degli anni Novanta. Uno sviluppo recente della sua riflessione e’ lo spostamento del concetto di queer al di fuori delle comunità LGBT e la sua estensione a una serie di soggetti politici appartenenti a culture caratterizzate da un’esperienza del tempo alternativa alle forme socioculturali dominanti.
http://www.women.it/cms/index.php?option=com_events&task=view_detail&agid=5698
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TRACCIANDO MAPPE DI LIBERTA’
Appunti su una città che torna indietro, solidali perchè
autogestione è resistenza e trasformazione
Cambia il protagonista, non la trama. Dallo sceriffo al commissario,
al cinema Bologna va in scena il solito vecchio film. Il Comune ha
deciso che l’esistenza dello spazio libero autogestito Vag61, da sei
anni in via Paolo Fabbri 110, ancora una volta debba essere messa in
discussione. Film già visto, questa volta tocca a Vag61 ma come
sempre
nel mirino non c’è solo questa o quell’altra esperienza: c’è
un’idea
e una pratica, una realtà ed un orizzonte. Per uno spazio che
quotidianamente produce cultura, libera socialità, elaborazione
politica ed informazione in questa città non c’è posto. O così
vorrebbero gli occhi bendati di chi l’amministra, naturalmente. Chi
la
vive, invece, sa che Vag61 e gli altri spazi autogestiti
rappresentano
una ricchezza, una via di fuga, una freccia all’arco del mutamento.
Sullo schermo scorrono scene già viste. Normalizzazione di tutto
ciò
che in città sfugge alla triste macchina del dominio, della
speculazione, dello sfruttamento. Espulsione, soprattutto dal salotto
buono del centro, di tutto ciò che sabota gli ingranaggi della
governance costituita e dissente dall’asfissia del pensiero unico.
Altre scene, in parte nuove, si aggiungono in questo periodo di tagli
indiscriminati alla cultura e ai servizi sociali. Dal Governo
all’amministrazione comunale si declina un disegno tanto semplice
quanto devastante: far pagare la crisi, fino all’ultimo euro e
all’ultima lacrima, a chi è più esposto e debole.
Sul piano della cultura, gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.
L’impoverimento e l’appiattimento, a suon di decurtazioni e grandi
non-eventi, avanzano. Di fronte a questa realtà, ciò che gli spazi
autogestiti mettono in campo offre un porto franco che, pur restando
spesso giù dal palco dell’ufficialità, ricama un tessuto
insostituibile di produzioni, sperimentazioni, contaminazioni. Dentro
le mura degli spazi ma anche fuori, carburante di qualcosa di più
che
alternativo.
Per accorgersi delle rovine che stanno prendendo il posto dei servizi
socio-assistenziali, invece, bisogna addentrarsi tra le pieghe della
città perchè tutto sembra avvenire sotto una cortina di pura
omertà.
Il decentramento dei servizi e la gestione affidata alle Asp si sono
rivelati un fallimento, mentre proprio attorno a Vag61 si può
registrare cosa avviene quando i tagli passano dai freddi calcoli di
palazzo alla realtà quotidiana: chiude il Drop In di via Fabbri e si
stravolge la funzione del dormitorio di via Sabatucci, tanto per fare
due esempi. Discutere sui giornali del “piano freddo”, una volta
all’anno, proprio non basta.
A fare da set è una città che continuano ad alimentare di paura.
Tanto
dal centrodestra, che ripropone su scala locale il razzismo e
l’autoritarismo su cui costruisce le proprie basi il Governo. Tanto
dal centrosinistra, che dopo aver brandito selvaggiamente la clava
della legalità si è trovato con un sindaco inquisito ma prosegue
sulla
strada della “fermezza” nascondendo tutto sotto un tappeto di
primarie
e campagne elettorali. Non a caso ieri come oggi questa è la città
in
cui si protrae all’infinito la triste commedia della campagna
antigraffiti e si ripropongono le crociate contro i lavavetri, la
città del carcere più sovraffollato d’Italia e dei migranti prima
sfruttati e poi gettati in un Cie, degli sgomberi, del centro vietato
alle manifestazioni e della criminalizzazione del dissenso. La
città,
allo stesso tempo, degli eserciti di precari e dei licenziamenti, dei
posti di lavoro che svaniscono e del welfare tradizionale che mostra
tutta la propria inattualità, delle migliaia di famiglie sotto
sfratto
e degli immobili lasciati vuoti.
Navigando in queste acque agitate gli spazi autogestiti affiancano
alla promozione del conflitto sociale, leva indispensabile per
un’indispensabile trasformazione dell’esistente, la proposta di
progetti per sostenere i lavoratori colpiti dalla crisi, scuole di
italiano per migranti, corsi di formazione, palestre
popolari,sportelli o altre forme di autotutela, socialità
demercificata ed iniziative di solidarietà.
E’ questo ciò che si vorrebbe colpire. E’ questo che ancora una
volta
sfuggirà alla trappola senza sottrarsi alla sfida.
Vag61
Bartleby
Tpo
Xm24
Atlantide
Crash!
Circolo Berneri
Lazzaretto
Livello 57
Circolo Iqbal Masih
Nuova Casa del popolo di Ponticelli
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Contrassegnato autogestione, bologna, occupazione, sgombero, vag61
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Smaschieramenti – Antagonismogay al liceo Sabin occupato
Il 23 novembre Antagonismogay e Laboratorio Smaschieramenti hanno partecipato a un incontro al Liceo Sabin occupato in cui si è parlato di sessualità, orientamento sessuale, sessismo, omofobia e costruizione omofoba dell’identità maschile, oltre che dell’attività politica del laboratorio e del collettivo e dell’interesezionalità delle lotte lgbitq.
Significativamente, la discussione e la riflessione che abbiamo costruito insieme ai ragazzi e alle ragazze del Sabin su questi temi e sul modo in cui essi si articolano concretamente nelle loro e nelle nostre vite ha preso una piega diametralmente opposta rispetto taglio generico, paternalista e legalitario che la ministra Gelmini ha voluto dare alla famosa “Settimana contro la violenza“, indetta annualmente nell’intento di combattere, tra le altre cose, il bullismo omofobico nelle scuole.
Infatti, la “Settimana contro la violenza” ha avuto, a livello di cornice globale, un’impostazione estremamente generica, che tendeva a depoliticizzare la questione dell’odio e del pregiudizio nei confronti delle persone gay lesbiche e trans (o nei confronti degli altri soggetti individuati come potenziali vittime di questa non ben precisata “violenza” – migranti, credenti di altre religioni, disabili ecc.) riducendola a una semplice questione di “rispetto delle regole” e di disciplina.
Fortunatamente, questo non ha impedito che al suo interno trovassero spazio, grazie alle singole associazioni che hanno partecipato al bando, anche delle iniziative valide – tuttavia questo è il messaggio che la comunicazione istituzionale del ministero ha diffuso e promosso.
In ogni caso, qualche briciola di riconoscimento istituzionale tributato alle organizzazioni lgbitq per una settimana all’anno per un paio d’anni non ci fa certo dimenticare che questo stesso governo e questa stessa ministra stanno lavorando al totale smantellamento dell’istruizione pubblica per i prossimi dieci o vent’anni almeno.
Oggi è il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza maschile contro le donne, ma in Italia sarà anche una giornata di mobilitazione contro la riforma Gelmini.
Sappiamo che solo in una scuola pubblica, laica, libera e democratica ci può essere spazio per criticare – come abbiamo fatto l’altro ieri al Sabin – la cultura patriarcale, virilista e omofoba che è alla base del sessismo e della violenza contro donne, lesbiche, gay, trans e queer. Inoltre ricordiamo che l’istruzione è uno strumento importantissimo nelle mani delle donne per opporsi e per sottrarsi alla violenza maschile in tutte le sue forme.
Per questo siamo con le studentesse e con gli studenti in lotta, e siamo noi stesse studentesse, ricercatrici, maestre, precari e precarie dell’educazione in lotta.
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20 Novembre, Transgender Day of Remembrance – Iniziativa in piazza Verdi e festa all’Atlantide
TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE 20 NOVEMBRE 2010
(Giornata mondiale delle persone transessuali vittime di transfobia)
Sabato 20 Novembre ricorre il “Transgender day of Remembrance” (Giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’odio e del pregiudizio contro le persone transessuali)
Dal 1999 le persone transessuali e non promuovono il 20 di Novembre una giornata di sensibilizzazione dell’opinione pubblica allo scopo di abbattere il muro di odio e di complice indifferenza presente nella nostra società verso le persone transgender.
Vogliamo ricordare che secondo i dati ufficiali tra il 2009 ed il 2010 sono state brutalmente uccise nel mondo 65 persone Transessuali, e che gran parte degli omicidi transfobici avvenuti negli ultimi 40 anni sono rimasti impuniti.
L’aumento dell’odio transfobico, unitamente a quello omofobico e lesbofobico è segno di una società palesemente ostile a conoscere pari diritti alle persone la cui identità di genere e il cui orientamento sessuale non è conforme all’eterosessualità normativa.
—————-
a Bologna – iniziativa IN RICORDO DI TUTTE LE VITTIME DI TRANSFOBIA
PER NON DIMENTICARE ORGANIZZATA DA TUTTE LE ASSOCIAIZONI lgbtiq cittadine.
Oggi, sabato 20 Novembre alle ore 18.00
Piazza Verdi per ricordare tutte le persone transgender assassinate.
—————-
ore 23.00 STAR – sweet transvestite revolutionary activist-
Atlantide cassero di Porta S. Stefano
festa di finanziamento per il M.I.T.
a cura di antagonismogay/clitoristrix femministe e lesbiche/nulla osta


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Smaschieramenti al corteo dei migranti
Il labortatorio Smaschieramenti ha partecipato al corteo dei migranti del 13 novembre a Bologna.
http://senzafrontiere.noblogs.org/post/2010/11/14/bologna-brescia-torino-cortei-cariche-arresti/
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Smaschieramenti è sempre in attività (anche se non aggiorna il blog)
Scusateci se abbiamo lasciato in abbandono questo blog!
Questo rapido post è solo per dirvi che ci siamo sempre…
Dopo le Teresiadi (seminario con Teresa De Lauretis 30 settembre 1 e 2 ottobre scorso) ci siamo rimesse a lavorare alla nostra videoinchiesta sulle relazioni, nonchè all’urgente manutenzione e restyling del luogo che ci ospita, la nostra amamta Atlantide.
Speriamo di darvi presto notizie più dettagliate su tutto ciò.
Nel frattempo se avete bisogno di noi contattateci o veniteci a trovare.
Ciaooooooooooo
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Contrassegnato Atlantide, De Lauretis
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Noi non ci saremo – documento sul pride di Roma del 3 luglio 2010
A Roma, negli ultimi mesi, sono accadute cose talmente sconcertanti e rilevanti in merito al Pride della Capitale del 2010 da indurre molte Associazioni, gruppi e singoli/e ad una riflessione comune, avvenuta nella sede del Circolo Mario Mieli in tre riunioni molto partecipate e ricche di diversità.
Dopo un’ ampia analisi della situazione politica attuale del movimento lgbtiq e dei fatti di Roma, le Associazioni, i gruppi, i/le singoli/e che sottoscrivono questo documento hanno deciso di non aderire a Roma Pride del 2010, per ragioni sia di metodo sia di sostanza politica, che riassumiamo con poche righe non esaustive ma indispensabili.
Il comitato che organizza e promuove il Roma Pride, costituito alla fine da sole quattro associazioni romane, ha effettuato una serie di operazioni, da aprile ad oggi, tali da impedire modalità di costruzione condivisa. Prima sono stati contestati i Pride precedenti e si è richiesta una nuova entità organizzatrice a ridosso dell’evento, invocando maggiore collegialità ma estromettendo dalla costruzione tutte le realtà non della Capitale, per la prima volta dal 1994. Poi si è perpetrata una messa in scena di falsa democrazia attraverso il passaggio di due brevi workshop di proposizione di idee sotto la guida di una psicoterapeuta, delegando poi le decisioni sostanziali a piccoli gruppi di lavoro scollegati fra loro. Successivamente si è spostata la data dell’evento dal 12 giugno al 3 luglio, incomprensibilmente verso un periodo più infelice per la partecipazione e contro una decisione assunta a febbraio durante un incontro nazionale di movimento a Napoli, questo mentre i gruppi di lavoro in teoria dovevano ancora decidere in raccordo fra loro. Analogamente l’ufficio stampa ha scelto e resi pubblici slogan, data e logo prima che si pensasse a quale dovesse essere l’essenza del documento politico da stilare, capovolgendo la logica di qualunque manifestazione esistente. E via discorrendo, con tante e tali “novità” di cui via via si prendeva atto senza alcun vero confronto politico. E potremmo continuare. Un Pride che si autoproclamava “di tutti” è diventato nei fatti di pochi, in particolare di sole quattro sigle.
Si è perpetrata una involuzione sostanziale dei contenuti politici, a partire dallo slogan e dal comunicato stampa di annuncio della manifestazione: questo Pride trova la sua rivoluzione nei i baci e nell’affettività, cioè in quanto di più blando e generico esista, con la sconvolgente amnesia delle pietre miliari e quarantennali delle lotte di movimento lgbtiq, ovvero orgoglio, liberazione, visibilità, autodeterminazione, sessualità, lotta per i diritti, laicità etc. Si è compiuta inoltre una regressione culturale di cui forniamo solo alcuni degli innumerevoli esempi: la rinuncia alla politica costruendo un Pride che passa attraverso una psicoterapeuta; la perdita dell’uso del femminile nel linguaggio; l’irrilevanza della questione transessuale (persino nella esiguità impressionante di persone trans nel comitato), salvo talune richieste di specifici interventi normativi nella piattaforma rivendicativa più lunga della storia, talmente tecnica da sembrare una tesina da giovane avvocato lgbtiq; l’uso smodato del vittimismo; la ossessiva e plumbea richiesta di supporto di polizia e telecamere; la perdita del senso della storia e delle indubbie conquiste sociali e culturali ottenute dal movimento; l’idea che le Associazioni hanno fatto il loro tempo e devono fare passi indietro, salvo poi dirigere il tutto attraverso poche persone che nelle Associazioni ci stanno da decenni o ne hanno attraversate parecchie, e magari militano anche nei partiti; l’uso spregiudicato delle vicende di cronaca di transfobia e di omofobia, ignorando le prime e strumentalizzando le seconde come spot davanti ai media, magari appropriandosi anche di iniziative altrui (vedi la fiaccolata organizzata da We Have a Dream il 30 maggio scorso), rilasciando dichiarazioni alla stampa e appiccicando cartelli con il logo del “proprio” Pride sul petto di chi ha promosso, dietro alla sola bandiera rainbow, una manifestazione di solidarietà e di risposta agli episodi di violenza. E potremmo continuare.
Si è sostanziata una marginalizzazione delle realtà lgbtiq di area culturale di sinistra e si è proposto un indistinto qualunquismo politico, basandosi su un progetto ipotetico di trasversalità che vuole andare a tutti i costi a scovare una sensibilità della destra italiana verso le tematiche gay, lesbiche e transessuali che nella realtà non esiste, se si escludono rare e in fondo doverose estemporaneità istituzionali o amministrative. Si è arrivati a preoccuparsi più della questione della necessità e volontà di cercare sponde a destra, anche in quella cosiddetta "estrema", che coinvolgere nel Pride i collettivi universitari e non, i centri sociali, le femministe, i partiti, i sindacati, le Associazioni che si occupano di diritti umani, le radio e le televisioni che aprono al territorio, i testimonial sensibili, migliaia di cittadine e cittadini comuni che nel Pride hanno visto negli ultimi anni un momento essenziale per stare insieme con consapevolezza e gioia, reagendo all’involuzione politica e sociale del nostro Paese. Ci si è naturalmente preoccupati di non dimenticare nel documento politico la parola antitotalitarismo, affinché la parola antifascismo non rimanesse sola ed inequivocabile.
C‘è talmente più realismo del re, che ci si preoccupa di evitare qualunque possibile polemica con l’amministrazione di turno (comunque guarda caso di destra), risolvendo persino le questioni politiche con un semplice e docile “ci ripensi” rivolto al sindaco Alemanno, che si dichiara contrario ad una legge contro l’omofobia e la transfobia E potremmo continuare.
Ma ci fermiamo nell’elencazione dei vari motivi che ci allontanano da questo Pride non perché non ve ne siano altri, ma in quanto riteniamo che quelli esposti siano già sufficienti per spiegare un atto così serio ed inedito da parte nostra.
Ci sentiamo orfani/e quindi di un appuntamento vero, vitale, condiviso, ricco e coinvolgente quale è stato fino ad oggi il Pride romano, significativo per tutta la comunità lgbtiq italiana e per la città di Roma. Non riusciamo in nessun modo a riconoscerci in nulla di ciò che Di’Gay Project, Arcigay Roma, Gaylib Roma e Azionetrans, ovvero il Comitato del Roma Pride 2010, hanno realizzato a testa bassa sino ad ora, senza nemmeno un attimo di ripensamento. Quindi con dolore immenso non aderiamo al Pride, con la scelta condivisa che ogni Associazione firmataria, se vuole, possa trovare liberamente proprie modalità di presenza per i propri associati e prendiamo le distanze dall’atto di destrutturazione metodologica, politica e culturale che si è perpetrato ai danni di un appuntamento da sempre e da tutto il movimento italiano sentito e ritenuto importantissimo . Ci aspettavamo da parte del comitato un qualche momento di consapevolezza del crescente sfaldamento, soprattutto dopo le continue critiche piovute da ogni dove e dinanzi al progressivo rimanere da soli. Non c’è stato nulla, non si capisce se per incapacità politica e inesperienza, o per la precisa volontà di provocare una spaccatura nel movimento. Noi vogliamo invece ristabilire modalità serie di coesione e fiducia, ribadire contenuti e storia del movimento, rilanciare percorsi di costruzione politica. Bisogna riattivare un dibattito vero, ribadendo vigorosamente lo spirito di liberazione di Stonewall. Su questo solco è quindi indispensabile continuare il percorso sia di lotte per i diritti e tutele verso coppie e singoli/e lgbtiq, sia di battaglie più ampie per una società più libera, come quelle contro le politiche di repressione e strumentalizzazione sui corpi delle persone trans, di donne e di migranti, contro il pacchetto sicurezza (come non ricordare i Cie – Centri di espulsione), contro la privatizzazione dei servizi e dei beni comuni, e via discorrendo. La nostra mancata adesione è un atto di vera assunzione di responsabilità, l’unico possibile rimasto: non nel nostro nome tanta pochezza di contenuti, manifesta incapacità e tanta mistificazione, non nel nostro nome la ricerca di visibilità di pochi. Non ci sarà da parte nostra nessun atto se non questo: noi non ci saremo. E non andremo nemmeno a inizio parata a cercare solo le telecamere per comunicare urbi et orbi la nostra distanza, come ha fatto in passato chi si è ricordato di amare tanto il Pride solo quest’anno, che l’ha voluto organizzare a tutti i costi e a modo proprio. Andremo invece tutti ed tutte a Napoli il 26 giugno, a sostenere un Pride che condividiamo e sentiamo nostro, anche se la gioia di quel giorno non colmerà il senso di perdita umana e politica del Pride di Roma, stracciato e mortificato come un pannetto inutile in mano a pochi in totale smarrimento.
ASSOCIAZIONI / GRUPPI / MOVIMENTI FIRMATARIE/I
4Four – Fourzine.it
Amigdala – corpi vari generi diversi
Antagonismo Gay Bologna
Associazione Culturale Gender
Associazione Libellula Trans
Associazione LLI – Lista Lesbica Italiana
Azione Gay e Lesbica Firenze
Cime di queer collettivo – Queer Bari
Circolo Lesbico Drasticamente – Padova
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Circolo Maurice – Torino
Circolo Pink – Verona
CLR Coordinamento Lesbiche Romane
Coordinamento Facciamo Breccia
Collettivo bears of naples
Collettivo MAlefimmine
Comitato Gay e Lesbiche Prato
Controviolenzadonne.org
Coordinamento Trans Sylvia Rivera
Coq Madame
Corpolibero – Coordinamento lgbtiq di Rifondazione Comunista
Desiderandae Associazione Lesbica Separatista – Bari
Frangette Estreme – gruppo queer Bologna
Fuoricampo Lesbian Group – Bologna
GayRoma.it
Glamorama caffè queer – Bari
Il collettivo tilgbq "Sui Generis"
Laboratorio di genere "Le Malefiche"
Laboratorio Smaschieramenti – Bologna
Ladyfest Roma
LAI – Lesbiche Antifasciste in Italia
La mela di eva – collettivo di femministe e lesbiche
La Roboterie
Leather Club Roma
Le Ribellule
M.I.T. – Movimento Identità Transessuale
Movimento Omosessuale Sardo
Newsletter Ecumenici
Open Mind Catania
Pantere Rosa – sinistra critica
Polis Aperta
QueerInAction
REFO – Rete Evangelica Fede e Omosessualità
Rete Agatergon
RETE RAINBOW ROMA – Centro Italia
Soggettività Lesbica – Milano
Spazio pubblico Autogestito Strike (Roma)
Subwoofer Bears
Tavolo LGBTQ* Trento
Zeroviolenzadonne.it
PRIME/I FIRMATARIE E FIRMATARI
Alessandra Marinucci
Diego Tolomelli
Fausto Perozzi
Marcella Di Folco
Massimo Quinzi
Porpora Marcasciano
Nicole De Leo
Laurella Arietti
Valerie Taccarelli
Massimo Vario
Federica Pezzoli
Paolo Violi
Samuele Benedetti
Ugo Malatacca
Gianluca Manna
Franco Salaris
Manuel Savoia
Saverio Aversa
Mauro Cioffari
Valentina Colozza
ADESIONI PERSONALI
Tatiana Palermi, Beppe Ramina, Anita Sonego, Enrichetta Ripa, Adriana Cremonese, Anna Simone, Layla Buzzi, Roberto Valentini, Serena Marcianò, Francesco Macarone Palmieri, Massimiliano Berardi, Marino Buzzi, Federico Boni, Anna Muraro, Yari Boni, Lucio Di Nardo, Stefano Centonze, Enrico Giordani, Alessia Kirchemajer, Rino Varrasso, Gianna Foschi, Cristina Ibba, Nathou Boumendil, Mariapia Toran, Stella Chessa, Carlo Saccà, Giorgio Morelli, Eleonora Tadolini, Monica Pepe, Simone Franchini, Michele Pisicchio, Diego Carrisi, G.Carlo Girolami, Danilo Torresan, Fabiana Fabbri, Roberto Scrivano, Flavio Mazzini, Massimiliano Ceccani, Fabrizio, Bianchi, Paola Guazzo, Giovanna Nini, Bernardo Luis Viteritti, Mauro Grassano, Laura DeMicheli, Simonetta Spinelli, Gianni Pupparo, Bruno Pompa (Arcigay "il Cassero"), Maria Grazia Negrini, Giorgio Preziuso, Giulio Garuti, Gabriella Di Lauro, Nunzia Scano, Sonia Savi, Mariella Biancone, Claudia Fiore, Alberto Bigiarelli, Maurizio Benazzi (Newsletter Ecumenici – Presidente), Valerio Motta, Paco Nazim, Stefano Marchesi, Luki Massa, Vito Raimondi (Polis Aperta), Giordano Novielli, Francesca Zoppi, Elisabetta Natalia, Laura Rastrelli, Daniele Angioni, Alessandro Carbone, Massimo De Pascale, Massimo Falchi, Leila Daianis, Daniele Catena, Anita Sonego, Mauro Santucci.
http://orgogliosamentelgbtiq.blogspot.com/
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Queering antifa – iniziative LGBITQ nel Festival sociale delle culture antifasciste
Queering Antifa
Iniziative LGBTIQ nel
Festival Sociale delle Culture Antifasciste
Bologna, dal 28 maggio al 6 giugno 2010, Parco di Viale Palmiro Togliatti
Sabato 29 maggio, ore 16.00
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, spazio Irma
Iniziativa a cura di: Facciamo Breccia
Renato Busarello, Luki Massa e Vincenza Perilli presentano il libro:
R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista (Ombre corte, Verona, aprile 2010 ), a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder, Vincenza Scuderi
Saranno presenti le curatrici: Paola Guazzo, Ines Rieder e Vincenza Scuderi
Il libro sul quale vertera’ il dialogo con Guazzo e Rieder e’ frutto di un lavoro corale sulle poche fonti e testimonianze a disposizione sulla storia lesbica durante i nazifascismi europei; si tratta di una raccolta di contributi di note storiche europee del lesbismo (fra le quali ricordiamo Claudia Schoppmann, Ilse Kokula e Marie-Jo Bonnet) nella quale e’ compresa anche Raquel Osborne, che si e’ occupata del franchismo spagnolo e della censura e repressione del lesbismo nelle carceri franchiste.
La barra di r/esistenze indica come per le lesbiche la stessa esistenza possa essere considerata una forma di resistenza (all’eterosessualita’ obbligatoria, alla cancellazione di se’ e delle proprie passioni), ancor piu’ in periodi di forzata normalizzazione di tutte le donne, come furono quelli dei fascismi europei. Tuttavia, la Resistenza che trova spazio nel libro e’ anche quella esplicitamente politica di lesbiche che combatterono con coraggio, consapevolezza e determinazione le dittature di Hitler, Mussolini e Franco.
Domenica 30 maggio, ore 15.00
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, Spazio Ali
iniziativa a cura di: Facciamo Breccia e Rigeneriamoci/May Day
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, Spazio Ali
iniziativa a cura di: Facciamo Breccia e Rigeneriamoci/May Day
Sessismo e movimento: responsivita’ e responsabilita’ nelle rappresentazioni e autorappresentazioni dei soggetti minoritari
Questo dibattito vuole aprire una riflessione sul sessismo in relazione alla rappresentazione e auto-rappresentazione dei soggetti minoritari all’interno dei movimenti.
Il movimento antifascista e’ in grado di rispondere degli spazi e delle modalita’ di rappresentazione (o non rappresentazione) dei soggetti minoritari? In particolare, puo’ automaticamente dirsi immune da immaginari e pratiche sessiste? Quanto allo stesso movimento LGBTQ (ma anche femminista), come smascherare quando esso si rende complice, piu’ o meno consapevolmente, di processi che ricacciano dalla porta di servizio gli stessi soggetti minoritari (cioe’ le stesse donne, lesbiche, gay e trans) all’interno di un sistema etero-normativo, sessista e razzista? Il sessismo nel movimento e’ una questione che riguarda tutt* e di cui dobbiamo farci carico?
Cercheremo di rispondere a queste domande alla luce dei concetti di responsabilità e responsività (accountability) elaborati da alcune femministe radicali (come bell hooks). Per una politica della responsivita’ che ci metta nelle condizioni di riconoscere e rispondere alla nostra complicità nella perpetuazione di modelli e immaginari sessisti. Per mantenere aperto e vivo il confronto su una politica della responsabilità, che sia in grado di farsi carico di quel processo, mai chiuso, di decolonizzazione dei nostri movimenti da modelli sessisti ed etero-normativi.
Lunedì 31 maggio, ore 15.00
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, spazio Durruti
Iniziativa a cura de Il Progetto Alice
presentazione del libro:
Educare al genere. Riflessioni e strumenti per articolare la complessità, a cura di Cristina Gamberi, Maria Agnese Maio, Giulia Selmi (Carocci, 2010)
Imparare a problematizzare la propria identita’ di genere nel periodo dell’adolescenza e’ un fattore determinante per poter progettare il propriofuturo – esistenziale, affettivo e lavorativo al di fuori delle aspettative dominanti sulla maschilita’ e la femminilita’. In questo processo, il mondo della scuola e quello della formazione giocano un ruolo cruciale e sono chiamati a introdurre una prospettiva di genere all’interno delle proprie pratiche educative: un fare educazione che sia in grado di disfare i modelli dominanti di genere offrendo a studenti e studentesse gli strumenti teorici e relazionali necessari a diventare gli uomini e le donne che desiderano. I contributi interdisciplinari contenuti nel volume offrono una costellazione di prospettive per comprendere cosa significa "educare al genere", spunti critici di riflessione sui nuovi modelli comportamentali dei/delle giovani contemporanei/e e strumenti di lavoro per stare al passo della nuova realta’ educativa italiana, con l’obiettivo di articolare la complessita’ della societa’ contemporanea, ma anche la ricchezza che e’ in ognuno/a di noi.
Martedì 1 giugno, ore 16.00
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, spazio Ali
Iniziativa a cura di: Facciamo Breccia, Laboratorio Smaschieramenti
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, spazio Ali
Iniziativa a cura di: Facciamo Breccia, Laboratorio Smaschieramenti
Repertori della sessualita’ e politiche razziste nelle societa’ multiculturali: derive a destra dei movimenti di liberazione?
Con Tavolo LGBTQ* Trento, coordinano Titti Castiello, Vincenza Perilli.
Questo dibattito vuole affrontare gli effetti delle politiche razziste sui movimenti di liberazione delle donne e delle minoranze sessuali. Sesso e razza sono stati sempre due discorsi intrecciati alle politiche di dominio. La costruzione del soggetto coloniale da parte dei colonizzatori si e’ sempre avvalsa di retoriche che attingevano a un repertorio di significati relativi alla sessualita’, ora esotizzata, ora, al contrario, degradata. Quanto e’ avvenuto negli ultimi anni in relazione alle politiche securitarie dimostra che le retoriche coloniali sopravvivono ai processi di decolonizzazione mettendosi in circolo nelle metropoli dell’occidente. In un mondo multiculturale le politiche sessuali si articolano ancora una volta come discorso di dominio sui soggetti migranti e i soggetti minoritari (donne, lesbiche, trans, gay) sono chiamati a sostenere questi programmi politici razzisti. Se da una parte questi programmi politici razzisti hanno tentato strenuamente di "arruolare" le donne, che ne e’ stato di lesbiche gay e trans, in un paese in cui non si e’ neppure compiuto il processo di riconoscimento dei diritti civili? Ci sono segnali che anche le lesbiche, i gay e i/le trans possano fare la loro parte dentro il paradigma securitario razzista? Possiamo dire che anche in Italia si e’ assistito a un effettivo spostamento a destra dei movimenti di liberazione delle donne e delle minoranze sessuali così come e’ successo in altre parti d’Europa? A questo proposito vorremmo analizzare in che modo il movimento delle donne da una parte il movimento LGBTQ dall’altra ha risposto e sta rispondendo a questo tentativo di strumentalizzazione razzista contro i/le
migranti.
Martedì 1 giugno, ore 18
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, spazio Durruti
Laboratorio di postpornografia multimediale
La finalità del laboratorio è quella di riflettere collettivamente sui codici della pornografia convenzionale e decostruirli, con lo scopo di elaborare proposte creative che rovescino l’immaginario sessista e gli stereotipi di genere che la caratterizzano. Definiamo post-pornografia il discorso critico e il congiunto di pratiche discorsive, artistiche e audiovisuali che propongono una nuova rappresentazione dei generi e della sessualitá. Un dispositivo di visibilizzazione che è allo stesso tempo piattaforma di azione ed intervento.
La sfida è quella di riappropriarci di un linguaggio che durante decenni è stato piegato alle necessità normative dominanti, riscoprendone il potenziale rivoluzionario. Gli strumenti teorici che utilizzeremo sono l’eredità del femminismo – che rivendicando il protagonismo attivo delle donne ha liberato anche gli uomini dalle imposizioni della visione eterocentrica patriarcale – fecondata e riattualizzata dalla teoria queer, che ridiscutendo i limiti del dualismo uomo/donna ha dato spazio all’infinita molteplicitá di generi e deviazioni dalla norma che sono la chiave di volta nella ridefinizione di una società liberata dal giogo del patriarcato capitalista.
In questa prima giornata, che sarà dedicata alla discussione e condivisione dell’impianto teorico della post-pornografia, affronteremo i seguenti temi: analisi storico-critica della pornografia (dal museo al cinema a luci rosse); la trasformazione della pornografia in cultura di massa nel contesto degli anni ’60-’70 (la relazione tra Gola Profonda e i movimenti operai e studenteschi, i movimenti pacifisti, le manifestazioni femministe e i primi gruppi di azione omosessuale rivoluzionaria); femminismo abolizionista contro femminismo pro-sex; Annie Sprinkle, la pioniera della post-pornografia tra autobiografia e performance; la trasgressione sessuale come strategia femminista; connessioni tra post-pornografia e movimento queer; net-porn: come cambiano la produzione e fruizione di materiale pornografico ai tempi del World Wide Web
La bibliografia di riferimento comprende testi di Beatriz Preciado, Annie Sprinkle, Virginie Despentes, Itziar Ziga, Luther Blisset, Institut of Network Cultures, Judith Butler, Del LaGrace Volcano, Donna Haraway, Foucault.
Le risorse audiovisuali comprenderanno diversi materiali provenienti dalla Muestra marrana, festival di pornografia non convenzionale di Barcellona del quale nei prossimi 11-12-13 giugno si terrá la terza edizione ( http://muestramarrana3.wordpress.com/ – che sará visibile in streaming)
Mercoledì 2 giugno, ore 16
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, spazio Durruti
Festival delle culture Antifasciste, Parco di viale Togliatti, spazio Durruti
Laboratorio di post-pornografia multimediale – seconda parte
Il secondo giorno del laboratorio è dedicato alla pratica; condivideremo fantasmi e desideri, cortocircuitando esibizionismo e voyeurismo per produrre storie, immagini e suoni.
Discuteremo le idee proposte dalle partecipanti al laboratorio ed esploreremo la via migliore di rappresentarle, tenendo conto delle limitazioni di spazio e tempo – potrá trattarsi anche solo di pianificarle, provarle, lavorare alla preproduzione. Il laboratorio è rivolto a donne, uomini e favolositá che sappiano mettersi in gioco con entusiasmo e nel rispetto dell’altro.
Auspichiamo una partecipazione interdisciplinare che coinvolga videomakers e artiste visuali (fotografi, fumettiste, pittori, vjs), musiciste, scrittori, attrici, performer – oltre a "specialiste" come scenografi, costumiste e make up artists o anche semplici persone interessate all’argomento e che abbiano voglia di conoscersi, sperimentare e fare rete.
Giovedì 3 giugno, Atlantide nel Festival delle culture antifasciste, piazza di Porta Santo Stefano 6
Iniziativa a cura di: antagonismogay/laboratorio smaschieramenti
Ore 19.30 Analeasy del testò: edizione speciale dell’aperitivo deside(li)rante.
Ore 21.00 Magnificat, spettacolo scritto e diretto da Ila Covolan, con Mara Pieri, musiche originali di Puppet_Luca Tiengo.
Italia, marzo 2009. Una legge istituisce l’obbligo di indicare sui documenti il proprio orientamento sessuale… Un’attrice in scena, sei personaggi che intraprendono un viaggio per Lampedusa, uno spettacolo che racconta l’intersezione delle lotte, in un paese che equipara categorie minoritarie ad un’unica grande massa, di senza nome, senza dignita’…
Il Parco di viale Togliatti si raggiunge con l’autobus 19 direzione Casteldebole. Si scende in Viale Togliatti alla fermata Pietra, che e’ quasi al capolinea. La festa è all’incrocio fra viale Togliatti e via Salvemini, ed e’ perfettamente visibile dal bus.
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