É di qualche giorno fa la notizia dell’ennesimo queericidio e femminicidio, quello di Mirko e della madre Katy, uccis3 brutalmente dal padre e marito con dei colpi d’arma da fuoco. Un uomo ha deciso di privarl3 delle loro vite in quanto esistenze non allineate alle aspettative e ai ruoli a loro imposti dal ciseteropatriarcato. Mirko, “colpevole” di avere un’identità di genere e un orientamento sessuale non conformi, e la madre, “colpevole” di supportare pienamente l’autodeterminazione di suə figliə in contrapposizione al pensiero del marito.
“Meglio un figlio morto che gay” aveva affermato già anni prima suo padre, eppure questo non ha impedito ai media di portare avanti una narrazione che in alcuni casi metteva in dubbio o addirittura cancellava completamente l’elemento del movente d’odio queerfobico, in altri ometteva le importanti testimonianze di persone vicine a Mirko che raccontavano il suo desiderio di intraprendere un percorso di affermazione di genere; il tutto condito dalla inaccettabile e squallida prassi a cui siamo tristemente abituat3 della riabilitazione del carnefice, definito dai parenti e riportato dalle testate come “un bonaccione esasperato” e “un gran lavoratore”. Denunciamo dunque non solo l’ennesimo delitto commesso nei confronti di persone appartenenti alla nostra comunità, ma anche la violenza del discorso pubblico, che non ci concede nemmeno di essere ricordat3 per ciò che davvero siamo, ci sottopone a spietati giudizi davanti ai quali non possiamo rispondere per noi stess3 e ci cancella nelle nostre identità per renderci più socialmente digeribili.
Questa di Camaiore non è una faccenda privata né l’ennesimo caso isolato, non è una sfortunata tragedia. La retorica del singolo uomo mostro fa perfettamente il paio con il “Ddl femminicidio” firmato Meloni, che impone il carcere a vita per gli autori trattando un fenomeno sistemico come un problema individuale: la sistematicità della violenza patriarcale non solo non viene combattuta da questo governo, ma, anzi, perpetrata con tutte le sue scelte politiche, che non fanno altro che alimentare la cultura del controllo e dell’oppressione e i rapporti di potere fra i generi che sostengono e permettono femminicidi e queericidi. Definiamo le morti di Mirko e Katy per quello che sono, omicidi di stato, perché dietro ad esse ci sono delle responsabilità pubbliche ben precise, individuabili nelle politiche di destra cattofasciste che alimentano un clima di omofobia, transfobia e misoginia.
Il Ddl Bongiorno, di mano leghista, che normalizza e istituzionalizza la cultura dello stupro e sottopone le persone survivor alla vittimizzazione secondaria nelle aule di tribunale, sancisce una strategia di consolidamento e rafforzamento dell’oppressione ciseteropatriarcale.
Il Ddl Valditara attacca l’autonomia delle scuole, togliendo alle figure professionali la selezione dei contenuti educativi e spostandola sulle famiglie, designando quindi il modello della famiglia tradizionale come struttura automaticamente più autorevole per l’educazione e la tutela dell3 bambin3 e adolescenti. Il caso di Mirko e Katy, così come tanti altri, raccontano una storia diversa, che trova riscontro anche nei dati: nella maggior parte dei casi, la violenza patriarcale e queerfobica, la subiamo proprio tra le mura delle nostre case. Lasciare che siano le famiglie a decidere se far accedere o meno all’educazione sessuo-affettiva l3 propri3 figli3, mette ulteriormente al margine e in pericolo le soggettività femminilizzate e queer che crescono in contesti abusanti.
Come comunità LGBTQIA+ ci troviamo a rispondere ancora una volta unit3 ma sol3, con tutto il nostro dolore ma soprattutto tutta la nostra rabbia, alla violenza queerfobica e patriarcale che ha strappato brutalmente la vita a due nostr3 sorell3. In una società che ci esclude e marginalizza, che alimenta costantemente la violenza contro donne e persone queer e che non sa e non vuole parlare dignitosamente delle nostre morti, siamo noi a dover prendere parola. Per questo, come Rivolta Pride, vi aspettiamo in Piazza del Nettuno domenica 5 luglio alle ore 21 per una passeggiata arrabbiata con cui porteremo nelle piazze e per le strade della città le nostre storie, le nostre istanze, la protesta furiosa contro una violenza che è istituzionalizzata e istituzionale. Per Mirko, per Katy, per tutte le donne, trans e frocie, che più non hanno voce!
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